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Le ragioni del rilancio dell’ultra destra in Europa

Le ragioni del rilancio dell’ultra destra in Europa (*)

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Il processo di unificazione europea in corso è l’attuazione di un piano imperialistico dell’oligarchia statunitense elaborato dalla CIA per dominare meglio e più semplicemente l’Europa attraverso un super-Stato comunitario centralistico, autocratico, burocratico, non democratico e sganciato dagli interessi della gente europea. Questo piano si nasconde dietro un europeismo sentimentale e infantile inculcato da scuola, mass media e istituzioni.

La BCE è in mano a uomini della Goldman Sachs, la quale ha persino posto alcuni di loro a capo dei governi e dei ministeri economici di alcuni paesi, dopo averne destabilizzato le finanze (vedi il Goldman Sachs Papademos in Grecia, imposto in sostituzione di Papandreou che aveva ardito parlare di un possibile referendum popolare sull’euro nel suo paese).

La grande finanza anglosassone ha scelto e sta usando lo Stato più forte dell’Europa occidentale, ossia la Germania, come stato vassallo per sottomettere gli altri stati al suo disegno di accentramento

Washington, anche attraverso i suoi fiduciari nei governi europei – creando focolai di tensione come ha fatto in Ucraina e piantando basi missilistiche sempre più vicine a Mosca – ha cercato di spingere i Paesi comunitari alla conflittualità e alla non collaborazione con la Russia, col malcelato scopo di aumentare le divisioni in Europa e indebolirla, legandola al contempo maggiormente a sé e alle sue forniture militari.

Tutte queste cose vengono spiegate lucidamente da diversi politologi anche americani, come il professor Paul Craig Roberts, il quale in diversi scritti accessibili nel web, cita documenti governativi dove si spiega che il piano di unificazione europea dovrà essere portato avanti surrettiziamente, senza che la gente capisca, riforma dopo riforma, infilando le varie nazioni in posizioni sempre più squilibrate, fino a che gli europei si trovino a un punto tale che sia praticamente impossibile tornare indietro e siano costretti a lasciarsi portare sempre più avanti verso l’obiettivo designato.

Quando si rileva che

  • in Italia gli indigenti, nell’arco di cinque anni, sono passati da 1,5 a 4 milioni,
  • si stanno formando masse di milioni di immigrati, esodati e disoccupati
  • si preparano milioni di futuri pensionati che non avranno una rendita pensionistica sufficiente a vivere
  • il numero delle aziende italiane passate a mani cinesi, indiane….,

quando si rilevano tutte queste cose si dovrebbe capire il volto della società che stanno costruendo: un corpo sociale largamente nelle mani dell’oligarchia dominante, sempre più passivo, remissivo e politicamente inattivo.

Il cigno nero non è volato via, ha costruito il trono per restare

 

(*) tratto da Oltre l’agonia di Marco Della Luna – Arianna Editrice

Dalla Res Pubblica alla Renz Pubblica

Dalla Res Pubblica alla Renz Pubblica

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Prendendo in prestito il titolo dell’ultima fatica letteraria di Giampaolo Pansa, possiamo davvero dire che ormai “l’Italia non c’è più”!

Non siamo più uno stato! Peggio: siamo ormai un stato privatizzato, che dipende da interessi sovranazionali che, sempre di più, tendono a escludere forme di controllo popolare.

Non siamo più uno stato e, tantomeno, siamo più una repubblica. Ossia una res pubblica che si cura della cosa pubblica anziché di quella privata. Siamo, a tutti gli effetti: un paese messo in mano a marionette manovrate coi fili dall’alto, capitanate da un capocomico più impresentabile dell’ormai bollito cainano di Arcore.

La conferma, inesorabile, semmai ve ne fosse stato bisogno, viene dalle ultime gravi vicende che vedono additati come “eversivi” servitori dello stato, come il colonnello Sergio di Caprio – al secolo “capitano ultimo”, noto alle cronache per la cattura del boss Totò Riina – o il capitano del Noe Giampaolo Scafarto.

