PDeutschland uber alles

PDeutschland uber alles

Quando mi arriva qualche provvedimento, o una legge del Parlamento, o un decreto del governo, io, anche se non lo condivido appieno, ho il dovere di firmarlo. Anche se la penso diversamente, devo accantonare le mie convinzioni personali, perché devo rispettare quello che dice la Costituzione: che la scelta delle leggi spetta al Parlamento e la scelta dei decreti che guidano l’amministrazione dello Stato spetta al governo. E se non firmassi andrei contro la Costituzione. C’è un caso in cui posso, anzi devo, non firmare: quando arrivano leggi o atti amministrativi che contrastano palesemente, in maniera chiara, con la Costituzione. Ma in tutti gli altri casi non contano le mie idee. Perché non è a me che la Costituzione affida quel compito, di far le regole o le leggi, o di guidare la macchina dello Stato, ma le affida ad altri, al Parlamento e al governo e io ho l’obbligo di firmare, perché guai se ognuno pensasse che le proprie idee prevalgono sulle regole dettate dalla Costituzione. La Repubblica non funzionerebbe più”. Sergio Mattarella, 26 ottobre 2017

Carlo Cottarelli ha ricevuto l’incarico di formare il governo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Si tratterà di un governo snello, con pochi ministri, che sarà presentato al Quirinale in tempi strettissimi. (Ansa del 29 maggio 2018)

Ora tutto è più chiaro: l’Europa vuole massacrare l’Italia per annientare Lega e 5 Stelle. Ecco il piano delle agenzie di rating per l’Italia

PASSAPAROLA

Il governo Cottarella

 Caro elettore e cara elettrice,

ingenuamente convinti che, dopo il tempo dei soprusi nella politica del nostro Paese, potesse prevalere il buon senso e l’onestà intellettuale, come voci del giornalismo autentico auspicavano (*), “in poche ore, sotto il golpe, abbiamo imparato alcune verità fondamentali che negli ultimi anni ci sono state nascoste, fino a renderle vaghe alla nostra coscienza:

  • che la Giustizia è una necessità radicale scritta nel cuore dell’uomo, non nei codici. Non nelle leggi positive. Sappiamo di aver subito una ingiustizia, qualunque cosa dicano la loro costituzione, i loro codici, le loro invenzioni “legali” – o le loro tv e giornali.  Diventare coscienti di questa divaricazione, è la prima maturazione politica: avere sete di giustizia, volontà di riscattare la Giustizia tradita dalle istituzioni;
  • abbiamo imparato che “sovranità nazionale” e “libertà politica” sono la stessa cosa, che “populismo” è vera democrazia nel senso forte – potere del popolo e quella che loro chiamano democrazia è una menzogna dell’oligarchia plutocratica transnazionale, nell’interesse degli stranieri;
  • abbiamo imparato che “Legalità” è priva di Legittimità. Che la “Legalità” vigente è profondamente illegittima, ossia delinquenziale. Spiegare la differenza tra legalità e legittimità, richiederebbe pagine di filosofia politica: ma lo abbiamo imparato sulla nostra carne, in poche ore, e sappiamo, sentiamo, che oggi viviamo oppressi sotto la loro “legalità”,
  • abbiamo imparato che la Libertà è una esigenza umana solenne e severa, che nulla ha a che vedere con le “libertà” che ci hanno regalato loro, con le loro ideologie liberiste e libertarie e “trasgressive”, i “diritti lgbt”, le nozze gay, la marijuana libera, la scelta eutanasia. Cominciamo a intuire che la Libertà, quella vera, ci è stata tolta nel mentre ci davano queste false che a loro costavano niente – che bisogna lottare per riconquistare la libertà, perché non è gratis. Tutti i libertarismi e liberismi, sono le ideologie del padrone che ci opprime: i loro media, tutti uguali, ci stanno in queste ore predicando che dobbiamo obbedire ai “mercati”, è perché sono loro che ci prestano i soldi per pagare il debito. Il debito che hanno fatto i nostri kapò;
  • abbiamo imparato che l’Unione Europea non è una riunione di popoli liberi e uguali, con pari diritti e doveri., E’ un lager tedesco. E appena abbiamo provato a proporci di uscirne, loro hanno elettrificato i reticolati, sciolto i doberman e distribuito i bastoni ai kapò italiani, perché punissero questi “insolenti”, disciplinassero a bastonate questi “mendicanti scrocconi” che osano ribellarsi;
  • abbiamo imparato la Fraternità. Ritrovato una Fraternità politica di cui fino a ieri ci credevamo incapaci: “grillini” coi “leghisti”, meridionali insieme ai settentrionali, “giovani” che trovano in un vecchio di 81 anni la loro bandiera, prodromo speriamo di un fraternità fra generazioni. Fraternità politica, consapevole che ci è stata tolta la libertà e che bisogna essere e rimanere uniti per riconquistarla;

Noi “fratelli” non siamo la maggioranza del paese, non ci illudiamo nemmeno un attimo. Ma siamo la minoranza viva e consapevole fra la massa di zombi da discoteca e da cocaina. Siamo il Terzo Stato sveglio tra le amorfe masse gelatinose del Quinto Stato senza coscienza, senza capacità di organizzazione perché votato a obbedire ai propri impulsi primari, sesso droga, rock’n roll, esistenze sub-umane e corpuscolari. Un governo golpista andrà ai vertici internazionali e agli eurogruppi europei, a prendere gli ordini ed applicarli.  Sarà questo governo a “portare il paese alle elezioni”, che forse non verranno mai” (**).

Pensaci bene, svegliati  e passaparola

 

(*) dal blog di Marcello Foa

(**) dal blog di Maurizio Blondet

Trimattarel 2

Perché “no” a Savona (2)….

