Intellettuali dissidenti e giornalisti obbedienti

lg Mentre Lilli Gruber, stando alle cronache, se ne va con Beppe Severgnini a prendere disposizioni in Virginia senza spiegare le sue patologie mediatiche di qualche anno fa, di fronte a così tanta degenerazione del giornalismo italiota, la domanda che occorre porsi sempre più urgentemente è: chi sono oggi i nuovi intellettuali, critici di un rovinoso universo neoliberale in disfacimento?

Partendo da Diego Fusaro, la sola voce del dissenso a essersi guadagnata un certo spazio mediatico, gettiamo una luce su alcune figure meno note, ma altrettanto combattive: lo storico Paolo Borgognone e l’economista Ilaria Bifarini. Tre giovani intellettuali contro la disillusione e l’acquiescenza.

Buona video-lettura

 

 

Dedicato ai magliari della disinformazione

ghIl Mediterraneo sarà invaso. La scelta è tra me o Al Qaeda. L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa. Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione……. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia…. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al nord Africa…. Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente.

Qual è la situazione oggi? «Vede… Sono qui…».

Cosa succede? «Tutti hanno sentito parlare di Al Qaeda nel Maghreb islamico. In Libia c’erano cellule dormienti. Quando è esplosa la confusione in Tunisia e in Egitto, si è voluto approfittare della situazione e Al Qaeda ha dato istruzioni alle cellule dormienti affinché tornassero a galla. I membri di queste cellule hanno attaccato caserme e commissariati per prendere le armi. E’ successo a Bengasi e a Al-Baida, dove si è sparato. Vi sono stati morti da una parte e dall’altra. Hanno preso le armi, terrorizzando la gente di Bengasi che oggi non può uscir di casa e ha paura».

Da dove vengono queste cellule di Al Qaeda? «I leader vengono dall’Iraq, dall’Afghanistan o anche dall’Algeria. E dal carcere di Guantanamo sono stati rilasciati alcuni prigionieri».

Come possono convincere i giovani di Bengasi a seguirli? «I giovani non conoscevano Al Qaeda. Ma i membri delle cellule forniscono loro pastiglie allucinogene, vengono ogni giorno a parlare con loro fornendo anche denaro. Oggi i giovani hanno preso gusto a quelle pastiglie e pensano che i mitra siano una sorta di fuoco d’artificio».

Pensa che tutto questo sia pianificato? «Sì, molto. Purtroppo, gli eventi sono stati presentati all’estero in modo molto diverso. E’ stato detto che si sparava su manifestanti tranquilli… ma la gente di Al Qaeda non organizza manifestazioni! Non ci sono state manifestazioni in Libia! E nessuno ha sparato sui manifestanti! Ciò non ha niente a che vedere con quanto è successo in Tunisia o in Egitto! Qui, gli unici manifestanti sono quelli che sostengono la Jamahiriya».

Quando ha visto cadere, in poche settimane, i regimi di Tunisia e Egitto, non si è preoccupato? «No, perché? La nostra situazione è molto diversa. Qui il potere è in mano al popolo. Io non ho potere, al contrario di Ben Ali o Mubarak. Sono solo un referente per il popolo. Oggi noi fronteggiamo Al Qaeda, siamo i soli a farlo, e nessuno vuole aiutarci».

Quali opzioni le si offrono? «Le autorità militari mi dicono che è possibile accerchiare i gruppuscoli per lasciare che si dileguino e per portarli pian piano allo sfinimento. Questa è gente che sgozza le persone. Che ha tirato fuori i prigionieri dalle carceri, distribuendo loro le armi, perché andassero a saccheggiare le case, a violentare le donne, ad attaccare le famiglie. Gli abitanti di Bengasi hanno cominciato a telefonare per chiederci di bombardare quella gente».

Le inchieste delle organizzazioni umanitarie parlano di 6.000 morti. Contesta questa cifra? (Risata). «Le porto un esempio. C’è un villaggio abitato da meno di mille persone, compreso il segretario del comitato popolare. E’ stato detto che lui era in fuga verso l’estero. Invece, era qui, con me, sotto la mia tenda! E’ stato detto che c’erano stati 3.000 morti in questo villaggio che ne conta 1.000, e resta un luogo tranquillo, dove la gente non guarda nemmeno la tv».