I fatti: Il 17 luglio la pm di Modena Lucia Musti denuncia Scafarto e il suo ex capo De Caprio al Csm, parlando di due colloqui privati: con De Caprio nella primavera 2015 sul caso Cpl Concordia e con Scafarto nel settembre 2016 sul caso Consip. Definisce (così sembrerebbe, stando ai condizionali delle cronache televisive) i due come “spregiudicati”, in “delirio di onnipotenza” e riporta affermazioni, a loro attribuite, del tipo “Se vuole ha una bomba in mano e può farla esplodere”, “Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi” che di per sé non attestano in alcun modo intenzioni e fini destabilizzatori, ma piuttosto semplici constatazioni.

Tanto, però, basta per scatenare le grida di allarme della quasi totale classe politica che parla di colpo di stato e di complotto anti-Renzi. Tanto avanza per scatenare i tiggì nazionali a rilanciare il presunto scandalo, per mettere in piedi le solite marchette di laude e difesa del premier, vittima di oscure persecuzioni personal-genitoriali.

A nessuno vengono in mente le domande più ovvie:

  • perché tanto zelo a scoppio ritardato? Perché la pm di Modena non denunciò ai vertici dell’Arma, quasi tre anni fa, quei comportamenti, se davvero li giudicava pericolosi e lesivi per le più alte figure di governo,
  • che interesse avrebbero e per conto di chi, i militari accusati, a mettere in atto azioni destabilizzatrici contro la classe di governo?

Una sola cosa è certa: i nemici dello stato (anzi del non stato) sono certamente infiltrati nelle istituzioni: o nell’arma dei Carabinieri o in Parlamento! E una domanda si impone con forza: viviamo ancora in una Res Pubblica o siamo stati calati nell’abominio di in una Renz Pubblica?

Agli italiani la scelta! Con Di Caprio o con Riina?

Nota Bene: prima di rispondere ricordati che le menzogne fanno male e, per non bere in modo acritico le notizie dei telegiornali, leggiti attentamente le fonti che chiariscono le idee, come l’articolo che segue.

 

“Il piano Sòla” (Marco Travaglio) – Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2017

Facciamo finta che un ufficiale dei Carabinieri, il capitano Giampaolo Scafarto, indaghi su un traffico di rifiuti. E raccolga pesanti prove sulle persone più vicine a un personaggio molto noto, Caio Sempronio: non solo intercettazioni, ma addirittura il pizzino scritto da un imprenditore con cifre di 30 mila euro al mese e 5 mila euro a bimestre con accanto le sigle del padre di Sempronio e del di lui compare, più richieste di 2 milioni per salvare il giornale di Sempronio, in cambio di raccomandazioni e incontri col braccio destro e il braccio sinistro di Sempronio. Il carabiniere si convincerà che nel traffico di rifiuti c’entri pure Sempronio. E, felice per la svolta della sua indagine, la confiderà a un pm con cui lavora da un anno: “Scoppierà un casino. Arriviamo a Sempronio”. Il pm si congratulerà con lui, raccomanderà prudenza, lo spronerà ad andare fino in fondo senza guardare in faccia nessuno. E, quando la storia verrà fuori, il carabiniere riceverà applausi ed encomi, mentre le tv si contenderanno la storia per girarci una fiction ..

La scena appena descritta pare si sia verificata nel settembre 2016 fra il capitano del Noe Giampaolo Scafarto e il pm di Modena Lucia Musti. Ma non riguarda un traffico di rifiuti, bensì un traffico d’influenze con tangenti incorporate, a carico di una gang sospettata di voler truccare la gara Consip per il più grande appalto d’Europa (2,7 miliardi).

Poi ci sono soffiate e favoreggiamenti. E l’entourage coinvolto non è quello di Caio Sempronio, ma di Matteo Renzi. Che è il minimo comune denominatore di tutti i protagonisti: il padre Tiziano, il fido Carlo Russo, l’imprenditore e finanziatore Alfredo Romeo, l’ad di Consip Luigi Marroni, il ministro Luca Lotti, l’ex consigliere Filippo Vannoni, gli amici generali Del Sette e Saltalamacchia.

