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Il Carroccione

Di fronte alla evidente inutilità dei tentativi di rilegittimazione del bambolotto gonfiabile di Rignano – nonostante i festeggiamenti decennali del PD con gran rispolvero dell’italo-africano Walter Veltrutu – i veri Padrini del vapore, appollaiati sui sacchi di dollari controllati dal cosiddetto Fondo Monezario Internazionale – ai cui vertici, dopo la scoperta della vocazione di maniaco sessuale da parte dell’ex presidente Dominique Gaston Andrè Strauss-Kahn, siede la nobildonna Christine Madeleine Odette Lagarde, nata Lallouette (probabilmente parente, come forse lo stesso ex presidente, della contessa Alfonsina Serbelloni Mazzanti Viendalmare, di fantozziana memoria) – con la forza della disperazione, le stanno studiando tutte. Compresa la riesumazione del faraone Berluskamen, dal sarcofago sigillato nel cimitero masso-esoterico della sua villa di Hardcore, al quale la Rai sta per dedicare, in vista delle prossime elezioni politiche una speciale fiction, vanamente attesa dagli italiani da almeno venti anni, dal suggestivo titolo Berlustory

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Lui, paraculo, non aspettava altro: immediatamente passato alle cure di restauro delle truccatrici Mediaset, da quando l’ha saputo, imperversa sui piccoli schermi televisivi d’Italia, dichiarandosi costretto, suo malgrado, a riscendere in campo per difenderci da improvvide iatture governative – nel caso di affermazione degli “efferati populisti pentastellati” – e minacciando addirittura l’espatrio (volesse il cielo, Ndr) per sfuggire a probabili nuove e più gravi persecuzioni giudiziarie.

Ma non si limita a questo. In vista di una indispensabile necessaria accozzaglia di centro destra, per via della impresentabilità di rinnovate “vomitevoli larghe intese PD-FI”, che negli ultimi anni hanno largamente mortificato i più elementari principi di vita democratica e civile del Paese, si professa federalista, auspicando un imminente sodalizio con i sodali di sempre: gli amici-nemici, secondo le circostanze, della Sega Nord.

 Se non fossero scolpite nelle cronache della rete, con evidenza incontrovertibile, le prove di tanto meschino opportunismo, fondato sulla credulità popolare carpita in malafede, ci sarebbe davvero da crederci!

E invece, come se mai fossero esistite accuse scritte e dichiarazioni pubbliche di mafiosità a carico di Berluskamen da parte degli organi di informazione della lega e dello stesso suo leader fondatore, come se non si ricordassero più i prodotti che i due schieramenti, Lega e FI, hanno regalato al Paese, per anni – i trota, le minetti e le ministre strappate alla carriera di porno-calendaristecome se niente di tutto questo fosse mai accaduto, eccoli là pronti a rilanciare un nuovo e sempre più inquietante mostro della politica: IL CARROCCIONE

il-carroccione

Con buona pace di Renato Zero, che aspetti!?

PASSAPAROLA!!!

 

www.adriacola.altervista.com

Striscia la vermizia

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Ancora una volta – stavolta nell’ultima puntata della trasmissione di Corrado Formigli, Piazza pulita – stoccate, tanto gratuite quanto ipocrite, nei confronti di Virginia Raggi: una a cura di Paolo Mieli, l’altra del conduttore stesso che, come i cavoli a merenda, allude, senza specificarne le ragioni o fornirne esemplificazioni concrete, a imprecisate “incapacità amministrative” dell’attuale sindaco di Roma.

Non passa giorno, d’altronde, senza che i tiggì della Rai non infilino servizi di fango per screditare chi amministra oggi la capitale. Fantastiche le faccine delle giornaliste del tg regionale del Lazio – le Maria Luigia Cozzupoli, piuttosto che Roberta Ammendola, solo per citare le più frequenti – che, un giorno sì e l’atro pure, su evidente incarico dei superiori (e altamente probabile ricatto, pena la perdita del posto di lavoro), fanno a gara nel propagare le notizie sul crescente degrado del Gianicolo, denunciato da un cittadino preso a caso per strada, probabilmente (ma questo nel tiggì non si vede) all’uscita della sezione di quartiere del PD, piuttosto che – udite, udite! – nell’accrescimento dei crimini contro le donne, nell’ultimo anno a Roma!