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha preso una risoluzione contro la Libia «Non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole».

Dal 1969 lei ha conosciuto 8 presidenti americani. L’ultimo, Barack Obama, dice che lei deve «andarsene» e lasciare il Paese «Che io lasci cosa? Dove vuole che vada?».

La Cirenaica è una regione dove lei ha sempre avuto dei detrattori. Non c’è richiesta di una più grande autonomia, di federalismo? «E’ una regione poco popolata, che rappresenta il 25% della popolazione. Nel piano attuale, le abbiamo accordato 22 miliardi di dollari di investimenti. E’ una regione della Libia un po’ viziata».

Cosa si aspetta oggi? «Che Paesi come la Francia si mettano al più presto a capo della commissione d’inchiesta, che blocchino la risoluzione dell’Onu al Consiglio di sicurezza e che facciano interrompere gli interventi esterni nella regione di Bengasi».

Quali interventi? «So che esistono contatti semi-ufficiali, dei britannici o di altri europei, con personaggi di Bengasi. Abbiamo bloccato un elicottero olandese atterrato in Libia senza autorizzazione»

I piloti sono vostri prigionieri? «Sì, ed è normale» 

A sentir lei, tutto va bene «Il regime qui in Libia va bene. E’ stabile. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione, a Bin Laden, a gruppuscoli armati. Migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. Bin Laden verrà ad installarsi nel Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e in Pakistan. Avrete Bin Laden alle porte».

Lei agita lo spettro della minaccia islamica «Ma è la realtà! In Tunisia e in Egitto c’è il vuoto politico. Gli estremisti islamici già possono passare di lì. Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo. La Sesta Flotta americana sarà attaccata, si compiranno atti di pirateria qui, a 50 chilometri dalle vostre frontiere. Si tornerà ai tempi di Barbarossa, dei pirati, degli Ottomani che imponevano riscatti sulle navi. Sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa. Non lo consentirò!».

Lei sembra pensare che il tempo giochi in suo favore «Sì, perché il popolo è frastornato per quel che accade. Ma voglio farle capire che la situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo? Il rischio che il terrorismo si estenda su scala planetaria è evidente».

Alle democrazie non piacciono i regimi che sparano sulla propria popolazione «Non ho mai sparato sulla mia gente! E voi non credete che da anni il regime algerino combatte l’estremismo islamico facendo uso della forza! Non credete che gli israeliani bombardano Gaza e fanno vittime fra i civili a causa dei gruppi armati che si trovano lì? Non sapete che in Afghanistan o in Iraq l’esercito americano provoca regolarmente vittime fra i civili? Qui in Libia non abbiamo sparato su nessuno. Sfido la comunità internazionale a dimostrare il contrario».

Gli americani minacciano di bloccare i suoi beni bancari «Quali beni? Sfido chiunque a dimostrare che io possegga un solo dinaro! Questo blocco dei beni è un atto di pirateria, fra l’altro imposto sul denaro dello Stato libico. Vogliono rubare denaro allo Stato libico e mentono dicendo che si tratta di denaro della Guida! Anche in questo caso, che ci sia un’inchiesta, affinché sia dimostrato a chi appartengono quei soldi. Quanto a me, sono tranquillo. Posseggo solo questa tenda».

Laurent Valdiguié  Journal du Dimanche (traduzione di Daniela Maggioni)

Io spengo

Tg2 delle 13,00 di sabato 27 maggio  Una radiosa padrona di casa, Manuela Gentiloni, ha accolto le first ladies all’ingresso di Taormina, poi la visita alla mostra allestita all’interno dello storico palazzo Corvaia, con tanto di degustazione di cioccolato di Modica apprezzatissimo da lady Akie Abe che ha voluto immortalarlo con un tweet…… i look sono vari, Melania Trump ha scelto ancora il super floreale di una maison italiana, dopo lo spolverino coloratissimo di ieri, abito in chiffon lungo e scarpe basse strette sui bordi, mentre di stile opposto più informale Brigitte Macron……..disinvolta e raffinata con pantaloni palazzo la padrona di casa moglie del premier Gentiloni

Il 1° giugno alle 21,30 spegneremo la Rai per 1 minuto e in quel minuto uniremo il nostro dissenso. Non vestiremo alcun colore politico e faremo vedere che noi esistiamo