Quindi il finale della storia è diametralmente opposto. Il 17 luglio la pm Musti denuncia Scafarto e il suo ex capo Sergio De Caprio “Ultimo” al Csm (che non ha alcun potere su di loro: tutta acqua al mulino di chi vuole cacciare il pm Woodcock). Svela due colloqui privati: con Ultimo nella primavera 2015 su Cpl Concordia e con Scafarto nel settembre 2016 su Consip. Dipinge i due come “esagitati”, “spregiudicati”, in “delirio di onnipotenza”, e il secondo come autore di “informative scritte coi piedi” su “chiacchiere da bar”. Ma non spiega perché non segnalò 30 mesi fa quelle orrende condotte ai vertici dell’Arma, ma continuò a lavorare con il putribondo figuro e attese le controindagini e la campagna renziana per esultare (“Finalmente l’hanno preso”) e vuotare il sacco a scoppio ritardato.

Così ora le sue parole – dopo tante allusioni di Renzi, molto informato sui fatti segreti – vengono usate da ministri e politici di ogni colore per accusare il Noe di complotto anti-Renzi, colpo di Stato, un nuovo Piano Solo con tintinnio di sciabole, in combutta con i pm di Napoli che hanno scoperto lo scandalo e al giornale (uno a caso) che l’ha rivelato; e per occultare le prove sull’appalto truccato e le soffiate istituzionali che hanno rovinato l’indagine e salvato gli indagati dalla galera.

Ma che c’entrano i due ufficiali con la pm di Modena? Nel 2015 la Procura di Napoli le trasmette per competenza un filone dell’inchiesta sulla coop emiliana Cpl Concordia, sospettata di pagare mazzette e di avere rapporti con la camorra. Inchiesta seguita direttamente da Scafarto e coordinata dall’allora vicecomandante De Caprio, che dunque incontrano la Musti, assegnataria del fascicolo, per i normali scambi di informazioni sulle indagini da compiere. Ora, due anni dopo, la pm si accorge improvvisamente che gli ufficiali volevano metterla sotto pressione con la frase “Se vuole ha una bomba in mano e può farla esplodere”, solo perché sottolineavano gli alti ambienti coinvolti (si parlava di D’Alema, dell’ex fondazione di Minniti, dei rapporti Pd-coop rosse) e l’esigenza di non fermare le indagini. All’epoca non disse niente a nessuno, ma ora si sente coartata fuori tempo massimo e riferisce tutto al Csm. E aggiunge una circostanza, anch’essa del tutto neutra: nel faldone arrivato da Napoli erano rimaste le intercettazioni captate fra il generale della Gdf Michele Adinolfi (prima indagato e poi archiviato) e l’allora segretario Pd Renzi alla vigilia della salita a Palazzo Chigi. Conversazioni penalmente irrilevanti e già segretate da Woodcock, anche se poi le pubblicò il Fatto perché i pm (non Woodcock: altri) non le avevano espunte da un fascicolo in mano agli avvocati.

Ora i giornaloni insinuano che i diabolici Scafarto e De Caprio le abbiano allegate appositamente al dossier spedito a Modena per farle uscire e screditare il povero Matteo: peccato che il Fatto le abbia scoperte per tutt’altra via, e cioè da un fascicolo depositato alle parti a Napoli e dunque non segreto; e che quattro sottufficiali del Noe a suo tempo indagati per rivelazione di segreto siano già stati archiviati (a proposito di fughe di notizie: il verbale della Musti davanti al Csm è segretissimo, eppure ieri, appena trasmesso alla Procura di Roma, è finito su Corriere, Repubblica e Messaggero: chi è l’autore di questa fuga di notizie? E qualcuno indagherà, anche se non c’è di mezzo il Fatto?).

Un anno fa, poi, la pm Musti incontra di nuovo Scafarto del Noe, di cui evidentemente continua a fidarsi malgrado le terribili minacce del 2015, sempre per il prosieguo delle indagini sulla coop. E lì il capitano le confida di un’altra indagine con i pm di Napoli. Lei, secondo i giornali, sostiene di aver sentito: “Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi” (non – si badi bene – “Vogliamo arrivare a Renzi”, come traducono i fantasiosi fautori dell’accanimento inquisitorio e della congiura). De Caprio nega di aver mai parlato di “bombe” su Renzi e di averlo mai nominato. Scafarto nota di non essere mai stato indagato a Modena per quella presunta violazione del segreto. In ogni caso, dire che l’inchiesta portava a Renzi non era ammettere un complotto, ma comunicare un dato di fatto, alla luce della lettura data dal Noe delle prove raccolte nell’ultimo mese.