E’ un classico, ormai: una intera generazione giornalistica, fatte salve rare eccezioni, senza vergogna e remora alcuna, in uno scellerato quadro di controllo ferreo e mafioso del pressoché totale apparato mediatico, ha inventato e coltiva con accanimento quotidiano il filone del “dagli alla giunta romana”.

Dai Marcello Sorgi, ai Massimo Franco e Antonio Polito, solo per citare le facce più ricorrenti sul video, il coro è unanime: “Virginia Raggi è un disastro!”. E se gli chiedi perché, la risposta non c’è, o quando viene abbozzata dimostra, con sfrontata evidenza, tanta malcelata malafede.

Sì, malafede! Null’altro che malafede!! Perché non si può definire diversamente la ragione di tanta ipocrisia “scandalizzata” di chi per anni ha taciuto – e tutt’ora finge di non ricordare! – vergogne addirittura criminali di una classe politica promiscuamente collusa – se non per dolo, quantomeno per incompetenza e superficialità – con personaggi del calibro delinquenziale di Buzzi e Carmunati! Per non parlare delle segreterie “odevainiane” o della presenza, assidua e trasversale, dei Casamonica e simili nelle celebrazioni di partito, con tanto di finanziamenti oscuri incorporati!!.

E non solo malafede! Purtroppo c’è dell’altro, per spiegare tanto accanimento. Dell’altro e molto più grave!! Tanto accanimento, oltre a quello di sbarrare il passo ad auspicabili cambiamenti in positivo nell’interesse dei cittadini, persegue lo scopo di sviare l’attenzione della pubblica opinione dalle vicende gravissime che su di essa incombono

Ne dava un’idea molto chiara il tg2 Rai delle 21,00 di due sere fa: nel giorno del crimine parlamentare della fiducia sulla legge elettorale, la notizia di apertura, esposta per ben cinque minuti, con ampia dovizie d’esempi, era quella delle “opere incompiute” nel nostro Paese. Micidiale scoop giornalistico, come si potrebbe supporre, se non fosse per Striscia la notizia che ne fa da anni un serial televisivo su Canale 5. Ma Tant’è! A questa stregua sono ridotti i telegiornali del servizio pubblico televisivo nel nostro Paese: a Striscia la vermizia!.

Coraggio Virginia – verrebbe da dire – non ti fermeranno le armi di distrazione di massa. Non facciamo il tifo solo per te, ma anche per i romani e ancora di più per gli italiani!! Vai avanti così, non ti curare: nel Caltagirone degli ipocriti c’è ancora molto spazio… e presto, stai certa, sarà riempito del tutto”

 

Belli e immATTALI

immattali

 

 

 

 

Caro Iacona,

navigando, senza troppe remore, tra l’orrore di moderne mitologie tecnologiche – come gli inquietanti cilindri frigorifero per l’ibernazione del corpo umano prenotabili, a costi proibitivi, in vista dell’invenzione più o meno prossima della pillola per l’immortalità – l’ultima puntata “di Presa diretta”, dal suggestivo titolo Belli e immortali, ha, come scrive nel suo sito, “esplorato le frontiere più estreme della ricerca: microchip come chicchi di riso iniettati sotto la pelle per pagare la spesa al supermercato strisciando con la mano come fosse una carta di credito; mappatura e riproduzione del cervello umano per potenziarne le funzioni e avere una memoria imbattibile e la capacità di analisi di un computerne, eccetera…..”.

Che dire? Nulla di nuovo sotto la luce del sole, caro Corrado. Se la ricorda la storiella di e Eva e della mela? E’ sempre la solita storia, purtroppo oggi con molte aggravanti di più!