…. io spengo

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Appello al Presidente della Repubblica

 

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

nel giorno della commemorazione delle vittime della strage di Capaci

 

Signor Presidente,

la storia d’Italia, dal dopo guerra a oggi, è caratterizzata da un unico tragico filo conduttore, costellato di eventi solo apparentemente disgiunti tra loro. Da Portella della Ginestra alle stragi più recenti, passando per non poche vittime illustri – Mattei, Pasolini, Moro …… – è un continuo susseguirsi di vicende accomunate da una costante inequivoca e incontrovertibile: sono tutte storie con punti interrogativi gravi che non hanno mai avuto risposta e sospetti più che ragionevoli di inquietanti ingerenze esterne. Abbiamo ottimi motivi per ribattezzare col titolo sfracelli d’Italia Il nostro inno nazionale.

In questo quadro si inserisce e va letta una delle più gravi responsabilità imputabili al soggetto pubblico che, per definizione, dovrebbe concorrere con attributi di chiarezza, completezza e correttezza, al servizio della società civile: il sistema dell’informazione ed in particolare il servizio pubblico televisivo, la Rai Radio Televisione Italiana, ente a ciò preposto e sostenuto per questa ragione con soldi dei contribuenti.

Tutti sono consapevoli della irregolarità del servizio pubblico televisivo in Italia ma dichiarazioni di denuncia verbale a parte, nulla si è mai fatto per contrastare la presenza di questa grave anomalia, per ovvii interessi di tutela del sistema. Negli ultimi anni, per giunta, il governo a guida del mai eletto premier Matteo Renzi, in un più generale quadro di devastanti e illegittime riforme costituzionali, ha prima annunciato e poi messo mano ad interventi che, concepiti all’insegna di un nuovo corso del servizio pubblico televisivo nel nostro paese, si sono in realtà rivelati di consolidamento e, più ancora, peggiorativi, rispetto al quadro esistente. Questo per una ragione semplicissima, che nessuno denuncia con la dovuta chiarezza: Matteo Renzi è in tutta evidenza la carta di sostituzione di Silvio Berlusconi, nello stesso e unico processo di sottomissione del Paese a poteri diversi da quelli della autentica volontà popolare.

E’ tempo di reagire, signor Presidente. E’ tempo di rinuncia alle commemorazioni ipocrite e alla melassa delle fiction televisive per tamponare la vergogna del negato diritto alla Verità. E’ tempo del coraggio della Verità che da troppi anni il Paese attende!

Da parte Sua, signor Presidente – a pieno titolo sia per la carica che ricopre che per la storia personale – è atteso l’esempio più alto. Non ci deluda.

Con deferenza, un cittadino italiano a nome di tanti,

Adriano Colafrancesco

Corriere della Repubblica – 21/5/2021

Corriere della Repubblica – 21 maggio 2021

Carlo Taormina: “Contesteremo a Virginia Raggi tutta la documentazione che abbiamo depositato relativamente alle spese da lei fatte sostenere al Comune di Roma negli anni in cui era sindaca …..… si tratta di 31 milioni di spese non documentalmente giustificate per le quali abbiamo tutti i documenti che certificano queste situazioni e non siamo solo noi a sostenere questo, ma c’è la Guardia di finanza che ha dato ragione alla nostra denuncia!”?

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Avvocato Taormina, su cosa punterà in particolare? “Noi abbiamo tutta la documentazione da cui risultano determinate spese ma non le causali di questi esborsi. Parliamo di pranzi, cene, colazioni e quant’altro senza che ci sia alcuna indicazione della ragione istituzionale di queste spese. Per cene e pranzi parliamo di 1 milione e mezzo di euro. Poi ci sono soldi versati alle grandi case di moda. O la vicenda del genio trasteverino, ovvero le iniziative culturali in cui venivano elargiti soldi a pioggia, non grandi cifre, ma un meccanismo che assomigliava a una distribuzione dei pani e dei pesci”.  Si tratta di 31 milioni di spese non documentalmente giustificate. Non siamo solo noi a sostenere questo, c’è la Guardia di finanza che ha dato ragione alla nostra denuncia. La Guardia di finanza ha fatto accertamenti dicendo che non si capisce a cosa siano serviti questi esborsi di denaro pubblico, sottolineando il fatto che mancassero i giustificativi”….leggi tutto …..approfondisci..continua a leggere ….non ti fermare …..Passaparola

