La festa della mammar

Che gender di televisione è quella che imperversa nelle case degli italiani, ormai tutta omologata sull’abbrutimento civile spacciato per emancipazione e conquista? A chi e a che cosa serve il suo ossessivo martellamento tematico centrato su una rappresentazione distorta della natura umana?

Procediamo con ordine. Una cosa per volta.

Così sulla pagina dell’Ufficio Stampa Rai del 3 novembre 2016:

RAI3: STATO CIVILE – L’amore è uguale per tutti

Da quest’estate, con l’approvazione del ddl Cirinnà, dal Nord al Sud nelle grandi città e nei piccoli centri hanno iniziato a celebrarsi le prime unioni civili. Una svolta di vita per tante persone che, fino ad ora, avevano incontrato difficoltà e ostacoli nella realizzazione quotidiana della propria vita in comune. “Stato civile – L’amore è uguale per tutti”, da giovedì 3 novembre alle 23.15 su Rai3, racconterà in sei puntate questa “nuova” Italia attraverso il vissuto di 12 coppie. 

Da allora – non sei puntate, ma più di sei mesi di puntate – come balsamo socioterapeutico, la trasmissione serale delle ventitré e quindici del giovedì non manca all’appello. Damigella d’onore, su La 7, il rapido flash nella sigla del sabato sera delle Otto e mezzo di Lilli Gruber, damigello d’orrore, per Mediaset, il piagnisteo omosex nel mitico lacrimatorio di C’è posta per te di Maria De Filippi.

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C’è da chiedersi perché questa sistematica e scientifica ostentazione mediatica, se non per fini che vanno molto al di là di quella che si vorrebbe far passare come una forma di emancipazione, di cui il consorzio umano sarebbe stato sin qui privato dalla protervia bigotta di una visione tradizionale e conservatrice che si ostina a ritenere più che lecita la distinzione naturale (e complementare) dei sessi.

La risposta l’ha data in modo impeccabile Elisabetta Frezza, giurista e madre di famiglia, che, in un pubblico intervento, ha descritto con cura origini, natura e fini dell’ideologia gender: – “… un’opera, di ingegneria sociale predisposta per deformare la realtà e sostituirla con una pseudo realtà immaginifica …..una manovra planetaria di destrutturazione dell’identità dei singoli, di demolizione della famiglia, di distruzione della società a partire dalle sue fondamenta” – emanazione di un oscuro disegno attuato dai grandi gruppi di potere finanziario.

Le tecniche attuative sono invece riportate con assoluta chiarezza nel saggio di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, “La fabbrica della manipolazione” (terzo capitolo di “tecniche di propaganda”), che, a nostro avviso, dovrebbe trovare un posto obbligatorio nei programmi di tutte le scuole superiori, a dispetto della “buona squola” affidata (forse non a caso) alle cure della (presunta) diplomata ministra Valeria Fedeli.

In primo luogo desensibilizzazione: ”bisogna inondare la società di messaggi e modelli gender, fino a renderli noiosi; in questa maniera l’opinione pubblica si abituerà a considerare “normali” tali comportamenti e modelli, senza nemmeno rendersi conto del cambiamento in atto”; in secondo luogo bloccaggio: ”ovvero mettere in atto censura preventiva di ogni tipo di opposizione alla ideologia gender, bollando come bigotta, discriminatoria e persino nazista qualsiasi manifestazione di dissenso e mettendo in luce le sofferenze che, ad esempio, le comunità dei gay si troverebbero a  patire a causa di tali prese di posizione”. (Paul E. Rondeau, consulente di Corporate America, sul tema dela conversione dell’opinione pubblica alla ideologia gender”)

In poche righe una fotografia perfetta del mondo che non vede intorno a sé solo chi non vuol vedere. Ma, ancora una volta, perché? Dov’è che si vuole andare a parare?

Lo spiegava Repubblica il 4 luglio 2014, comunicando lasvolta democratica di Facebook che, anche in Italia, offre ai suoi utenti la possibilità di impostare il proprio profilo scegliendo la propria identità di genere tra 58 varianti diverse: agender, cisgender, pangender, gender fluid, gender questioning, gender variant, ecc. …..”, insomma, una nuova umanità per tutti i gusti e tutte la tendenze, questo lo scopo.

A quando la festa della mammar?.

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