L’impressione è che oggi l’uomo tenti di umiliare il divino e la Natura ponendosi contro di essi con un atto di orgoglio, senza però pensare alle possibili conseguenze. Conseguenze che si abbatteranno sulle future generazioni che gli architetti del mondialismo vogliono plasmare sul modello distopico de Il mondo nuovo di Aldous Huxley In questo romanzo Huxley immaginava un’umanità condizionata fin dalla provetta: da adulti i cittadini di questo governo globale non avrebbero potuto non desiderare la forma di potere che era loro imposta. Ovviamente i cittadini non se ne rendono conto e accettano di buon grado quanto imposto dall’alto perché manca loro il controllo della storia e dei meccanismi occulti, quelli che si nascondono dietro la parte visibile del potere”. (*)

Forse anche i giornalisti hanno qualche grossa responsabilità per questo, quando omettono di denunciare la follia di chi propina teorie e visioni diaboliche dell’essere umano, non trova?

……..dopo aver sperimentato innumerevoli forme di organizzazione sociale, di cui la famiglia nucleare è solo una delle ultime espressioni, altrettanto provvisoria di quelle che l’hanno preceduta,…… noi andiamo lentamente verso un’umanità unisessuale, in cui gli uomini e le donne saranno uguali su tutti i piani, ivi compreso quello della capacità riproduttiva, che non sarà più il privilegio o l’onere delle donne ……” (*)(*).

Specie se personalità affatto estranee alle vicende del mondo, non crede? (*)(*)(*)

A quando una puntata che ci spieghi bene “chi vuole” e “perché vuole”, per fare un esempio tanto eclatante quanto mediaticamente (vilmente e subdolamente) semi-occultato, l’introduzione nelle scuole delle teorie di gender?

Siamo tutti in attesa, non ci deluda!

Adriano Colafrancesco

(*) Tratto da “Il mito dell’immortalità” di Enrica Perrucchietti

(*)(*) Attali: verso l’umanità unisexe

(*)(*)(*) Attali: ho scoperto Macron

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Siete in sette dentro 20mq di seminterrato? Dormite sotto i ponti? Non vi bastano i voucher per pagare l’affitto? Nessun problema!

Da oggi c’è

sis-copia un prodotto SISAL – Società Istigazione Suicidio Autolesionismo Lavoratori

 Attenzione – Leggere bene le avvertenze: l’aspettativa per una casa in cui vivere dignitosamente può creare dipendenza. Non mettere in testa strane idee ai minorenni

Spezzeremo le reni all’Albania

 Dominato dagli stranieri, nonché infiltrato da interessi finanziari equivoci (per non parlare di quelli malavitosi) su scala nazionale e internazionale, il calcio italiano è sempre più rappresentazione tragica del nostro Paese.

Un Paese costretto (suo malgrado) ad affidarsi a una nazionale – un tempo gloriosa e vincente – fatta oggi da gente superpagata, alla faccia e a scapito dell’indigenza di milioni di italiani,

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che stenta a competere, non senza fatica per non soccombere, non più col Brasile pluri-campione del mondo, ma con la nazionale della Repubblica di Macedonia, 134° posto nel ranking mondiale FIFA.

Ci vediamo lunedì a Scutari: spezzeremo le reni all’Albania e poi ci faremo ridare un po’ di aziende delocalizzate! Tu, nel frattempo, PASSAPAROLA!

Sciau Gamil

Sciau Gamil,

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la politica dell’immigrazione a porte aperte sta risultando analoga, sul piano della manipolazione sociale, a quella dell’euro: ambedue funzionano come congegno a scoppio ritardato, o come una nassa in cui, quando il pesce si accorge di essere entrato in una trappola, non riesce più a tirarsi fuori.

 Fortemente volute e sostenute dall’élite internazionale, entrambe hanno esaltato in termini idealizzanti, prospettandola come necessaria, benefica e apportatrice di stabilità, e facendola così accettare dalla gente, una cosa che, nel tempo, ha invece apportato danni, costi e destabilizzazione strutturale; e che però, intanto, ha anche creato vincoli tali – insieme a vantaggi economici, per alcuni soggetti potenti – che diviene difficile tornare indietro da quella scelta. Anzi, sembra che si sia costretti ad andare avanti in quella direzione sotto la minaccia di conseguenze devastanti.

Una strategia di questo tipo è stata attuata per svuotare di sovranità lo Stato nazionale parlamentare in favore di organismi sovranazionali più o meno privati.