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri tranne quella per l’economia

…per mancanza del titolo principale nel curriculumi

Dal presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, al premier Mario Monti, al collega greco Lucas Papademos, tutti hanno lavorato per Goldman Sachs. Certo è lo strapotere di Goldman Sachs, una delle poche banche uscite indenni dalla crisi del 2008 salvata dagli aiuti governativi del 2009, tornata rapidamente alle cifre nere, alimentando la satira: “I soli che si sono ripresi dal disastro finanziario sono coloro che lo hanno causato”. E anche negli Stati Uniti Goldman Sachs presta i suoi uomini migliori alle istituzioni. Qui dove viene spesso chiamata governo Sachs, tanti sono i segretari al Tesoro, i membri della Banca Centrale e dello stesso governo americano che lo annoverano nel proprio curriculum. Insomma, pare che essere passati da Goldman Sachs sia un requisito importante per i guru operativi dell’economia mondiale”

Trimattarel

Perché no a Paolo Savona

Quando, oltre quarant’anni fa, Rockfeller ebbe l’intuizione di dar vita alla commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali, in America, Europa e Giappone.

Per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni.

La perdurante utilità di un foro di dialogo che possa favorire, avvalendosi di una ampia varietà di esperienze, una prospettiva strategica di lungo periodo, sganciata da ogni ufficialità”.

Trimattarel

 

Nell’Apocalisse di S. Giovanni (paragrafo 13, verso 18) si legge: «Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo: e il suo numero è 666»

Esternazioni, riflessioni e domande

Esternazioni

Sergio Mattarella: …….. rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000……… Numerosi concittadini europei hanno smesso di pensare che l’Europa possa risolvere – nell’immediato o in prospettiva – i loro problemi. Vedono sempre meno nelle istituzioni di Bruxelles un interlocutore vantaggioso, rifugiandosi in un orizzonte puramente domestico, nutrito di una illusione: pensare che i fenomeni globali che più colpiscono possano essere affrontati al livello nazionale……. cosa abbiamo trascurato? Perché lo slancio sembra essersi esaurito?”

Giorgio Napolitano: “Ormai c’è una sola sovranità a cui rispondere ed è la sovranità europea, naturalmente nel rispetto degli interessi dei singoli stati membri. Ma bisogna sapere che non vi è più spazio per sovranità nazionali chiuse in se stesse!”

Mario Monti: “I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronte a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto, visibile e conclamata”.

Nauhm Goldmann, (presidente del congresso mondiale ebraico negli anni 40): “Solo una nuova organizzazione politica dell’Europa potrà salvare la civiltà europea; una compiuta vita ebraica in Europa si può solo pensare se questa organizzazione politica avrà luogo; la sovranità degli stati dovrà avere i suoi limiti sulle leggi morali imposte internazionalmente. Anzitutto bisognerà trovare la via per assicurare i diritti degli individui e delle minoranze. Sotto la guida del giudaismo americano si dovrà creare un istituto dal quale verranno emessi i postulati giudaici per la futura conferenza della pace”.

 

Riflessioni

E’ da New York che, dal 2008, è partita la crisi economica. Non tutti però sanno che questa crisi è stata causata e diretta totalmente da elementi ebraici:

La Federal Reserve, la banca centrale americana, non ostante i danni causati da questi istituti ebraici, decise di ridare liquidità alle suddette banche. Ma la storia dei truffatori è molto più estesa e non si limita ai fatti del 2008 che causarono la crisi economica attuale. Altri truffatori come Dominique Strauss Kahn, ex presidente del Fondo Monetario internazionale ed esponente del partito socialista francese, balzato alle cronache per stupro, Michael Milken , Martin Frankel, Marc Rich, Andrew Fastow, Ivan Boesky, Martin Siegel, Dennis Levine, Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook che, assieme alla Goldmann Sachs ha falsato le quotazioni del social network da lui fondato, alla borsa di New York, truffando milioni di persone, sono tutti entrati nella storia come i peggiori truffatori di tutti i tempi. E sono tutti ebrei.

 

Domande

1 – Non sarà che la crisi economica è stata un passaggio utile per arrivare a un nuovo ordine mondiale, diretto dalla élite della finanza ebraica, in cui non esistono più nazioni e popoli ma solo mercati e consumatori?

2 – Quante tappe del Giro d’Italia si faranno l’anno prossimo in Israele?

“State of The Union”

Sergio Mattarella alla giornata inaugurale di “State of The Union”, conferenza organizzata dall’Istituto Universitario Europeo

Più sicuri che nel dopoguerra, più liberi che nel dopoguerra, più benestanti che nel dopoguerra, rischiamo di apparire oggi privi di determinazione rispetto alle sfide che dobbiamo affrontare. E qualcuno, di fronte a un cammino che è divenuto gravoso, cede alla tentazione di cercare in formule ottocentesche la soluzione ai problemi degli anni 2000. Bisogna riscoprire l’Europa sottraendoci all’egemonia di particolarismi senza futuro e di una narrativa sovranista pronta a proporre soluzioni tanto seducenti quanto inattuabili, certa comunque di poterne addossare l’impraticabilità all’Unione. Pensare di farcela da soli è pura illusione o, peggio, inganno consapevole delle opinioni pubbliche”

Tiziana Alterio – La guerra silenziosa Crisi dell’Europa e rinascita mediterranea

Ciò che stiamo vivendo in Italia riguarda fenomeni quali recessione economica, aumento del debito pubblico, politiche di austerità con tagli alla spesa pubblica e aumento delle tasse. Vi sono un Europa Paesi al collasso che hanno subito forti intromissioni dell’Unione Europea e della fortissima Troika nella loro politica nazionale, alle quali i governi dei singoli stati si sono affidati senza opporre resistenza poiché sembrava che avessero la ricetta magica per uscire da una delle crisi economiche peggiori della stori moderna

Il sud Europa  – Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Cipro – sta crollando sotto il peso del debito pubblico insostenibile, di una recessione economica e di politiche di austerità. Siamo dentro ad un tunnel dove ancora non si vede la luce poiché siamo intrappolati nelle mani di una classe politica che fa il gioco dei poteri forti della finanza e delle grandi multinazionali che hanno ora, come obiettivo, quello di privatizzare interi stati.

