Informazioni su adriacola

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Cara Lilli Gruber

Cara Lilli Gruber,

per sua notizia “alla TV pubblica è attribuito un ruolo fondamentale per la democrazia: ampliare la partecipazione dei cittadini, garantire l’indipendenza e l’equidistanza dell’informazione, far conoscere e mettere a confronto le diverse proposte politiche assicurando l’esistenza di una grande agorà mediatica che favorisca la formazione consapevole dei cittadini e la manifestazione dell’opinione pubblica”.

Non lo dico di mio. Tutto questo e molto di più sta scritto su una cosa che si chiama Protocollo di Amsterdam. Non so se ne ha mai sentito parlare, ma dev’essere una cosa importante davvero. E fa strano sapere che neanche il filosofo Cacciari, suo ospite stasera, ne sia conoscenza. Magari si (ci) poteva risparmiare le sciocchezze che ha detto sul servizio pubblico da privatizzare e sul canone estorto agli italiani, almeno fino quando saranno costretti a subire il Protocollo di Arcore che ammorba il Paese con la complicità dei giornalisti che tacciono, o quanto meno minimizzano, la montagna di menzogne che il bullo di Rignano si permette di vomitare, pressoché indisturbato, senza ritegno, né soluzione di continuità.

monoscopio-rai“Noi la pensiamo come a un’azienda che debba essere una delle più grandi imprese culturali d’Europa. Via i partiti dalla Rai, via dalle nomine nei Cda. L’ho detto a Servizio Pubblico, ma lo diciamo fin dalla Leopolda. Costi quel che costi, io ho intenzione di togliere la Rai ai partiti. Se siamo rottamatori vuol dire che lo siamo non per finta. Io non ho mai parlato con i vertici Rai e trovo folle che ora si pensi che la Rai sia nelle mani del Pd. La Rai non è né dei sindacalisti né dei candidati dei partiti che mettono bocca sui nomi anche delle ultime nomine. Il Pd deve tener fuori l’interesse del singolo partito e portare dentro la Rai politica con la P maiuscola. Una sfida alta, senza interessi di bottega, superando il piccolo cabotaggio di quei politici che cercano di avere un servizio in più nel tg regionale delle 22. Niente paura. Il futuro arriverà anche alla Rai. Senza ordini dei partiti. Io non ho mai incontrato né il presidente né l’Ad della Rai. Voglio che sia di tutti e non dei partiti, perciò non metterò mai bocca su palinsesti, conduttori e direttori, ma anche la Rai deve fare la sua parte in questa operazione di redistribuzione. Fuori i partiti dalla Rai, mai più nomine politiche. In passato i partiti hanno già messo troppo bocca sulla Rai. Io invece non metterò mai il mio partito nelle condizioni di prendere decisioni sulla Rai. A quelli che vogliono fare carriera in Rai dico: state lontani da me perché in questi termini non conto niente. La Rai va tolta ai partiti per ridarla al Paese. La Rai non è il posto dove i singoli partiti vanno e mettono i loro personaggi, ma è un pezzo dell’identità culturale ed educativa del Paese”

Ce ne sarebbe abbastanza per una puntata speciale di otto e mezzo, non trova? Magari potrebbe invitare anche il presidente del consiglio Gentiloni o il presidente del PD Orfini. Di Rai se ne intendono assai! Mi creda.

Stia bene e saluti Cacciari, la prossima volta che viene. Fa sempre piacere sentire le meraviglie della sinistra illuminata (dalla destra)!

;-)driano colafrancesco

La madre di tutte le poesie

La madre di tutte le poesie

Se non ci fosse il mare

Il fiume non avrebbe dove sboccare

E se la terra non esistesse,

dov’è che si potrebbe camminare?

Dio, Dio le sue cose le sa fare|

Crea la notte e crea il giorno,

crea l’estate e crea l’inverno

dalla pianura fece la montagna

e all’uomo creò la sua compagna

Dio, Dio le sue cose le sa fare|

E come se tutto questo niente fosse stato

il figlio suo dal cielo in terra ci ha mandato

ma questo noi altri spesso ce lo scordiamo

che siamo vermi di terra in questo mondo!