Con l’euro (una falsa moneta che blocca i cambi tra le monete senza avere come sottostante un debito pubblico comune), mentre si distribuivano promesse di crescita nella sicurezza, è stato costruito un sistema che distribuisce l’opposto, e che dà alle agenzie di rating (cioè alla Germania) un potere legalizzato di svalutare i titoli del tesoro, aumentarne il rendimento, destabilizzare le banche che li hanno in bilancio, quindi di dettare le scelte politiche al governo e al parlamento italiani, e insieme di rilevare le banche italiane, Bankitalia compresa, a prezzi di vendita forzata.

Con l’immigrazione a porte aperte, propugnata dapprima come soluzione al problema dei lavori che nessuno vuol fare, poi da accettarsi per dovere morale oppure perché inarrestabile, si è riempita l’Italia di genti che apportano culture e schemi comportamentali insieme rigidi (perché legati a prescrizioni religiose) e incompatibili con lo specificità della nostra cultura, che per lo più non si vogliono affatto integrare, ma, al contrario vogliono cambiare i Paesi ospitanti, con la forza delle loro convinzioni e della loro prolificità per occupare il territorio; nonché , al contempo, ricevere assistenza da essi mentre questi tagliano assistenza e previdenza ai loro cittadini e censurano i dati sui suicidi dovuti a motivi economici.

Il danno al prodotto al tessuto socio-politico è ormai probabilmente irreversibile. Le ondate di immigrati degli ultimi anni, parallele al crescente flusso di emigrazione qualificata, hanno contribuito senza ombra di dubbio al tracollo del capitale sociale di un Paese, sempre più sotto lo schiaffo di cartelli finanziari privati multinazionali, sempre più vecchio e in declino che non tutela più il proprio patrimonio culturale e tradizionale, nonostante il suo valore immenso e ineguagliabile, non respinge le invasioni massicce ma cerca di includere pagando, esattamente come faceva l’impero romano nel suo declino, quando non respingeva più i rozzi popoli invasori, ma cercava di gestirli pagandoli, e come fece Neville Chamberlain, cercando di evitare la guerra con la sua politica di pacificazione e di rabbonimento a tutti i costi verso Hitler.

Considerate le dinamiche demografiche in atto, c’è il serio rischio che si vada all’estinzione della civiltà italiana nel giro di pochi decenni. Estinzione ovviamente voluta perché la nostra civiltà ha caratteristiche, tradizioni e storia che la rendono critica e, se si confermasse tale, sarebbe meno facilmente governabile” (*)

Mannaggia li pescetti Gamil! Passaparola!!!

 

(*) libero adattamento da “Oltre l’agonia” di Marco Della Luna – ARIANNA Editrice

Un Paese col cappio al collo

A vedere nel salotto televisivo “Di Martedì”, il più impegnato di tutti nella proposta di giornalismo pluralista e di servizio pubblico, la riesumazione della nota tessera P2, Costanzo, insieme ad un’altra figura chiave del piccolo schermo che allieta i pomeriggi italioti con il tribunale mediatico delle lavandaie, “Forum”, resta difficile non condividere le recenti affermazioni di Pietrangelo Buttafuoco che parla, testualmente di “sistema dell’informazione abominevole”, ma, soprattutto, si ha l’esatta misura del decadimento morale e politico del nostro

cappio Paese col cappio al collo imposto da una casta di governanti, tali, solo per concessione di poteri prevaricatori sovranazionali.

Proprio così: una casta di governanti, spesso autoeletti, che sta lì dove sta per concessione di poteri prevaricatori ed estranei, per non dure avversi, agli interessi del nostro Paese!

Forse non tutti sanno – per fare un solo esempio – che Francia e Germania hanno, la prima nella sua costituzione e la seconda nella giurisprudenza della sua corte costituzionale, elementi di tutela che impediscono disposizioni europee contrarie ai loro rispettivi principi e interessi nazionali.

L’Italia, per contro, col nuovo testo dell’art. 117 della Costituzione (*) – che recita testualmente “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali” – ha una norma che la pone in una situazione di subordinazione passiva alla UE, nonché di inferiorità alla Francia e alla Germania.