Come possiamo spiegare i licenziamenti di lavoratori italiani, greci, spagnoli, portoghesi di aziende che, pur facendo profitti, decidono tuttavia di delocalizzare la produzione dove la manodopera costa meno, se non attraverso lo svilimento dell’essere umano a tutto vantaggio di un mercato lasciato libero di operare senza alcun controllo?

Senza accorgersene ogni Stato ha fatto propri i Trattati che hanno valore sovranazionale, cioè più forza delle leggi nazionali: Maastricht, Lisbona, Fiscal Compact e in questo quadro è in atto una nuova forma di colonizzazione da parte di potenze economiche e industriali, verso paesi come l’Italia che si stanno impoverendo, svendendo interi patrimoni dello Stato”.

 

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La ragazza neutrale

SARA’ IL SOLITO GOVERNO PD – golpista (ma il pericolo sono i populisti)

(Intervista al professor Mario Esposito. – da Blondet & Friends – 8 maggio 2018)

 Tutti i media a suonare il violino: la nobile ansia di Mattarella, la bella pazienza di Mattarella, la saggezza di Mattarella, la sensibilità istituzionale di Mattarella…. Il trucco è perfettamente riuscito.  “Mattarella ha deciso di darsi l’incarico, ingerendosi pesantemente nell’indirizzo politico della maggioranza”, come scrive Mario Esposito, docente di diritto costituzionale alla Luiss (1).  Praticamente, un golpe. “L’ennesimo ricorso allo stato di necessità come fonte di diritto”, per il professor Esposito.

Spieghiamo: come nelle monarchie “il re regna ma non governa”, nella nostra costituzione, il capo dello Stato si limita a “nominare” il governo – adesso invece Mattarella si occupa direttamente della sua “formazione”, scegliendo lui, invece di partiti che hanno avuto il mandato dai cittadini, presidente del consiglio e ministri (2). E dando loro il mandato cogente, per giunta: dev’essere “un governo di garanzia e nel rispetto dei vincoli europei”.    I vincoli europei, se rispettarli o no, è esattamente quello che è da discutere, è scelta politica. Chiamare “neutrale” un simile governo è violenza giuridica e soperchieria intellettuale.  Mattarella formerà un governo che obbedirà a tutto quel che “ci chiede l’Europa”, austerità, saccheggio dei risparmi, aggravi fiscali eccetera. Come quelli di prima, dal 2011 in poi; come il governo Monti-Bersani, il governo Renzi, il governo Gentiloni. Non a caso, il PD ha già detto che voterà questo governo neutrale.

Praticamente sarà il governo del Partito a cui gli italiani hanno votato contro.

Naturalmente   già vi infinocchiano dicendo: ma questo governo non ha i numeri, Lega e M5S gli votano contro…quindi alla Camera ha solo 245 voti, ne servono 316.   APPUNTO questo è il trucco più odioso: Mattarella, con la complicità di PD e Berlusconi, l’ha fatto apposta. Forma un governo suo, e lo manda allo sbaraglio in apparenza; il governo non ottiene la fiducia in Parlamento? Ebbene: però questo governo resta in carica.  Con tutte le leve del potere e i pulsanti di governo in mano, coi fondi di denaro pubblico a disposizione, Rai e media a suo servizio, con l’agio di “fare centinaia di nomine in enti e consigli d’amministrazione senza consenso popolare”, come spiega Salvini.

Capite? E’ per questo che Mattarella non ha dato  alcun pre-incarico a Salvini, come il segretario della Lega gli ha pure chiesto, e come avrebbe dovuto fare: perché anche se sfiduciato in aula, il governo Salvini sarebbe rimasto in carica, con le leve del potere in mano; a   gestire la preparazione delle elezioni anticipate che vuole anche il M5S, a decidere le tre o quattro cose  necessarie – e facilmente,   si sarebbe anche trovata una maggioranza in Parlamento, una convergenza che già si indovinava dati i rapporti fra Salvini e Di Maio. Avrebbero finito per marginalizzare ancor più il partito delle Escort del Decrepito, e finir di usurare il PD.

Un rischio da sventare ad ogni costo, per il sistema.  Adesso è al potere il partito del Presidente, che agisce nel rispetto dei vincoli europei.   Un governo politico e non eletto.

Vi stanno dicendo: ma preparerà solo le elezioni anticipate. A luglio, come chiedono i 5 Stelle. Sì, proprio a luglio. Già Berlusconi e le sue escort dicono che no, almeno all’autunno – e ovviamente non hanno nessuna voglia di andare ad altre elezioni, come non ne ha voglia il PD. Questo governo “neutrale” e “di garanzia” a tempo resterà in carica molto, molto a lungo. Avrà tutto il tempo e il modo, dalla stanza dei bottoni, di usurare M5S e Lega, con Rai e media al suo servizio, e contro Lega e 5Stelle Perché i media sono per l’establishment, e i 5 Stelle lo dovrebbero sapere … se non sei al governo, se non li tieni per le palle coi finanziamenti pubblici, hanno mille modi per devastarti agli occhi del tuo elettorato, magari col ridicolo, i comici, le vignette di Altan.  Per gli eletti nella Lega che sanno pesare un’altra economia e non sono servi della UE, il non-controllo dei media significa che le tesi di Bagnai, di Borghi eccetera non vengono mai proposte nel discorso pubblico; vengono derise dai Giannino, o dai Giavazzi, dagli Scalfari, dai Fubini, senza diritto di replica.