Il 3 agosto 2016 Carlo Russo parla con Romeo, che gli chiede un incontro con Tiziano Renzi per un aiutino in Consip. Il 31 agosto, il 7 e il 13 settembre i due si rivedono per parlare di un “accordo quadro” per arrivare a Renzi e dunque a Consip tramite babbo Tiziano e Lotti. Il 14 settembre Romeo verbalizza in un pizzino (e poi in un altro) l’“accordo quadro” stipulato con Russo: darà 400 mila euro all’anno a T. e a C.R. (oltre ai 2 milioni circa chiesti da Russo per salvare l’Unità, organo del Pd di Renzi). Che dovevano dedurre, gli inquirenti, se non che l’inchiesta poteva portare a Renzi? Che i due ufficiali abbiano nominato o meno Renzi con la pm, non cambia nulla: a parte l’imprudenza, che avrebbero potuto e dovuto risparmiarsi, non c’è nulla di scandaloso nel dire una verità – per quanto segreta – a un pm con cui si lavora, peraltro tenuto al segreto investigativo. E quella frase, qualunque essa sia, non sposta di un millimetro le prove raccolte nell’inchiesta Consip (quella vera): i pizzini di Romeo (ritenuti autentici dal Riesame tre giorni fa); la tangente di 100 mila euro pagata da Romeo al dirigente Consip Gasparri (che l’altroieri ha patteggiato 20 mesi e restituito la somma); le testimonianze del dirigente Pd Alfredo Mazzei e dell’ex sindaco Pd di Rignano, Daniele Lorenzini, su un incontro fra Romeo e Tiziano (che, al telefono con Matteo, non esclude di aver visto Romeo “al bar”); la testimonianza di Marroni sui “ricatti” subiti da Tiziano e Russo per favorire Romeo nel mega-appalto e sulle soffiate di Vannoni, di Del Sette, di Lotti e di Saltalamacchia; e la coda di paglia lunga chilometri di babbo Tiziano che, avvertito dal solito uccellino, smise di telefonare e addirittura iniziò a parlare con gli amici solo nel bosco di Rignano, lontano da telefonini e Trojan Horse

Se qualcuno ha complottato contro Renzi, sono i suoi cari, non i carabinieri. Finirà che ha ragione, a sua insaputa, Matteo Orfini: “Questo è il Watergate italiano”. Solo che nel Watergate americano lo scandalo erano i traffici del potere; gli inquirenti che lo scoprirono e i giornalisti che lo svelarono furono premiati; e il presidente Nixon se ne andò. Qui, dopo Marroni (l’unico non indagato), vogliono far fuori i carabinieri, i pm e i giornalisti per salvare inquisiti & compari. Più che il Piano Solo, il Piano Sòla.

 

11 settembre 2017: il crollo delle Triad’s Towers

Dopo anni di rumorosissimo silenzio, spezzato solo, qua e là, nel tempo da sprezzanti battute di denigrazione nei confronti dei cosiddetti “complottisti”, forse è davvero venuto il momento, o almeno lo speriamo, del crollo delle Triad’s Towers della disinformazione.

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Nell’apprendere della prossima puntata di Bersaglio Mobile dell’11 settembre sulle vicende di quella tragica data di 16 anni fa, pur perplessi per gli accostamenti preannunciati con argomenti come la morte di Elvis Presley e i viaggi sulla luna, vale la pena di esprimere vivo apprezzamento per il coraggio di affrontare una materia tanto delicata quanto controversa, sulla cui chiarezza, non esageriamo affatto, si giocano le carte della lettura di come va il mondo oggi e ormai da decenni.

Confidando nella correttezza professionale con cui si affronterà il tema, ci permettiamo di sottoporre alcune riflessioni utili, a nostro avviso, per la migliore qualificazione del dibattito, augurandoci che il conduttore televisivo voglia tenerne debito conto. Con esse

  • la sottolineatura di tre punti meritevoli di seri riscontri, su base scientifica oltre che di puro buonsenso, in assenza dei quali la legittimità dell’accusa di manipolazione mediatica della verità è indiscutibilmente incontrovertibile,
  • un documento ineccepibile, già trasmesso in tivvù da Milena Gabanelli all’epoca dei fatti, tristemente lasciato cadere nel nulla dall’ipocrisia giornalistica di allora e fino ad oggi.