Ci voleva ricchi, ma ricchi di cuore

e non ricchi  solamente di denaro

Il più dotto lo perseguitarono

perfino portandolo sul legno

Figlio mio bello, parlava di pace

e per colpa dell’uomo finì nella croce

Cristo, Cristo che per noi altri moristi

e dopo tre giorni in cielo te ne andasti

fermati in cielo e in terra non tornare

siamo peggio di prima e tu lo vedi

Chi disse che a due capi sulla terra

si deve dire grazie se non fanno la guerra!

E che sono padrone io sopra la terra?

Dio che sai fare le tue cose

su questo mondo metti le tue mani

tu lo facesti e tu ne sei il padrone

Grazie solo a te dobbiamo dire

l’unica speranza nostra è il Signore!

Il Mainstream fa gli articoli,….ma non l’informazione!

fffL’imbarazzante giornalismo di regime che imperversa nel nostro paese, al netto di rare eccezioni, cresce di giorno in giorno ed è talmente impudico che, accecato dalla sua stessa partigianeria, sprezzante del ridicolo, non si rende neanche più conto di essere auto-alimentatore del proprio discredito.

Ancora fresca della patetica performance della penultima puntata con la Pinotti, che l’aveva vista intenta a dileggiare il pentastellato Di Battista, reo di aver detto verità che la ministra faceva finta di ignorare, ieri la Gruber si è superata con una puntata esemplare di “otto e mezzo”, vero e proprio terzo grado a Matteo Renzi, con il concorso feroce di Paolo Mieli.

La coppia di veterani dell’informazione letteralmente scatenata, non paga di aver chiesto poco prima all’ex premier, con spropositato ardimento, il “permesso” di fare domande sulle ragioni dell’acquisto de L’Unità da parte del costruttore Massimo Pessina, si è spinta fino a chiedergli se “mangerà a Pasqua l’agnello”, vista la strenua difesa fatta da Berlusconi, assistito dalla Brambilla, della tenera categoria degli ovini, inopinatamente sacrificati sulle tavole pasquali degli italiani. Altro che giornalismo di inchiesta! Un vero e proprio assalto alla baionetta!!

E così, tra facezie e amenità varie, tutte accomunate dallo scopo vero che è la contraffazione dell’informazione, ci tocca subire di tutto: dal penoso stato delle cronache cartacee, impudicamente impegnate nella copertura delle invereconde vicende che attraversano l’Italia – dall’Expo di Milano ai centri di accoglienza siciliani, passando per la finanza Etrusca, senza dimenticare la Campania infelix e la Roma Consip Mundi – alle cronache televisive di stato e private che, nell’insofferenza passiva di una opinione pubblica largamente assuefatta alle vergogne mediatiche, ripropongono, per l’appunto, la resurrezione della mummia di Arcore che coccola gli agnellini.

Ma non è questa la cosa più grave! La cosa in assoluto più grave non è quello che i mezzi di informazione di massa, specie se mantenuti dal denaro pubblico (quindi, per non far nomi, la Rai) dicono! E’ piuttosto quello che non dicono, la cosa più grave!!!

In un mondo martellato ormai quotidianamente da terrorismi veri e presunti, sparsi qua e là per il globo, in un quadro troppo sconcertante per non far pensare ad una nuova strategia della tensione, stavolta di dimensione globale, con l’evidente conseguenza (per non dire risultato voluto) della creazione di un clima di terrore, in mezzo a vicende internazionali a dir poco inquietanti – le armi chimiche di Assad (tristemente assimilabili a quelle inesistenti attribuite a Saddam), gli ostentati armamentari nucleari della Corea del Nord, per non parlare della Libia detronizzata e dell’esportazione a colpi di carrarmato della democrazia in Afghanistan – le voci inconfutabilmente non sospettabili di visione di parte, oltre che  assolutamente autorevoli, vengono ignorate e, peggio ancora, occultate:

Michael T. Flynn – Defense Intelligence Agency, USA.- “Armare i Salafiti, Al Qaeda e i Fratelli Musulmani in Siria? Fu “una deliberata decisione del Governo USA”

Lawrence Wilkerson – ex colonnello della Us Armygià consigliere della sicurezza nazionale e segretario di Stato con Colin Powell, sotto George Bush: “Gli ufficiali militari appena vanno in pensione dall’esercito, sono assunti dai produttori di armi, o dai media per rendere i media a favore della guerra”.

Raymond Mc Govern – analista della CIA dal 1963 al 1990, a capo del National Intelligence Estimates (sedici agenzie della Intelligence Community USA), estensore del briefing giornaliero del Presidente USA, insignito della Intelligence Commendation Medal.

“Quando gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno attaccato l’Iraq si è trattato di una guerra di aggressione pura e semplice, secondo la definizione stabilita dal processo di Norimberga…..oggi (con la complicità di media come il New York Times e il Washington Post) ci stanno spingendo verso una nuova guerra in modo molto simile a quello che accadde nel 2002/2003 quando invademmo l’Iraq con il nostro esercito, per fermare il terrorismo……”

Qualcuno volutamente le occulta e di queste gravi lacune l’ignobile sistema della disinformazione in cui siamo immersi dovrà, prima o poi, rendere conto. Qualcuno un giorno dovrà spiegare chi sono davvero questi disadattati psicolabili che, a livello mondiale, si radicalizzano dalla sera alla mattina e concorrono alla propagazione della paura, tanto funzionale alla arrendevolezza della gente perché la si possa soggiogare meglio. Qualcuno dovrà chiarire chi, da più di vent’anni, ha messo e tiene il nostro Paese in mano a marionette impresentabili. La Storia lo insegna: il Grande Fratello fa le pentole, ……. ma non i coperchi! …il Mainstream fa gli articoli,….ma non l’informazione!

Questi ragazzi portano la democrazia

La guerra in Siria attraverso i media, ci viene comunicata così: “Assad ammazza il suo popolo”. Domani leggeremo ancora: “Assad ammazza il suo popolo”. E dopo domani ancora: “Assad ammazza il suo popolo”. “L’occidente dovrebbe aiutare il popolo siriano a creare una democrazia” dicono.

Quello che non dicono mai è che la Siria ha una posizione strategica per tutti gli oleodotti che vanno dall’Iraq al mediterraneo. Questi oleodotti al momento sono in mano agli iraniani e gli iraniani e i siriani sono amici. E se gli iraniani dicono “Fermate tutto, ci stanno attaccando, fermate gli oleodotti in Siria” allora lì non esce più nulla. E se si blocca anche lo stretto di Hormuz, allora si ferma tutto.

Se si abbatte la Siria, invece, si può attraversare lo stretto di Hormuz e si può fare rifornimento nel mediterraneo. L’ho detto in un modo un po’ asciutto, ma questa altro non è che è geo-strategia.

Quindi ci chiediamo: “chi dovrebbe portare la democrazia in Siria?” La risposta è chiara: l’Esercito Libero Siriano,… questi ragazzi

Questi ragazzi portano la democrazia
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 E’ scritto su tutti i giornali. e viene fatto passare per buono “l’Esercito Libero Siriano è per la democrazia, Assad è il dittatore e si dovrebbe affiancare l’Esercito Libero Siriano

Quello che non c’è mai scritto è che l’Esercito Libero Siriano è un qualcosa che assomiglia assai ad AlQaeda. AlQaeda è un “movimento di musulmani radicali armati” e pure l’Esercito Libero Siriano è un “movimento di musulmani radicali armati”.

Negli ultimi anni da un lato si è detto: “questa è AlQaeda, bisogna fermarli, sono pericolosi”, dall’altro “questo è l’Esercito Libero Siriano, sono per la democrazia, dobbiamo dargli più armi” E il mondo ci ha creduto!