Elezioni anticipate? Sogni 5 Stelle.

Si illudono davvero i 5 Stelle (sarà poi ingenuità e dilettantismo o peggio?) se pensano davvero che il governo del presidente li accontenterà, farà le elezioni a luglio, anzi no a giugno, prima che  gli elettori vadano al mare.

Anzi, ecco il trucco che intravvedo. Lo ha lasciato intendere Mattarella, quando ha promesso che il suo governo “neutrale” (composto di alti burocrati pubblici, che hanno il PD come referente e protettore) ma “con pieni poteri”, però “pronto a sciogliersi appena nascerà in Parlamento una maggioranza”.

Capito il trucco? No? Eppure è facile. Il suo governo – Mattarella-Neutrale –   per ora è senza maggioranza. Ma fra qualche mese la avrà. Miracolo? Berlusconi non ha mai fatto mistero che vuole cercare “responsabili” fra le nuove leve parlamentari, anche e soprattutto dei 5 Stelle: gente di piccola taglia sociale, che ha appena cominciato a ritirare l’emolumento da 13 mila euro mensili, e improvvisamente sente due profondi desideri: 1) far durare questa legislatura più che si può, anche per un decennio, 2) non darne la metà o circa al Movimento, come si è impegnato a fare. Berlusconi lo sa e glielo ha detto: “Potranno tenersi tutta l’indennità”.

E così il governo del golpe, che Mattarella ci tranquillizza, si scioglierà appena si troverà una maggioranza in parlamento, sarà proprio il SUO governo che troverà proprio quella maggioranza.  Non un altro governo, ma quello.  Sarà il governo del Nazzareno, il governo Renzi-Berlusconi (o Gentiloni-Tajani, non fa differenza), sostenuto da Forza Italia, PD più ”responsabili” pagati a chilo.  Un governo che farà tutto quello che vuole l’Europa. E nulla di quello che l’Europa “non” vuole.

Anche perché è in agguato il vecchio trucco dei mercati: lo spread

Finalmente i mercati si sono allarmati e lo spread è salito a 1438 punti”, titolava felice Skytg24: Finalmente! Non si davano pace che qui stanno vincendo i “populisti”, e la speculazione non ci punisca.

 

NOTE

1) l’intervista al professor Esposito è da leggere qui:

http://www.ilsussidiario.net/mobile/Politica/2018/5/8/IL-CASO-Governo-neutrale-i-molti-punti-oscuri-di-un-invenzione-a-tavolino/819909/AMP/?__twitter_impression=true

2) C’è stato un precedente, quando nel 1995 il presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro, per batter fuori il Cavaliere che aveva vinto le lezioni, “formò” il governo Dini, scegliendone di persona anche i ministri: Susanna Agnelli, per esempio, agli esteri. Il putsch presidenziale sta diventando una solida tradizione.

Camerieri e camerati

Egregio dottor Orfeo,

avendola ascoltata nella recente sua “cazzu(lla)tissima” intervista, al Festival Tv di Dogliani, asserire che “in Rai non ci sono camerieri”, devo dire che, una volta tanto, e finalmente dopo tante critiche all’azienda pubblica affidata alla sua direzione, concordo pienamente con lei: non si può parlare di “camerieri”! Troppo riduttiva ma, soprattutto, troppo offensiva per la categoria dei lavoratori del mondo della ristorazione, questa affermazione.

In Rai covano ben altro tipo di personaggi, capaci di andare assai oltre il semplice servilismo. E quello che dico lo supporto con le testimonianze che sto per proporre, premettendo che sarebbero assai gradite controdeduzioni in smentita da parte sua, ove ne fosse capace. E premettendo anche che, per l’importanza del tema, le implicazioni che ha con la formazione della pubblica opinione, le responsabilità gravi di inadempienza e più ancora manomissione del servizio pubblico tenuto in vita con soldi dei contribuenti, il confronto che auspico è proposto all’attenzione di quanti ci leggono in copia manifesta, nonché silente per operatori della comunicazione dei quali, per dovere di riservatezza, ometto la pubblicazione dell’indirizzo di posta elettronica.

Altro che “camerieri! Si può parlare piuttosto di “camerati”, capaci da un lato delle più abiette pratiche di propaganda di triste memoria storica, dall’altro delle più deplorevoli tecniche di denigrazione ad uso politico che il nostro paese abbia mai conosciuto.

E’ tutto riportato e opportunamente documentato, mi creda, in un mio più ampio e articolato quadro di denuncia del grado di degenerazione del complessivo sistema dell’informazione televisiva in Italia, che mi riservo di esporre personalmente in caso di disponibilità al confronto da parte sua.

Nel frattempo, in attesa che ciò accada, mentre attendo sue notizie, ringrazio dell’attenzione e porgo distinti saluti

Adriano Colafrancesco

DAMASCO, IL MESSAGGIO DI UN FRATE – Padre Bahjat Elia Karakach

DAMASCO, IL MESSAGGIO DI UN FRATE

 Padre Bahjat Elia Karakach, francescano della Custodia di Terra Santa superiore del Convento dedicato alla conversione di San Paolo a Damasco, è il frate coraggioso che immediatamente dopo l’attacco americano aveva lanciato un audio messaggio, attraverso i social network, in cui denunciava la menzogna dell’uso delle armi chimiche da parte del Governo di Bashar al-Assad. Come lui stesso dice l’attacco con armi chimiche da parte di Damasco sarebbe stato una follia, la vittoria sul terrorismo è ormai alla soluzione finale e richiamare l’attenzione dell’Occidente, giustificandone un possibile intervento, sarebbe stato inutile e dannoso. «L’esercito siriano non ha bisogno di usare le armi chimiche, soprattutto perché tra l’altro le ha smantellate, come sappiamo, sotto il controllo dei russi qualche anno fa».