Le riflessioni (*)

Negli Stati Uniti le spiegazioni che differiscono da quelle date dall’oligarchia dominante vengono chiamate “teoria della cospirazione”. In realtà, le uniche cospirazioni sono le spiegazioni imposte.

Ad esempio, l’11 settembre. Alcuni musulmani, principalmente arabi, avrebbero inferto la più grande umiliazione ad una superpotenza dai tempi di Davide contro Golia. Avrebbero

  • beffando tutte le 17 agenzie di intelligence statunitensi oltre a quelle di NATO e Israele, il Consiglio di Sicurezza Nazionale, l’Amministrazione della Sicurezza dei Trasporti, il Controllo del Traffico Aereo,
  • dirottando quattro aerei di linea americani in una mattina,
  • abbattendo tre grattacieli del World Trade Center,
  • distruggendo parte del Pentagono dove si stavano facendo ricerche su 2-3 trilioni di dollari mancanti

L’abilità di alcuni giovani musulmani di compiere un’impresa simile è veramente incredibile. Un tale fallimento dello Stato di Sicurezza Nazionale vorrebbe dire che l’America era palesemente vulnerabile durante la Guerra Fredda. Se tale fiasco fosse veramente accaduto, Casa Bianca e Congresso avrebbero reclamato un’inchiesta a gran voce. Nessuno invece è stato neanche rimproverato e la Casa Bianca si è opposta per un anno a tutti gli sforzi per un’inchiesta. Infine, per zittire le famiglie dell’11 settembre, ha istituto una Commissione apposita, che ovviamente ha fatto copia incolla della storia del governo.

Non ci sono proprio le prove per sostenere la teoria ufficiale. Tutte le prove conosciute anzi la contraddicono. Ad esempio, è un fatto dimostrato che l’edificio 7 sia caduto in accelerazione, il che significa che era stato preparato per essere demolito. Perché? Non esiste risposta ufficiale a questa domanda. Le opinioni di scienziati, architetti, ingegneri, piloti e primi testimoni sono loro ad essere tacciate di cospirazione.

Tre punti speciali

1) Il crollo delle Twin Towers – Nel momento del crollo delle Twin Towers i filmati mostrarono degli sbuffi d’aria compressa provenienti dai pilastri. Per molti questa è la prova che le torri del World Trade Center di New York non sarebbero state distrutte dall’impatto dei due aerei di linea, bensì da un’operazione di demolizione controllata condotta con esplosivi militari a base di nano-termite. A muovere questa pesantissima accusa è l’associazione americana non profit Architects & Engineers for 9/11 Truth (Architetti & Ingegneri per la verità sull’11 Settembre), costituita da 2.620 architetti e ingegneri statunitensi che hanno firmato una petizione indirizzata al Congresso degli Stati Uniti per riaprire un’investigazione indipendente.

2) Il crollo dell’edificio 7 – WTC-7 è la sigla dell’edificio 7, un palazzo di 47 piani inaugurato nel 1987. Ciò che ha dato adito alle speculazioni di molti è il fatto che la struttura – mai colpita da nessun aereo – sia crollata con una facilità e velocità straordinarie alle 17.20, cioè molte ore dopo il collasso delle Twin Tower. Una indagine federale sulle caratteristiche tecniche e di resistenza agli incendi connesse con il crollo delle torri gemelle e del WTC 7 fu condotta dal National Institute of Standards and Technology (NIST). I risultati dell’indagine sul WTC 7 sono stati pubblicati il 21 agosto 2008: il crollo dell’edificio sarebbe stato causato dalla dilatazione termica prodotta dagli incendi incontrollati per ore e il cedimento di una sola colonna – la numero 79 – fece collassare l’intero palazzo.