Una norma che, mentre sottopone il legislatore a vincoli inderogabili – vero e proprio cappio della Unione Europea – è in evidente contrasto con l’art. 11 della Costituzione, laddove dice che “L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni” e tradisce palesemente uno dei suoi Principi Fondamentali.

Ma di tutto questo neanche il talk più intraprendente, traghettato insieme ai vari Giannini e Zoro de’ noantri dalla Rai alla tivvù del Cairo, contentino mediatico per i palati più fini, parla!

Guai a entrare davvero nel merito dei problemi, a dir poco drammatici, nei quali i Paese sprofonda!

La mistificazione, fondata sull’omissione di servizio pubblico, è ormai regola ferrea e inderogabile! Nel sistema televisivo pubblico, per definizione, spregiudicatamente e sfrontatamente, in quello privato senza ritegno e peggio ancora, subdolamente, come è il caso de La7

Passaparola

(*) Riforma Napolitano-Renzi-Boschi-Verdini, modifica dell’art. 117: Costituzione e vincoli europei diventano tutt’uno

Le ragioni del rilancio dell’ultra destra in Europa

Le ragioni del rilancio dell’ultra destra in Europa (*)

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Il processo di unificazione europea in corso è l’attuazione di un piano imperialistico dell’oligarchia statunitense elaborato dalla CIA per dominare meglio e più semplicemente l’Europa attraverso un super-Stato comunitario centralistico, autocratico, burocratico, non democratico e sganciato dagli interessi della gente europea. Questo piano si nasconde dietro un europeismo sentimentale e infantile inculcato da scuola, mass media e istituzioni.

La BCE è in mano a uomini della Goldman Sachs, la quale ha persino posto alcuni di loro a capo dei governi e dei ministeri economici di alcuni paesi, dopo averne destabilizzato le finanze (vedi il Goldman Sachs Papademos in Grecia, imposto in sostituzione di Papandreou che aveva ardito parlare di un possibile referendum popolare sull’euro nel suo paese).

La grande finanza anglosassone ha scelto e sta usando lo Stato più forte dell’Europa occidentale, ossia la Germania, come stato vassallo per sottomettere gli altri stati al suo disegno di accentramento

Washington, anche attraverso i suoi fiduciari nei governi europei – creando focolai di tensione come ha fatto in Ucraina e piantando basi missilistiche sempre più vicine a Mosca – ha cercato di spingere i Paesi comunitari alla conflittualità e alla non collaborazione con la Russia, col malcelato scopo di aumentare le divisioni in Europa e indebolirla, legandola al contempo maggiormente a sé e alle sue forniture militari.

Tutte queste cose vengono spiegate lucidamente da diversi politologi anche americani, come il professor Paul Craig Roberts, il quale in diversi scritti accessibili nel web, cita documenti governativi dove si spiega che il piano di unificazione europea dovrà essere portato avanti surrettiziamente, senza che la gente capisca, riforma dopo riforma, infilando le varie nazioni in posizioni sempre più squilibrate, fino a che gli europei si trovino a un punto tale che sia praticamente impossibile tornare indietro e siano costretti a lasciarsi portare sempre più avanti verso l’obiettivo designato.

Quando si rileva che

  • in Italia gli indigenti, nell’arco di cinque anni, sono passati da 1,5 a 4 milioni,
  • si stanno formando masse di milioni di immigrati, esodati e disoccupati
  • si preparano milioni di futuri pensionati che non avranno una rendita pensionistica sufficiente a vivere
  • il numero delle aziende italiane passate a mani cinesi, indiane….,

quando si rilevano tutte queste cose si dovrebbe capire il volto della società che stanno costruendo: un corpo sociale largamente nelle mani dell’oligarchia dominante, sempre più passivo, remissivo e politicamente inattivo.

Il cigno nero non è volato via, ha costruito il trono per restare

 

(*) tratto da Oltre l’agonia di Marco Della Luna – Arianna Editrice

Dalla Res Pubblica alla Renz Pubblica

Dalla Res Pubblica alla Renz Pubblica

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Prendendo in prestito il titolo dell’ultima fatica letteraria di Giampaolo Pansa, possiamo davvero dire che ormai “l’Italia non c’è più”!