Molto ottimista per il futuro dice di voler infondere la speranza attraverso la creazione di strutture che siano rivolte alla ricostruzione di un paese giovane e coraggioso. Ci racconta che i cristiani alle volte sono accusati dall’Occidente di sostenere il governo, precisa che questo va inserito in un contesto nel quale i cristiani sono una parte della società e non un corpo estraneo; la Siria a livello istituzionale è un paese laico e tutti possono accedere alle cariche pubbliche e ricorda che non è una questione di cristiani ma di una popolazione che all’80% si esprime a favore del suo Presidente. Forse prima della guerra c’era una opposizione che chiedeva modifiche costituzionali e riforme, ma oggi la scelta è tra il caos totale e questo governo che nonostante tutto ha avuto il merito di salvare l’unità della Siria e il pluralismo religioso. Il progetto di creare una divisione su basi etnico religiose è miseramente fallito grazie alla stabilità politica mantenuta nonostante la guerra. «Questo è il tempo di metterci insieme per combattere il terrorismo perché questi ribelli non hanno una visione politica alternativa. Hanno distrutto il patrimonio culturale, storico e l’unica cosa che li accomuna è il sogno di uno Stato Islamico.»
In una breve intervista invia un messaggio all’Occidente per raccontare una verità che merita di essere ascoltata, in un mondo in cui l’informazione si ferma davanti a una ideologia calata dall’alto in cui dietro vi è solo un vantaggio economico a senso unico.

 

Riguardo ai cristiani qual è la situazione attuale, soprattutto dei cristiani cattolici, che sono diventati, ormai, una minoranza nella minoranza?

Sì, purtroppo il numero dei cristiani è più che dimezzato, sicuramente, in Siria. Ma possiamo dire sempre che, pur essendo piccola, resta una comunità molto impegnata nella società siriana, che cerca di portare i valori del Vangelo e i valori cristiani. Una comunità culturalmente formata, che non ha mai preso le armi, quindi è dialogante con tutti, è una garanzia anche per il futuro della Siria e per salvarla. Il nostro Presidente Bashar al-Assad ha detto che i cristiani qui non sono un annesso, qualcosa in più, ma sono le radici di questa società e i garanti del pluralismo in Siria: la comunità cristiana ha questa missione ed è per questo che deve rimanere qui. Io dico sempre: aiutateci a non a lasciare questo Paese per altri migliori e a rimanere qui per continuare la nostra missione.

 

Lei ha anche mandato un messaggio che ha fatto il giro dei social network in Italia, e credo anche in altri Paesi, in cui lei parla anche della situazione di impunibilità: vuole raccontare quel pezzo di verità che in Occidente è negata in questo momento?

Purtroppo, pur essendoci la democrazia in Occidente e la libertà di espressione, vedo che questa libertà di espressione è molto mortificata nel caso della guerra in Siria, perché c’è un’informazione a senso unico che vuole demonizzare il nostro Presidente e il Governo. Sappiamo bene che tutte le guerre si fanno per interessi: c’è un grosso interesse per la Siria da parte dell’Occidente che, in questi anni di guerra, ha aiutato questi gruppi ribelli che, purtroppo, non hanno nessuna visione per il futuro della Siria e non sono un’alternativa degna di guidare questo Paese, perché sono delle persone violente che hanno portato solo distruzione e violenza in Siria. Quello che oggi sta accadendo in Siria è una guerra internazionale per questi interessi e, purtroppo, questa verità fa fatica a passare. Non c’è dubbio che il nostro Presidente, attualmente, sia una garanzia dell’unità del Paese, una comunità fondamentale per questa area geografica, perché la Siria è un mosaico di culture e religioni: se questo mosaico viene spezzato, o in qualche modo diviso, ci sarebbe una pulizia etnica e sarebbe un altro olocausto, che sicuramente nessuno desidera per il Medio Oriente, anche per le gravi conseguenze che potrebbero esserci in Europa. Qui, in questa fase, noi siriani (la maggior parte dei siriani) vogliamo essere più uniti per combattere il terrorismo e cercare di portare questo Paese a un porto sicuro, dove possiamo riprendere la ricostruzione dell’umano e della società. Chiediamo verità, verità, verità! Non disinformazione. I bambini siriani o i siriani non si aiutano con i missili, ma si aiutano se si tolgono le sanzioni al popolo siriano e se si apre un serio dialogo con il Governo siriano, che nessuno può ignorare. Quindi aiutate i siriani non a fare guerra fra di loro, ma a essere uniti, normalizzando i rapporti con la Siria e guardando all’interesse del popolo siriano e non semplicemente agli interessi economici che si possono ricavare dal dominio di questo.

Intervista, su Byoblu.com, a Tiziana Alterio, autrice del libro “La guerra silenziosa”

 Chi sono i registi del disastro Chi è alla regia delle azioni criminali con le quali le grandi multinazionali e le lobby finanziarie si arricchiscono non solo acquistando il patrimonio pubblico di interi Paesi, ma anche delocalizzando la produzione dove la manodopera costa di meno? Perché si continua a percorrere la strada dell’austerità e delle privatizzazioni se, invece della riduzione del debito pubblico, il risultato è solo lo smantellamento del welfare e della capacità produttiva dei Paesi del sud Europa? Cosa possono fare i Paesi del Mediterraneo contro la globalizzazione dei mercati che sta distruggendo le economie locali di tutto il mondo? L’ospite di Byoblu Tiziana Alterio, giornalista che si occupa di tematiche europee con particolare attenzione al Mediterraneo, risponde a queste ed altre domande nel suo libro “La guerra silenziosa”.