3) L’attacco al Pentagono – L’unica sequenza di immagini resa pubblica nel 2006 e riguardante l’impatto contro il Pentagono non consente di individuare chiaramente che tipo di oggetto abbia colpito l’edificio, a rigor di logica uno dei più protetti al mondo. Le registrazioni delle telecamere del controllo del traffico autostradale che inquadravano di continuo il tratto attraversato dall’aereo poco prima dello schianto non sono mai state rese pubbliche (l’Fbi ne ha sequestrate 13 che riguardano il Pentagono e sono ancora coperte dal segreto). Le fotografie del luogo dell’impatto – dove si vedono solo piccoli frammenti della fusoliera di un aereo – sono state spesso invocate per contestare la versione ufficiale. I fautori della teoria alternativa, inoltre, si chiedono come sia stato possibile che ad un’ora e mezza dall’attentato alle Torri, l’aviazione americana non sia riuscita a prendere le contromisure ed intercettare l’aereo dirottato. Il foro nella parte divelta del Pentagono – sostengono i “complottisti” – non combacerebbe con la sagoma del Boeing 757, ma sarebbe molto più piccolo. Per ultimo, la traiettoria compiuta dall’aereo, quasi raso terra nell’ultima parte della sua folle corsa, risulterebbe poco credibile viste le scarse abilità come pilota di uno dei dirottatori, il saudita Hani Hanjur, ai comandi del jet nel momento dello schianto.

Il documento

Puntata speciale di Report dedicata all’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001: il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri sui fatti dell’11 settembre.

Buona visione, buona lettura a tutti e a lunedì

 

(*) tratte dall’articolo Teoria della cospirazione” di Paul Craig Roberts (giornalista ed economista, già Assistente Segretario del Tesoro nel governo Reagan)

Quest’Italia ti fa felice?

Non passa giorno senza che i tiggì nazionali (pubblici e privati), coadiuvati dai mezzi di disinformazione di carta rilancino trionfanti notizie dell’INPS (Istituto Nazionale Propaganda Speciale), seguite a ruota e rinforzate da quelle dell’ISTAT (Istituto Statistico Tecniche Avanzate di Tarocco), col conforto delle agenzie internazionali di rating e il beneplacito del FMI:

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“fuori dalla crisi”, “in ripresa!”, “tutto merito del jobs act” “crescono gli occupati, malgrado la crescita dei disoccupati”

Poi arriva, come nello scorso weekend, il “tre a zero” con la Spagna e il “terzo posto” della Ferrari a Monza – malgrado le passerelle di Gentiloni in tribuna, con tanto di codazzo delle frecce tricolori – e tutto il Paese si risveglia per qualche ora, per prendere coscienza della amara realtà in cui versa, prima di reimmergersi nelle fanfaluche dei telegiornali di regime.

L’industria dell’auto e lo sport nazionale per eccellenza ben rappresentano lo stato di allarmante precarietà che ci circonda. Stiamo abdicando su tutto. Non abbiamo più nulla della gloria che fu:

  • la Fiat, con tutto quello che si porta appresso (compreso il cavallino rampante di Francesco Baracca),  è ormai un’azienda americana con qualche appendice produttiva in Italia, basata sempre più sul lavoro interinale, che ha in Lussemburgo (patria del cameriere per eccellenza delle multinazionali, Junker) la sede legale,
  • il calcio – al netto delle mafio-scommesse e delle movimentazioni oscure di capitali su scala planetaria – ormai ci offre partite, a tutte le ore di tutti i giorni, con squadre che quando va bene mettono in campo un paio di italiani su undici giocatori,

e ancora andiamo cercando le vittorie della formidabile “rossa”, come ai tempi di Ascari o Villeneuve!! Ancora andiamo cianciando di nazionale ammaliati (per non dire presi in giro) dalla pubblicità ingannevole dei broadcast televisivi che hanno cannibalizzato lo sport nazionale, dopo averlo scippato al servizio pubblico!

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Il tutto nella miserabile condizione in cui ci ha cacciato una classe politica mai eletta, fatta di marionette al servizio della finanza internazionale, complice nella strategia di disumanizzazione in atto, ormai fin troppo evidente per essere taciuta, fondata su mostruosi processi di “privatizzazione degli stati e delle repubbliche, che quindi cessano di essere tali e centralizzazione su scala globale del potere decisionale e operativo reale in pochi organismi autocratici e insindacabili, che  deliberano autoreferenzialmente a porte chiuse sulle grandi scelte, le grandi riforme e sulle regole per le nazioni, disponendo autonomamente delle leve finanziarie! (*)

Quest’Italia ti fa davvero felice? Noooo!?… e allora, passaparola, che aspetti?

