Lettera aperta al conte Paolo Serbelloni Migranti Vengondalmare*

Illustrissimo conte Paolo Serbelloni Migranti Vengondalmare,

  • dal momento che il fenomeno delle masse africane che si accalcano sui gommoni  non è affatto evento spontaneo,
  • posto che vi sono attori finanziari che lo promuovono, in combutta con la criminalità organizzata,
  • appurato che Stati esteri ed organizzazioni non governative  “umanitarie”  pagano milioni per  noleggiare le loro navi, con equipaggi di “volontari” stipendiati, i quali usano spegnere i trasponder per non farsi identificare,

forse, anziché prendersela con la “migrantofobia” di Varsavia e Budapest, sarebbe ora che il nostro Presidente del Consiglio spiegasse una volta per tutte che ci faceva qualche tempo fa in visita, pressoché  clandestina, il signor George Soros a Palazzo Chigi, quel finanziere tristemente famoso per aver provocato ingentissimi danni, con ignobili speculazioni, alla Banca di Inghilterra prima e quella d’Italia poi!? Non crede?

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E forse, ancor più, sarebbe ora di assumere finalmente questa ondata migratoria incessante e crescente per quel che è realmente: un vero e proprio atto di guerra! Non le pare?

Guerra ibrida, naturalmente. Come quelle – o quella, perché è una unica guerra – che vediamo operare dagli Usa e dai suoi maggiordomi dal 2001, fatta di “armate convenzionali, tattiche irregolari, formazioni illegali, atti terroristici, violenza indiscriminata e attività criminali” con l’uso di “azioni clandestine per evitare l’attribuzione di tali azioni e la loro retribuzione”, insomma false flag.

Guerra in cui i media internazionali sono “armi di propaganda”, falsificazione e copertura e le migrazioni forzate “armi di migrazioni di massa”, utilizzate senza scrupoli per suscitare la commozione “umanitaria” che serve per giustificare altri interventi umanitari, ossia la destabilizzazione di altri stati.

Oggi sappiamo che la guerra più terribile può essere condotta solo in nome della pace, l’oppressione più terrificante solo in nome della democrazia, e la disumanità più abbietta solo in nome dell’umanità”.

Carl Schmitt, carissimo conte, c’era arrivato 80 anni fa. A lei quanto tempo occorre ancora per capire che questa è guerra, non una pacifica migrazione?

Cordialità, Adriano Colafrancesco

*   libero adattamento da Migranti: occorre un cambio di paradigmadi Maurizio Blondet