Non siamo più uno stato! Peggio: siamo ormai un stato privatizzato, che dipende da interessi sovranazionali che, sempre di più, tendono a escludere forme di controllo popolare.

Non siamo più uno stato e, tantomeno, siamo più una repubblica. Ossia una res pubblica che si cura della cosa pubblica anziché di quella privata. Siamo, a tutti gli effetti: un paese messo in mano a marionette manovrate coi fili dall’alto, capitanate da un capocomico più impresentabile dell’ormai bollito cainano di Arcore.

La conferma, inesorabile, semmai ve ne fosse stato bisogno, viene dalle ultime gravi vicende che vedono additati come “eversivi” servitori dello stato, come il colonnello Sergio di Caprio – al secolo “capitano ultimo”, noto alle cronache per la cattura del boss Totò Riina – o il capitano del Noe Giampaolo Scafarto.

I fatti: Il 17 luglio la pm di Modena Lucia Musti denuncia Scafarto e il suo ex capo De Caprio al Csm, parlando di due colloqui privati: con De Caprio nella primavera 2015 sul caso Cpl Concordia e con Scafarto nel settembre 2016 sul caso Consip. Definisce (così sembrerebbe, stando ai condizionali delle cronache televisive) i due come “spregiudicati”, in “delirio di onnipotenza” e riporta affermazioni, a loro attribuite, del tipo “Se vuole ha una bomba in mano e può farla esplodere”, “Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi” che di per sé non attestano in alcun modo intenzioni e fini destabilizzatori, ma piuttosto semplici constatazioni.

Tanto, però, basta per scatenare le grida di allarme della quasi totale classe politica che parla di colpo di stato e di complotto anti-Renzi. Tanto avanza per scatenare i tiggì nazionali a rilanciare il presunto scandalo, per mettere in piedi le solite marchette di laude e difesa del premier, vittima di oscure persecuzioni personal-genitoriali.

A nessuno vengono in mente le domande più ovvie:

  • perché tanto zelo a scoppio ritardato? Perché la pm di Modena non denunciò ai vertici dell’Arma, quasi tre anni fa, quei comportamenti, se davvero li giudicava pericolosi e lesivi per le più alte figure di governo,
  • che interesse avrebbero e per conto di chi, i militari accusati, a mettere in atto azioni destabilizzatrici contro la classe di governo?

Una sola cosa è certa: i nemici dello stato (anzi del non stato) sono certamente infiltrati nelle istituzioni: o nell’arma dei Carabinieri o in Parlamento! E una domanda si impone con forza: viviamo ancora in una Res Pubblica o siamo stati calati nell’abominio di in una Renz Pubblica?

Agli italiani la scelta! Con Di Caprio o con Riina?

Nota Bene: prima di rispondere ricordati che le menzogne fanno male e, per non bere in modo acritico le notizie dei telegiornali, leggiti attentamente le fonti che chiariscono le idee, come l’articolo che segue.

 

“Il piano Sòla” (Marco Travaglio) – Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2017

Facciamo finta che un ufficiale dei Carabinieri, il capitano Giampaolo Scafarto, indaghi su un traffico di rifiuti. E raccolga pesanti prove sulle persone più vicine a un personaggio molto noto, Caio Sempronio: non solo intercettazioni, ma addirittura il pizzino scritto da un imprenditore con cifre di 30 mila euro al mese e 5 mila euro a bimestre con accanto le sigle del padre di Sempronio e del di lui compare, più richieste di 2 milioni per salvare il giornale di Sempronio, in cambio di raccomandazioni e incontri col braccio destro e il braccio sinistro di Sempronio. Il carabiniere si convincerà che nel traffico di rifiuti c’entri pure Sempronio. E, felice per la svolta della sua indagine, la confiderà a un pm con cui lavora da un anno: “Scoppierà un casino. Arriviamo a Sempronio”. Il pm si congratulerà con lui, raccomanderà prudenza, lo spronerà ad andare fino in fondo senza guardare in faccia nessuno. E, quando la storia verrà fuori, il carabiniere riceverà applausi ed encomi, mentre le tv si contenderanno la storia per girarci una fiction ..