 

(*)  da “Oltre l’agonia” di Marco Della Luna – Arianna editrice

Rai disinformational

rai-rapina-agli-italiani Ignorato (per non dire oscurato) dal sedicente servizio pubblico televisivo del nostro Paese, circola da giorni in rete un inquietante video che mostra l’uccisione del quinto terrorista del commando Isis a Cambrils Actua, volutamente ammazzato, benché visibilmente implorante e verosimilmente disposto ad arrendersi.

Forse c’è un motivo per una così grave omissione di servizio pubblico. La pubblicazione di un tanto raccapricciante documento avrebbe indotto gli spettatori a porsi una inevitabile domanda: “era meglio ucciderlo o piuttosto catturarlo per farlo parlare e magari capire qualcosa di più di ciò che sta dietro questi mostruosi attentati di fanatismo da radicalizzazione improvvisa di soggetti, non di rado, di accertata fragilità (si fa per dire) psicologica?”.

In assenza (voluta) di informazione (dovuta), e conseguente dibattito, è lecito ritenere, come dice Gianluca Ferrara (sempre in rete) che sia venuto ormai il tempo di “spegnere la televisione e iniziare un percorso di decostruzione per arrivare a capire chi sono i veri professionisti del terrore”.

D’altronde è sempre più evidente che “siamo vessati da una cospirazione monolitica e spietata che si basa principalmente su mezzi segreti per espandere la sua sfera di influenza!”

Non lo dico io ma qualcuno molto più importante di me e molto prima di me:infiltrazione invece di invasione, sovversione invece di elezioni, intimidazioni anziché libera scelta, guerriglia di notte anziché eserciti di giorno”. Qualcuno, forse proprio per questo brutalmente assassinato, che, senza esitazione, parlava di “un sistema che ha arruolato vaste risorse umane e materiali nella costruzione di una macchina altamente efficiente che combina operazioni militari, diplomatiche, di intelligence, economiche, scientifiche e politiche”. (John F. Kennedy, Walford-Astoria Hotel di New York, il 27 aprile 1961, di fronte all’Associazione degli Editori della Stampa Americana)

Pare evidente che, oggi più che mai, ci sia un attacco senza precedenti alla sovranità dei popoli, su più livelli: manipolazione e controllo della produzione alimentare, farmacologia imposta, attacchi terroristici e false flags, espropriazione di terre e delocalizzazione del lavoro, devastazione della famiglia e depravazione della società, infiltrazione dei popoli europei attraverso finte migrazioni e persino devastazione del pianeta.

Per fortuna, però, pare anche evidente che tutte queste nefandezze sono sempre più difficili da soffocare nelle tombe della disinformazione delle quali sono fedeli custodi (e per questo complici) i vertici dell’azienda di servizio pubblico, tenuta inopinatamente in piedi coi soldi delle vittime contribuenti.

E per questo tutti, nessuno escluso, possiamo fare qualcosa: per esempio passareparola. Grazie

Tg1 Rai – edizione straordinaria

Di fronte (*)

  • alle sottrazioni governative di diritti di cittadini, lavoratori ed elettori,
  • alle vaccinazioni come inaudita “pretesa dello stato, giuridicamente obbligatoria, di metterci dentro sostanze di cui non sappiamo la composizione”, manco fossimo animali d’allevamento,
  • all’immigrazione senza limiti, al costo di 4,5  miliardi l’anno, mentre  “in Italia gli indigenti sono passati in 5 anni da 1,5 e 4 milioni”,
  • alle scelte politico-economiche “assurde”, ostinatamente imposte  dalle oligarchie,  nonostante i “risultati rovinosi” sotto gli occhi di tutti,
  • alle speranze dell’europeismo tradite,
  • al liberismo di mercato con mercato non “libero”, ma gestito da cartelli, che
    • non tende a massimizzare la produzione di ricchezza reale ma quella di ricchezza finanziaria,
    • non tende a distribuire le risorse ma a concentrarle in mano a pochi monopolisti”,

di fronte ad un sistema che “dissolve la società invece di renderla più efficiente”, “dissolvendo l’idea stessa dell’uomo”, finalmente la Rai ha deciso di assolvere al proprio compito ”grave” di servizio pubblico con una edizione straordinaria del principale Tg della sera

 “Leonardo Sacco, questo signore che fino a qualche tempo fa si faceva fotografare con Renzi, con Grasso, con Salvini, con Alfano, con tutti questi uomini politici che si gloriavano a farsi fotografare con lui…. ora quest’uomo è arrestato e io vorrei sapere come queste persone, che fino a poco tempo fa andavano insieme all’arrestato, osano presentarsi davanti agli italiani!…….”