Governare attraverso il Caos

GOVERNARE ATTRAVERSO IL CAOS

Ingegneria sociale e mondializzazione

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Arriva da Palazzo Reale a Milano il “sì” di Ivan Scalfarotto

che si è unito con il compagno Federico in unione civile

Le classi dirigenti hanno adottato il caos come metodo di governo più efficace per mantenersi al potere.  Quel caos che fingono di combattere, è la loro strategia privilegiata di controllo. Jacques Attali, il futurologo ebreo che ha creato artificialmente Macron, lo ha detto perfino chiaro nei suoi scritti e nelle conferenze. I dirigenti d’oggi non perseguono che due scopi; il primo realizzare un governo mondiale; l’altro, proteggere il governo mondiale da ogni rovesciamento e nemico, attraverso un sistema di sorveglianza generalizzato fondato sulla tracciabilità totale delle persone e delle cose. Come   si diventa padroni del mondo? “Centralizzando l’ordine e il potere attorno a una minoranza e spargendo il caos nel popolo, ridotto al livello di burattini nel panico”

Regole di Sauron a Washington

Regole di Sauron a Washington

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Il problema è che il mondo ha ascoltato gli americani molto a lungo“. Julian Osborne, dalla versione cinematografica del libro di Nevil Shute del 1957, On the Beach

 

Un lettore mi ha chiesto perché i neoconservatori spingano verso la guerra nucleare, quando non ci possono essere vincitori. Se tutti muoiono, qual è il punto? La risposta è che i neoconservatori ritengono che gli Stati Uniti possano vincere con pochissimi, e forse senza, danni.

Il loro piano folle è il seguente: Washington metterà in difficoltà la Russia e la Cina con basi missilistiche anti-balistiche, utili per fornire uno scudo difensivo da loro eventuali ritorsioni. Queste basi anti-ABM statunitensi possono anche dispiegare missili nucleari sconosciuti alla Russia e alla Cina, la cui gittata riduce il lasso temporale di segnalazione a cinque minuti, lasciando alle vittime pochissimo tempo per prendere decisioni.

I neoconservatori ritengono che il primo attacco di Washington danneggerà in tal modo le capacità di ritorsione russe e cinesi, al punto che entrambi i governi si arrenderanno piuttosto che lanciare una risposta. Le dirigenze russe e cinesi arriverebbero alla conclusione che i loro ICBM non potrebbero superare lo scudo ABM di Washington, lasciando gli Stati Uniti in gran parte intatti. Una debole rappresaglia da parte della Russia e della Cina rappresenterebbe pertanto un invito ad un secondo attacco nucleare statunitense che, a quel punto, distruggerebbe città russe e cinesi, uccidendo milioni di persone e lasciando entrambi i loro paesi in rovina.

In breve, gli scommettitori americani ritengono che le dirigenze russe e cinesi dovrebbero abdicare piuttosto che rischiare la distruzione totale.

Non c’è dubbio che i neoconservatori siano sufficientemente malvagi per lanciare un attacco nucleare preventivo, ma forse il piano intende mettere la Russia e la Cina in una situazione in cui i loro leader concludono che il gioco è fatto contro di loro e quindi devono accettare l’egemonia di Washington.

Per sentirsi sicura nella sua egemonia, Washington dovrà ordinare alla Russia e alla Cina di disarmare. Questo piano è pieno di rischi. Gli errori di calcolo sono una caratteristica della guerra. È sconsiderato e irresponsabile rischiare la vita del pianeta per nient’altro che l’egemonia di Washington.

Il piano pone in evidenza l’alto rischio per l’Europa, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud e l’Australia, a fronte di ritorsioni di Russia e Cina. Lo scudo ABM di Washington non può proteggere l’Europa dai missili da crociera nucleare della Russia o dalla forza aerea russa, al punto che l’Europa smetterebbe di esistere. La risposta della Cina colpirebbe Giappone, S. Corea e Australia.

La speranza russa e quella che le persone sane tra i vassalli di Washington, capendo di essere a rischio, un rischio da cui non avrebbero nulla da guadagnare e tutto da perdere, rifiutino il loro vassallaggio a Washington e rimuovano le basi statunitensi. Deve essere chiaro ai politici europei che sono trascinati in conflitto con la Russia. Questa settimana il comandante della NATO ha detto al Congresso degli Stati Uniti che aveva bisogno di finanziamenti per una maggiore presenza militare in Europa per contrastare una “Russia in ripresa”.