La scena appena descritta pare si sia verificata nel settembre 2016 fra il capitano del Noe Giampaolo Scafarto e il pm di Modena Lucia Musti. Ma non riguarda un traffico di rifiuti, bensì un traffico d’influenze con tangenti incorporate, a carico di una gang sospettata di voler truccare la gara Consip per il più grande appalto d’Europa (2,7 miliardi).

Poi ci sono soffiate e favoreggiamenti. E l’entourage coinvolto non è quello di Caio Sempronio, ma di Matteo Renzi. Che è il minimo comune denominatore di tutti i protagonisti: il padre Tiziano, il fido Carlo Russo, l’imprenditore e finanziatore Alfredo Romeo, l’ad di Consip Luigi Marroni, il ministro Luca Lotti, l’ex consigliere Filippo Vannoni, gli amici generali Del Sette e Saltalamacchia.

Quindi il finale della storia è diametralmente opposto. Il 17 luglio la pm Musti denuncia Scafarto e il suo ex capo Sergio De Caprio “Ultimo” al Csm (che non ha alcun potere su di loro: tutta acqua al mulino di chi vuole cacciare il pm Woodcock). Svela due colloqui privati: con Ultimo nella primavera 2015 su Cpl Concordia e con Scafarto nel settembre 2016 su Consip. Dipinge i due come “esagitati”, “spregiudicati”, in “delirio di onnipotenza”, e il secondo come autore di “informative scritte coi piedi” su “chiacchiere da bar”. Ma non spiega perché non segnalò 30 mesi fa quelle orrende condotte ai vertici dell’Arma, ma continuò a lavorare con il putribondo figuro e attese le controindagini e la campagna renziana per esultare (“Finalmente l’hanno preso”) e vuotare il sacco a scoppio ritardato.

Così ora le sue parole – dopo tante allusioni di Renzi, molto informato sui fatti segreti – vengono usate da ministri e politici di ogni colore per accusare il Noe di complotto anti-Renzi, colpo di Stato, un nuovo Piano Solo con tintinnio di sciabole, in combutta con i pm di Napoli che hanno scoperto lo scandalo e al giornale (uno a caso) che l’ha rivelato; e per occultare le prove sull’appalto truccato e le soffiate istituzionali che hanno rovinato l’indagine e salvato gli indagati dalla galera.

Ma che c’entrano i due ufficiali con la pm di Modena? Nel 2015 la Procura di Napoli le trasmette per competenza un filone dell’inchiesta sulla coop emiliana Cpl Concordia, sospettata di pagare mazzette e di avere rapporti con la camorra. Inchiesta seguita direttamente da Scafarto e coordinata dall’allora vicecomandante De Caprio, che dunque incontrano la Musti, assegnataria del fascicolo, per i normali scambi di informazioni sulle indagini da compiere. Ora, due anni dopo, la pm si accorge improvvisamente che gli ufficiali volevano metterla sotto pressione con la frase “Se vuole ha una bomba in mano e può farla esplodere”, solo perché sottolineavano gli alti ambienti coinvolti (si parlava di D’Alema, dell’ex fondazione di Minniti, dei rapporti Pd-coop rosse) e l’esigenza di non fermare le indagini. All’epoca non disse niente a nessuno, ma ora si sente coartata fuori tempo massimo e riferisce tutto al Csm. E aggiunge una circostanza, anch’essa del tutto neutra: nel faldone arrivato da Napoli erano rimaste le intercettazioni captate fra il generale della Gdf Michele Adinolfi (prima indagato e poi archiviato) e l’allora segretario Pd Renzi alla vigilia della salita a Palazzo Chigi. Conversazioni penalmente irrilevanti e già segretate da Woodcock, anche se poi le pubblicò il Fatto perché i pm (non Woodcock: altri) non le avevano espunte da un fascicolo in mano agli avvocati.