Nessuno sa di preciso cosa sia questo Esercito Libero Siriano, ma intanto il servizio segreto inglese MI6 lo supporta con informazioni aeree sui movimenti delle truppe di Assad, la CIA lo supporta con armi……lo si lascia rifornire di armi e il giorno dopo si dice stupiti “oh, accidenti, ci sono morti tra i civili!”.

Immaginiamo questo scenario: in Svizzera i separatisti del Giura – chiamiamoli “Giurassiani Liberi”, che sono per la democrazia – di colpo hanno tante armi, attaccano la polizia e a Berna decapitano tre poliziotti. Arriva l’esercito militare, marcia verso il Giura e vengono uccise delle persone. I Giurassiani Liberi vengono riforniti dall’esterno, gli vengono fornite più armi e in breve tempo si entra nel caos. Dall’esterno si direbbe:” i Giurassiani liberi vengono oppressi. Si dovrebbe bombardare la Svizzera per riportare la democrazia”.

Forse ho un po’ esagerato, non è facile immedesimarsi in un simile scenario, ma quello che volevo far capire è che ci stanno rifilando una guerra in Siria dicendo che l’Arabia Saudita, che supporta l’Esercito Libero Siriano, è una forza democratica.

Ma chi ci crede? L’Arabia Saudita non è una democrazia. L’Araba Saudita ha da poco raso al suolo la democrazia nel Bahrain. Non ammette Parlamenti nella sua terra e i diritti della donna sono assolutamente repressi in Arabia Saudita!

Quello che è in atto è la lotta tra l’Iran e l’Arabia Saudita per mettere sotto controllo la Siria.

Cercano, assieme al Quatar, alla Turchia, agli USA e alla Gran Bretagna di far cadere il governo di Assad. Forse ci riusciranno, forse no, ma quello che volevo spiegare è che la lotta per quest’area strategica – qui c’è il petrolio – non è finita, va avanti ed è una lotta molto brutale!

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Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il Segretario di Stato americano Colin Powell presenta le prove del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq: “Saddam ha scorte per armare almeno 16.000 testate con agenti chimici o biologici” – “L’Iraq ha un programma per la costruzione di missili a lunga gittata” – “Saddam e Bin Laden hanno stretto un accordo”- “L’ambasciata irachena in Pakistan è legata ad Al Qaeda”. 

Secondo la commissione inglese, guidata da Sir John Chilcot, la guerra della Gran Bretagna al fianco degli Usa nel 2003 non era necessaria. Blair presentò prove “inesatte” sulle armi chimiche. Secondo il rapporto, il Regno Unito andò in guerra “senza cercare di trovare una soluzione alternativa”. A Westminster, Chilcot ha affermato che la detronizzazione di Saddam Hussein “minò l’autorità dell’Onu” e che le azioni militari furono decise con l’ausilio di rapporti “imperfetti” dei servizi segreti”. Tony Blair presentò come certi alcuni dati di intelligence e valutazioni “fallaci” sul fatto che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa.

Sono circa mezzo milione le persone morte direttamente o indirettamente a causa del conflitto. Queste le stime più recenti riportate in uno studio pubblicato su Plos Medicine

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (Articolo 11. Costituzione della Repubblica Italiana)

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Corriere della Sera – marzo 2017

DOPO L’ATTACCO CHIMICO – Siria: Trump pensa all’azione militare.

Erdogan: “Assad la pagherà” –  james-mattis-alla-nato

Il segretario alla Difesa Mattis ha presentato al presidente USA le ipotesi per un intervento militare in risposta all’attacco chimico di martedì a Idlib

 

 

Corriere della Sera – febbraio 2003

«Possiede missili, armi chimiche e biologiche. E’ legato ad Al Qaeda»

Colin Powell presenta le prove all’Onu

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Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il Segretario di Stato americano Colin Powell ha presentato le prove trovate dagli Stati Uniti delle violazioni alla risoluzione 1441 dell’Onu e del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq.