Esaminiamo cosa significhi “una Russia in ripresa”. Significa una Russia forte e fiduciosa di difendere i propri interessi e quelli dei suoi alleati. In altre parole, la Russia è stata in grado di bloccare l’invasione pianificata della Siria da parte di Obama e di bombardare l’Iran e di consentire alle forze armate siriane di sconfiggere la forza ISIS inviata da Obama e Hillary per rovesciare Assad. La Russia è “risorgente” perché la Russia è in grado di bloccare le azioni unilaterali statunitensi contro alcuni altri paesi.

Questa capacità spiega la dottrina neoconservatrice di Wolfowitz, secondo cui l’obiettivo principale della politica estera statunitense è quello di impedire l’accrescimento di qualsiasi paese che possa svolgere una funzione di controllo dell’azione unilaterale di Washington.

Mentre i neocon sono stati assorbiti nelle loro guerre “cakewalk”, che finora sono durate 16 anni, la Russia e la Cina sono emerse come controllori sull’unilateralismo di cui Washington aveva goduto fin dal crollo dell’Unione Sovietica. Ciò che Washington sta cercando di fare è ricuperare la sua capacità di agire in tutto il mondo senza alcun vincolo da parte di altri paesi. Ciò richiede che la Russia e la Cina si sottomettano.

La Russia e la Cina si fanno da parte? È possibile, ma non scommetto sulla vita del pianeta. Entrambi i governi hanno una coscienza morale che manca totalmente a Washington. Né il loro governo è intimidito dalla propaganda occidentale. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha dichiarato ieri che sentono infinite accuse isteriche contro la Russia, ma le accuse sono sempre prive di qualsiasi prova.

Si può credere che la Russia e la Cina potrebbero sacrificare la loro sovranità per il bene della vita sulla terra. Ma la loro stessa coscienza morale li spingerà ad opporsi al male che è Washington. Pertanto penso che il male che regna a Washington stia conducendo gli Stati Uniti ei suoi stati vassalli alla totale distruzione.

Una volta che le dirigenze russe e cinesi si sono convinte che Washington intende colpire i loro paesi in un attacco a sorpresa, la domanda è come possono reagire la Russia e la Cina? Stanno lì ferme e aspettano l’attacco o lo prevengono con un loro attacco?

Tu cosa faresti? Salveresti la tua vita sottomettendoti al male, o distruggeresti il male?

Si scrive come veritiero che il mio nome viene messo in lista (finanziato da chi?) come “ingannatore agente russo”. In realtà, sono un agente di tutte le persone che non accettano la volontà di Washington di usare la guerra nucleare per stabilire l’egemonia di Washington. Ma capiamo cosa significa essere un “agente russo”.

Significa rispettare il diritto internazionale, cosa che Washington non fa. Significa rispettare la vita, cosa che Washington non fa. Significa rispettare gli interessi nazionali di altri paesi, cosa che Washington non fa. Significa rispondere alle provocazioni con la diplomazia e le richieste di cooperazione, cosa che Washington non fa. Ma la Russia fa. Chiaramente, un “agente russo” è una persona morale che vuole preservare la vita e l’identità nazionale e la dignità di altri popoli.

È Washington che vuole svicolare dalla morale umana e diventare padrone del pianeta. Come ho scritto in passato, Washington senza dubbio è Sauron.

L’unica questione che conta è se ci sia abbastanza parte del mondo per resistere e superare il male di Washington.

Paul Craig ROBERTS

Assistente Segretario del Tesoro nell’amministrazione Reagan

Sparaballe in magliette gialle

sparaballe in magliette giallemagliette-gialle_orfini

… è semplicemente il loro solito modo di prenderci per i fondelli, nella convinzione che loro sono furbi e noi grulli, che la menzogna sia una virtù del politico e la dabbenaggine un dovere della plebe, e  che la nostra condizione di assoggettati, ricattati, intimoriti ci obblighi a credere alle loro pretese di innocenza, alla loro malinconia di perseguitati dalla macchina del fango che oltraggia perfino i loro affetti filiali.