Oggi parliamo della guerra in Europa, però né della Prima, né della Seconda guerra mondiale, ma di quella che lei, nel libro, definisce: “La guerra silenziosa”. Di che cosa si tratta?

È una guerra a tutti gli effetti, però silenziosa appunto, una guerra subdola, invisibile perché è molto difficile anche definirne i contorni e comprendere chi ci sia dall’altra parte, chi sia il nostro nemico. In fondo, noi siamo abituati a pensare alle guerre combattute con le armi e quindi con le bombe, a vedere nel nostro immaginario palazzi distrutti. Ecco, noi ora non stiamo vedendo questo, ma tuttavia siamo in guerra. Una guerra tra chi? Tra le grandi multinazionali e le lobby finanziarie sostenute dal potere politico e tutti noi. In fondo, nelle guerre del passato, per esempio la Prima o la Seconda guerra mondiale, i dittatori agivano in modo criminale, ma in qualche modo ci mettevano la loro faccia. Invece noi siamo nel bel mezzo di questa guerra invisibile, silenziosa, dove grandi multinazionali e lobby finanziarie si arricchiscono con azioni criminali (perché di azioni criminali si tratta) senza, però, essere visti.

E dunque a me piace parlare di guerra, utilizzare questa parola che sembra apparentemente molto forte, proprio perché è importante iniziare a comprendere che cosa noi stiamo vivendo, perché anche le nostre vite sono cambiate radicalmente in peggio in pochissimi anni. Perché, appunto, siamo in guerra. Questa guerra della quale la Germania ha saputo, sapientemente, prendere la regia. Per cui potremmo dire che ha perso le due guerre mondiali, ma sta vincendo questa guerra che io amo definire “silenziosa”.

Ma, andando anche un po’ più nello specifico, cosa è accaduto soprattutto ai Paesi del sud Europa?

Io amo dire che ci siamo trovati nel bel mezzo di una tempesta perfetta perché alla crisi economico-finanziaria, iniziata come sappiamo negli Stati Uniti nel 2007, la politica europea ha risposto con pesantissime misure di austerità che hanno interessato soprattutto i Paesi fortemente indebitati e quindi tutti i Paesi del sud Europa. A questo però si è aggiunta anche la politica di malgoverno e di corruzione, che non dobbiamo nascondere.

Alcuni Paesi del sud Europa sono caratterizzati da diffusa corruzione e malgoverno delle amministrazioni e a questo poi si aggiunge anche il fatto che abbiamo totalmente perso la nostra sovranità monetaria entrando tra i Paesi dell’eurozona. Che cosa è accaduto? In tutti i Paesi del sud Europa stiamo assistendo a una espropriazione graduale, ma incessante di ogni tipo di sovranità. Sovranità politica, sovranità economica, sovranità monetaria, sovranità anche alimentare e, direi, anche una perdita della democrazia e della dignità umana. Ci è stato detto che avremmo dovuto digerire questa pillola molto amara, con la riduzione della spesa e l’aumento delle tasse, per raggiungere (soprattutto) un obiettivo, e cioè la riduzione del debito pubblico.

Ebbene, dopo sette anni all’incirca di austerità, qual è il risultato che abbiamo raggiunto? Esattamente l’opposto! Perché i dati ci dicono che il debito pubblico continua a salire in tutti i Paesi del sud Europa. Ma non solo: quali sono gli effetti di questa guerra cosiddetta “silenziosa”? Sono effetti paragonabili a una vera e propria guerra combattuta con le armi, perché stiamo assistendo a uno smantellamento dello stato sociale in tutti i Paesi del sud Europa. Aumentano le persone a rischio povertà: siamo intorno al 30% in quasi tutti i Paesi del sud Europa, appunto, con punte fino al 35% in Grecia. Ricordiamo che in Italia abbiamo 10 milioni di persone che sono al di sotto della soglia della povertà, e cioè al di sotto dei 780 Euro al mese. E questo dato è aumentato soprattutto negli ultimi 10 anni. E poi è stata totalmente smantellata la capacità produttiva industriale del sud Europa. Voglio riportare l’attenzione verso nostro Paese ricordando che l’Italia, fino a 15 anni fa, era la quarta potenza mondiale. Oggi siamo al 23° posto con i salari più bassi tra i Paesi OCSE.

Insomma, da Paesi esportatori quali eravamo, ci stiamo trasformando in Paesi importatori di merce dai Paesi del nord Europa e dai Paesi di oltreoceano. Allora c’è da chiedersi: bene, ma se le misure di austerità hanno fallito, come mai continuiamo a percorrere questa strada? Qual è il fine di tutto questo? Il fine di tutto questo è che siamo in presenza, anzi dentro una guerra silenziosa, una colonizzazione silenziosa. Quindi il fine ultimo di tutto quello che stiamo vivendo, in realtà, è quello di impoverire i Paesi del sud Europa per poi colonizzarli. Ed è quello a cui stiamo assistendo, e anche qui in modo silenzioso. Sta avvenendo tutto così quasi come se fosse naturale, ma naturale non è.

Invito tutti a leggere un interessante report del Transition Institute, un istituto di ricerca inglese, che nel 2016 ha passato sotto la lente d’ingrandimento questa potentissima industria delle privatizzazioni che è in corso nei Paesi del sud Europa. Che cosa si legge in questo report? Si legge che a giovarsi di questo smantellamento del patrimonio pubblico dei Paesi del sud Europa sono le società che offrono consulenze finanziarie e legali ai Governi per la dismissione del patrimonio pubblico. Per uno strano gioco, per uno strano meccanismo di scatole cinesi, accade anche molto spesso che alcune di queste società, che offrono consulenze legali e finanziarie (e che dovrebbero essere super partes), in realtà figurano anche tra le stesse società che acquistano i beni su cui hanno offerto le consulenze legali e finanziarie. Quindi siamo in presenza di veri e propri casi di corruzione e di conflitti d’interesse, ovviamente. Tutto questo perpetrato alle spalle di noi cittadini, perché ricordiamo che questi beni pubblici sono di proprietà dei cittadini.