Ora i giornaloni insinuano che i diabolici Scafarto e De Caprio le abbiano allegate appositamente al dossier spedito a Modena per farle uscire e screditare il povero Matteo: peccato che il Fatto le abbia scoperte per tutt’altra via, e cioè da un fascicolo depositato alle parti a Napoli e dunque non segreto; e che quattro sottufficiali del Noe a suo tempo indagati per rivelazione di segreto siano già stati archiviati (a proposito di fughe di notizie: il verbale della Musti davanti al Csm è segretissimo, eppure ieri, appena trasmesso alla Procura di Roma, è finito su Corriere, Repubblica e Messaggero: chi è l’autore di questa fuga di notizie? E qualcuno indagherà, anche se non c’è di mezzo il Fatto?).

Un anno fa, poi, la pm Musti incontra di nuovo Scafarto del Noe, di cui evidentemente continua a fidarsi malgrado le terribili minacce del 2015, sempre per il prosieguo delle indagini sulla coop. E lì il capitano le confida di un’altra indagine con i pm di Napoli. Lei, secondo i giornali, sostiene di aver sentito: “Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi” (non – si badi bene – “Vogliamo arrivare a Renzi”, come traducono i fantasiosi fautori dell’accanimento inquisitorio e della congiura). De Caprio nega di aver mai parlato di “bombe” su Renzi e di averlo mai nominato. Scafarto nota di non essere mai stato indagato a Modena per quella presunta violazione del segreto. In ogni caso, dire che l’inchiesta portava a Renzi non era ammettere un complotto, ma comunicare un dato di fatto, alla luce della lettura data dal Noe delle prove raccolte nell’ultimo mese.

Il 3 agosto 2016 Carlo Russo parla con Romeo, che gli chiede un incontro con Tiziano Renzi per un aiutino in Consip. Il 31 agosto, il 7 e il 13 settembre i due si rivedono per parlare di un “accordo quadro” per arrivare a Renzi e dunque a Consip tramite babbo Tiziano e Lotti. Il 14 settembre Romeo verbalizza in un pizzino (e poi in un altro) l’“accordo quadro” stipulato con Russo: darà 400 mila euro all’anno a T. e a C.R. (oltre ai 2 milioni circa chiesti da Russo per salvare l’Unità, organo del Pd di Renzi). Che dovevano dedurre, gli inquirenti, se non che l’inchiesta poteva portare a Renzi? Che i due ufficiali abbiano nominato o meno Renzi con la pm, non cambia nulla: a parte l’imprudenza, che avrebbero potuto e dovuto risparmiarsi, non c’è nulla di scandaloso nel dire una verità – per quanto segreta – a un pm con cui si lavora, peraltro tenuto al segreto investigativo. E quella frase, qualunque essa sia, non sposta di un millimetro le prove raccolte nell’inchiesta Consip (quella vera): i pizzini di Romeo (ritenuti autentici dal Riesame tre giorni fa); la tangente di 100 mila euro pagata da Romeo al dirigente Consip Gasparri (che l’altroieri ha patteggiato 20 mesi e restituito la somma); le testimonianze del dirigente Pd Alfredo Mazzei e dell’ex sindaco Pd di Rignano, Daniele Lorenzini, su un incontro fra Romeo e Tiziano (che, al telefono con Matteo, non esclude di aver visto Romeo “al bar”); la testimonianza di Marroni sui “ricatti” subiti da Tiziano e Russo per favorire Romeo nel mega-appalto e sulle soffiate di Vannoni, di Del Sette, di Lotti e di Saltalamacchia; e la coda di paglia lunga chilometri di babbo Tiziano che, avvertito dal solito uccellino, smise di telefonare e addirittura iniziò a parlare con gli amici solo nel bosco di Rignano, lontano da telefonini e Trojan Horse

Se qualcuno ha complottato contro Renzi, sono i suoi cari, non i carabinieri. Finirà che ha ragione, a sua insaputa, Matteo Orfini: “Questo è il Watergate italiano”. Solo che nel Watergate americano lo scandalo erano i traffici del potere; gli inquirenti che lo scoprirono e i giornalisti che lo svelarono furono premiati; e il presidente Nixon se ne andò. Qui, dopo Marroni (l’unico non indagato), vogliono far fuori i carabinieri, i pm e i giornalisti per salvare inquisiti & compari. Più che il Piano Solo, il Piano Sòla.