 

 

 

Mariorfello

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E’ tanto incredibile quanto vero: gli italiani, ormai assuefatti a una rappresentazione dell’informazione televisiva così gravemente drogata, non distinguono più tra il reale e l’immaginario, vittime spesso di notizie nocive, spacciate con sfrontatezza da pusher in abiti eleganti e con modi di maniera.

E sì, perché dopo anni di chiacchiere fasulle e affermazioni ipocrite – come, ad esempio, quelle dell’attuale presidente del consiglio e del suo compagno-compare presidente del PD, immortalate in rete alla memoria e per il buon uso dei posteri, sempreché sopravvivano ai veleni mistificatori indotti quotidianamente attraverso il piccolo schermo – siamo arrivati: a un modello stereotipato del giornalista Tg1 – fichetto-incravattato, stile “giorgino”, per il genere maschile, signorina braccia-a-freccia, stile ”d’aquino”, per quello femminile – che, a colpi di propaganda e omissioni di servizio pubblico svolge un efficace effetto soporifero, alla lunga neutralizzante la capacità  di riflessione e lo spirito critico dell’ascoltatore.

A fargli da sponda, per giunta, i giornali. E se, senza vergogna dell’annunciatore, sul tg1 di prima serata la prima notizia è quella di Grillo e Di Battista indagati a Genova per il ridicolo caso Cassimatis, su Corriere e Repubblica i titoli sono cubitali per risibili vicende a 5 stelle e minimali per le inquietanti e volgari vicende di stampo rignaniano.

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Come ai tempi dell’avvento della Grande Sorella, oggi più che mai ha senso una mitica frase che i piccini d’allora ricordano bene. Basta un piccolo adattamento: “e dopo Mariorfello tutti a nanna“. Singolari le similitudini tra oggi ed allora: stessa fascia oraria e, soprattutto, stesso pubblico decisamente infantile,  …..anche se molto avanti negli anni.

 

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C’era una volta….il ritorno del cainano

Il ritorno del cainano Tg2 delle 13,00 del 30 aprile 2017

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“L’Argine di Arcore” (Marco Travaglio)

Il Fatto Quotidiano 1 aprile 2017

…..Silvio B. a La Valletta (che sarebbe la capitale di Malta, ma lui aveva capito un’altra cosa e poi ci è rimasto male): “Berlusconi, 20 minuti con Merkel: ‘Io garanzia contro il populismo’” (Corriere della Sera), “Berlusconi-Merkel, tregua del Ppe: ‘Io unico argine ai populisti’” (Il Messaggero), “Berlusconi in campo: ‘Con me il populismo M5S non passa’” (il Giornale).

C’era una volta….

 “Berlusconi è un simbolo, e i simboli, quando si tenta di zittirli e bloccarli, diventano ancora più forti. Come Aung San Suu Kyi: era bloccata a casa sua ed è diventata un simbolo mondiale”Renato Brunetta

“Come Socrate accettò la sua cicuta pur sapendo dell’ingiustizia di cui era stato vittima, oggi Berlusconi”Susy De Martini, europarlamentare Pdl

“Berlusconi è come un Gandhi e le persone dovrebbero stargli intorno e volergli bene”Sabina Began

“Mandela ha combattuto contro un regime e ha fatto 27 anni di prigione. Per Berlusconi sono stati 20 anni di persecuzione. In Sudafrica c’era un regime, qui un altro tipo di regime ma sempre di regime si tratta. In comune con Berlusconi hanno il fatto che credono in una battaglia di libertà”Daniela Santanché

“Non è un caso che nella storia, tutti quelli che hanno difeso la libertà, da Jfk a Mandela, sono finiti ammazzati o in prigioneMicaela Biancofiore

“Anche l’esempio di Cristo evidenzia l’esigenza di un giusto processo e i limiti del giudizio popolare”Angelino Alfano