Stiamo svendendo di tutto: in Portogallo la rete elettrica, in Spagna la sanità, in Italia sono in corso la vendita delle Ferrovie dello Stato e delle Poste. In Grecia siamo davvero al paradosso: si stanno svendendo intere isole! E sono stati venduti 14 tra i più importanti aeroporti che collegano le mete turistiche strategiche della Grecia a una società, ovviamente tedesca, la “Fraport”. Si stanno svendendo intere spiagge. E tutto questo ovviamente non ha alcuna ripercussione positiva sui cittadini. Sempre in questo report (che invito a leggere) viene chiaramente detto che queste privatizzazioni stanno avendo effetti assolutamente negativi per noi cittadini, perché siamo in presenza di più licenziamenti, salari più bassi, meno entrate per lo Stato, e non è vero che i servizi e anche quelli essenziali per il cittadino migliorano in presenza di privatizzazioni. Ovviamente, quando una società privata ha come fine ultimo il profitto è ovvio che il bene collettivo venga assolutamente messo in secondo piano.

Siamo all’interno di un meccanismo perverso in cui grandi multinazionali e grandi gruppi finanziari si arricchiscono non soltanto acquistando il patrimonio pubblico di interi Paesi del sud Europa, ma anche delocalizzando la produzione in Paesi dove la manodopera costa di meno. Penso, per esempio, alla Polonia. Perché abbiamo creato all’interno della stessa Unione Europea un meccanismo di concorrenza sleale per cui alle aziende italiane o greche o spagnole conviene delocalizzare in Paesi europei come la Polonia perché, non trovandosi all’interno dell’eurozona, la mano d’opera ovviamente costa di meno. E non soltanto, quindi, delocalizzano, ma stanno anche facendo ingenti profitti nei Paesi del sud Europa per poi (penso alla Apple, a Google, ad Amazon, queste grandi multinazionali) trasferire questi ingenti capitali nei paradisi fiscali. I paradisi fiscali che noi immaginiamo sono delle esotiche isole chissà quanto lontane, ma abbiamo paradisi fiscali anche all’interno degli stessi Paesi europei. Penso al Lussemburgo, penso, per esempio, all’Olanda.

Siamo all’interno di un meccanismo perverso in cui abbiamo perso qualunque tipo di sovranità. E questo è legato non soltanto al momento storico che sta vivendo l’Europa, ma a quello che sta vivendo il mondo. Penso alla globalizzazione dei mercati che sta distruggendo le economie locali di tutto il mondo. In realtà ci hanno venduto la globalizzazione come se fosse la panacea di tutti i mali che avrebbe risolto la povertà nel mondo. Invece quello che ne è derivato è un assoluto impoverimento delle nostre economie locali. Ma non solo, questo ha effetto anche sul cambiamento climatico: pensiamo, per esempio, agli allevamenti intensivi o ancora al trasporto di merci. Noi non abbiamo più alcun tipo di sovranità, anche la sovranità alimentare abbiamo perso: dobbiamo importare cibo dall’estero.

Tiziana, nel tuo libro ci proponi una soluzione che coinvolge tutti i “PIIGS”. Ci puoi spiegare meglio di cosa si tratta?

Io parlo di due approcci, intanto, diversi. Da un lato una soluzione proposta fra l’altro anche dalla prima forza politica italiana, il Movimento 5 Stelle, un po’ di anni fa e cioè l’alleanza tra Paesi del Mediterraneo (e spiego perché). Dall’altra parte, però, anche una presa di consapevolezza di chi noi siamo come cittadini sud europei. E noi dobbiamo assolutamente recuperare questa vocazione mediterranea per poter imporre e avere anche la capacità di imporre in Europa la nostra diversità, la nostra unicità. Qual è questa identità mediterranea? L’identità mediterranea è legata al nostro saper fare che significa saper essere, al saper fare artigiano, alla bellezza del nostro territorio, alle economie locali, quindi ripartire un po’ da dove siamo stati distrutti e da quello che ci connota maggiormente come popoli mediterranei. Noi, come singoli Paesi del Mediterraneo, contiamo ben poco.

E questo è dimostrato da un evento storico molto importante: il referendum greco del 2015. Quando il 5 luglio il 61% dei greci dissero no a ulteriori misure di austerità, quel referendum fu totalmente disatteso dall’oligarchia di Bruxelles, e quindi dopo pochi mesi la Grecia dovette sottostare a un ulteriore piano di salvataggio, ad un’ulteriore misura di austerità. Quell’evento storico è molto importante perché ci fa capire chiaramente che i singoli Paesi in Europa, soprattutto i Paesi del sud Europa, contano ben poco. Allora l’idea di un’alleanza mediterranea andrebbe proprio nella direzione di una maggiore acquisizione di forza di tutti i Paesi del sud Europa all’interno dei tavoli di Bruxelles. Inoltre, rappresenteremmo il quarto PIL a livello mondiale, se si unissero tutti i Paesi del Mediterraneo. E dico questo perché, fra l’altro, c’è stata sempre una chiara volontà del nord Europa di spingersi più verso i Paesi dell’est piuttosto che verso i Paesi mediterranei. Questo è sempre stato molto chiaro.