(Anna Lombroso – Simplicissimus)

La festa della mammar

Che gender di televisione è quella che imperversa nelle case degli italiani, ormai tutta omologata sull’abbrutimento civile spacciato per emancipazione e conquista? A chi e a che cosa serve il suo ossessivo martellamento tematico centrato su una rappresentazione distorta della natura umana?

Procediamo con ordine. Una cosa per volta.

Così sulla pagina dell’Ufficio Stampa Rai del 3 novembre 2016:

RAI3: STATO CIVILE – L’amore è uguale per tutti

Da quest’estate, con l’approvazione del ddl Cirinnà, dal Nord al Sud nelle grandi città e nei piccoli centri hanno iniziato a celebrarsi le prime unioni civili. Una svolta di vita per tante persone che, fino ad ora, avevano incontrato difficoltà e ostacoli nella realizzazione quotidiana della propria vita in comune. “Stato civile – L’amore è uguale per tutti”, da giovedì 3 novembre alle 23.15 su Rai3, racconterà in sei puntate questa “nuova” Italia attraverso il vissuto di 12 coppie. 

Da allora – non sei puntate, ma più di sei mesi di puntate – come balsamo socioterapeutico, la trasmissione serale delle ventitré e quindici del giovedì non manca all’appello. Damigella d’onore, su La 7, il rapido flash nella sigla del sabato sera delle Otto e mezzo di Lilli Gruber, damigello d’orrore, per Mediaset, il piagnisteo omosex nel mitico lacrimatorio di C’è posta per te di Maria De Filippi.

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C’è da chiedersi perché questa sistematica e scientifica ostentazione mediatica, se non per fini che vanno molto al di là di quella che si vorrebbe far passare come una forma di emancipazione, di cui il consorzio umano sarebbe stato sin qui privato dalla protervia bigotta di una visione tradizionale e conservatrice che si ostina a ritenere più che lecita la distinzione naturale (e complementare) dei sessi.

La risposta l’ha data in modo impeccabile Elisabetta Frezza, giurista e madre di famiglia, che, in un pubblico intervento, ha descritto con cura origini, natura e fini dell’ideologia gender: – “… un’opera, di ingegneria sociale predisposta per deformare la realtà e sostituirla con una pseudo realtà immaginifica …..una manovra planetaria di destrutturazione dell’identità dei singoli, di demolizione della famiglia, di distruzione della società a partire dalle sue fondamenta” – emanazione di un oscuro disegno attuato dai grandi gruppi di potere finanziario.

Le tecniche attuative sono invece riportate con assoluta chiarezza nel saggio di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, “La fabbrica della manipolazione” (terzo capitolo di “tecniche di propaganda”), che, a nostro avviso, dovrebbe trovare un posto obbligatorio nei programmi di tutte le scuole superiori, a dispetto della “buona squola” affidata (forse non a caso) alle cure della (presunta) diplomata ministra Valeria Fedeli.

In primo luogo desensibilizzazione: ”bisogna inondare la società di messaggi e modelli gender, fino a renderli noiosi; in questa maniera l’opinione pubblica si abituerà a considerare “normali” tali comportamenti e modelli, senza nemmeno rendersi conto del cambiamento in atto”; in secondo luogo bloccaggio: ”ovvero mettere in atto censura preventiva di ogni tipo di opposizione alla ideologia gender, bollando come bigotta, discriminatoria e persino nazista qualsiasi manifestazione di dissenso e mettendo in luce le sofferenze che, ad esempio, le comunità dei gay si troverebbero a  patire a causa di tali prese di posizione”. (Paul E. Rondeau, consulente di Corporate America, sul tema dela conversione dell’opinione pubblica alla ideologia gender”)

In poche righe una fotografia perfetta del mondo che non vede intorno a sé solo chi non vuol vedere. Ma, ancora una volta, perché? Dov’è che si vuole andare a parare?

Lo spiegava Repubblica il 4 luglio 2014, comunicando lasvolta democratica di Facebook che, anche in Italia, offre ai suoi utenti la possibilità di impostare il proprio profilo scegliendo la propria identità di genere tra 58 varianti diverse: agender, cisgender, pangender, gender fluid, gender questioning, gender variant, ecc. …..”, insomma, una nuova umanità per tutti i gusti e tutte la tendenze, questo lo scopo.

A quando la festa della mammar?.