Nel 2004 abbiamo avuto l’ingresso di ben otto Paesi dell’est nell’Unione Europea e soltanto due Paesi mediterranei: Cipro e Malta. Ma anche i sogni e la maggiore integrazione tentati da alcuni Presidenti (penso a Sarkozy nel 2008, quando propose l’Unione per il Mediterraneo): anche quelle mire di integrazione, cioè volgere lo sguardo più verso il Mediterraneo, furono assolutamente ostacolate dalla Merkel. E leggo una frase molto emblematica che disse la Merkel proprio in prossimità di questa Unione per il Mediterraneo, che fu molto ridimensionata: «Se la Francia vuole dare impulso al progetto Mediterraneo, la Germania sente di essere più interessata all’Europa centrale e orientale. E tale contrapposizione potrebbe diventare un fattore esplosivo all’interno dell’Unione Europea». Quindi è sempre stata chiara questa volontà dell’Europa di volgere il suo sguardo verso i Paesi dell’est. E questo possiamo capirlo molto facilmente perché, ovviamente, fa il gioco degli interessi di Paesi come la Germania. E quindi anche gli stessi investimenti verso l’area del Mediterraneo sono stati sempre esigui. Nel 2003, quindi in prossimità dell’allargamento verso est, nel budget delle azioni esterne dell’Unione Europea il 42% erano destinati ai Paesi dell’est, mentre appena il 9% ai Paesi mediterranei.

Non mi è chiara una cosa, cioè se tu questa proposta la fai all’Europa o ai Paesi mediterranei fuori dall’Europa, comunque in un contesto diverso da quello attuale.

L’idea di un’alleanza mediterranea è un’alleanza tra i Paesi del sud Europa all’interno dell’Unione Europea. In qualche modo ci provò anche Tsipras: quando fu eletto, non so se ricordate, iniziò un giro di consultazioni incontrando diversi Presidenti del Consiglio. Venne anche in Italia a incontrare Renzi (allora c’era Renzi), ma andò anche in Spagna e in Portogallo. In realtà l’idea era proprio quella di comprendere se ci potevano essere delle basi comuni per rafforzare le posizioni dei Paesi del sud Europa a Bruxelles. Questa è una soluzione che va verso un ripensamento dell’Unione Europea dove, però, i Paesi del sud Europa possano avere una maggiore forza perché la mia convinzione è che, così come stanno le cose in realtà, noi non abbiamo alcun peso specifico tale da imporre una nostra visione.

Ripeto: l’evento storico del referendum greco è un evento storico importantissimo e visto che siamo tutti Paesi del sud Europa e che stiamo vivendo in questo momento storico, all’interno dell’Unione Europea, un momento di grande sofferenza, allora perché non allearsi per rivedere le proprie posizioni, capire se ci sono dei punti in comune ed essere più forti all’interno del consesso europeo? Nonostante ci troviamo in un momento di grandissima difficoltà e di grande crisi (non soltanto economico-finanziaria, ma io direi anche una crisi morale, siamo in pieno periodo di decadenza), tuttavia io vedo anche i semi di un possibile Rinascimento che io chiamo “Mediterraneo”. E non è un caso, allora, che l’anno scorso nel 2017 ho partecipato in qualità di referente per l’Italia nel primo Forum mondiale “Nuova Economia e Innovazione Sociale” (NESI). Si sono incontrate circa 700 persone da tutto il mondo per capire quale possa essere questo modello alternativo a quello, appunto, globalizzato.

Che cosa è uscito fuori?

Intanto ci sono i primi segni di un cambiamento. Il cambio di direzione è ripartire dalle economie del territorio, quindi partire dal territorio. Un pensare locale, ma un agire globale. Cosa significa? Non un ritorno al passato, ma un ritorno alla produzione del proprio territorio, per esempio, l’economia a “chilometro zero” ma con una visione però internazionale. Cose che sanno fare molto bene i coreani, i cinesi, i giapponesi, gli americani, mentre noi siamo un po’ deficitari nel pensare, invece, in modo globale. Pensiamo, per esempio, a molte delle nostre aziende; al made in Italy, alle aziende della moda, del lusso che vengono acquistate da aziende coreane e d’oltreoceano che riescono a internazionalizzarle e a fornirle di un pensiero internazionale.

Noi siamo molto bravi con la nostra creatività, il nostro saper fare artigianale, ma spesso abbiamo difficoltà ad agire al di là del territorio, ad agire globalmente. Noi, quindi, dobbiamo recuperare la capacità di valorizzare al meglio i nostri talenti migliori. Posso fare l’esempio di un’azienda tipica del Mediterraneo: la “Campbell”, l’azienda delle scarpe, che è proprio un classico esempio di cosa significa “un pensare locale e un agire globale”. È un’azienda molto legata al proprio territorio, ha saputo valorizzare l’artigianalità legata al territorio delle isole Baleari perché quest’azienda ha sede in Spagna, ma è diventata in pochissimo tempo un’azienda assolutamente internazionale, esporta in quasi tutto il mondo pur mantenendo la propria identità mediterranea.

Vedo i semi di un nuovo Rinascimento mediterraneo, ma dovremmo sicuramente fare un passo importante anche noi, perché la rivoluzione parte sempre e prima di tutto da se stessi. Non possiamo immaginare di rivoluzionare il mondo se prima questa rivoluzione non è una rivoluzione interiore. E quindi la coscienza collettiva (che è un corpo unico che è formato da tante cellule e queste tante cellule siamo tutti noi) si può modificare se ciascuno di noi attua un cambiamento interiore profondo che è, innanzitutto, riprendersi il proprio tempo perché, in questa società capitalistica frenetica, noi siamo diventati spesso dei criceti che corrono senza senso, senza più capire qual è il senso della nostra vita. Quindi riprenderci il nostro tempo per fare spazio dentro di noi e intorno a noi. Perché solo riprendendoci anche il nostro tempo e il nostro spazio, potremmo guardare con maggiore occhio critico il sistema nel quale noi siamo immersi. E se prima non guardiamo l’ostacolo non abbiamo la capacità di superarlo, perciò dobbiamo acquisire un’assoluta consapevolezza del tempo storico che stiamo vivendo per poterlo poi superare.