Generale dell’Arma dei Carabinieri Antonio Pappalardo

pappalardo

 

Cavaliere dell’Ordine al Merito  della Repubblica Italiana

Medaglia al merito di lungo comando nell’esercito

Croce d’oro per anzianità di servizio

 

PASSAPAROLA

(*) Spunti da Blondet & Friends

LGBT: Leggi Gentilmente Bene Tutto (e passaparola)

In Italia la democrazia è virtualmente scomparsa. Il Wall Street Journal, che non è un giornale radicale, si è posto la domanda di come le democrazie europee siano quasi del tutto collassate e ha sottolineato che, a prescindere dal tipo di governo al potere, di destra o di sinistra, seguono sempre le medesime politiche. Questo perché le politiche vengono decise da banchieri o da burocrati che non vengono eletti, o da funzionari che stanno a Bruxelles. Ciò che sta accadendo è che c’è il tentativo sistematico di distruggere lo stato assistenzialista che è stato ed è il fondamento dell’Europa e della civiltà europea, soprattutto nel periodo del secondo dopoguerra”.

A parlare così non è un qualunque complottista dietrologo e qualunquista ma, in pubblico convegno, Noam Chomsky, uno degli intellettuali americani più conosciuti al mondo, professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.

Il tutto, ovviamente, scientificamente occultato dai media di regime, sempre più zelanti nelle cronache che riguardano l’emancipazione dell’umanità attraverso il superamento dell’identità sessuale nei suoi generi maschile e femminile – promossa col contributo economico e politico delle potenti lobby d’occidente – e sempre più reticenti quando si tratta di cronache, riconducibili allo stesso tema, ma di inquietante attualità satanica.

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Molto spazio, persino nei tiggì, all’attualità neolinguistica sugli adattamenti più opportuni per le cariche al femminile di prefetti e questori – questora, questrice, prefetta o prefettrice…. qui sta il problema! – zero carbonella su quello che sta accadendo al mondo, da tutti i punti di vista: climatici ma, prima ancora e soprattutto, esistenziali.

Una classe politica asservita ai poteri mondialisti, insulsa e ipocrita, spadroneggia arrogante, senza risparmiarci falsi moralismi, sulle nostre teste. Si vergognano di parlarne pubblicamente perché sanno bene in quali rischi incorrerebbero, ma non si fanno scrupolo di legiferare con la buona scuola, vere e proprie mostruosità che vogliono imporci, dichiarandole esplicitamente su un apposito sito.

Leggere per credere: “I sostenitori della teoria gender distinguono tra sesso e genere. Il primo è il sesso con il quale nasciamo, il secondo è quello che diventiamo. Il sesso è un dato biologico e naturale, il genere un dato psicologico e socio-culturale. In tale prospettiva, la differenza tra uomini e donne, l’essere maschio e femmina non è un dato oggettivo e reale ma è un prodotto della cultura e della costruzione sociale dei ruoli” (www.osservatoriogender.it)

Il passo verso una popolazione di automi o di individui geneticamente modificati è in atto e noi siamo ormai troppo disinteressati e narcotizzati anche solo per scandalizzarci. Coloro che invece proveranno a osteggiare questo processo verranno fermati dalla psicopolizia che presto potrà vantare delle leggi per reprimere anche solo il pensiero non allineato col sistema. Questo avverrà se l’apatia delle nostre menti non verrà scalzata dal senso di urgenza che ci pone davanti a un bivio: continuare ad essere umani o abdicare alla nostra essenza. Se glielo permetteremo, il benessere che il mondialismo ci offre, ci strapperà tutto ciò che contraddistingue la nostra natura umana: la famiglia, l’amore coniugale, la cura dei figli, la filosofia, l’arte, il libero arbitri” *.

Svegliati e passaparola, altrimenti saranno loro a passare…. sulle nostre teste!

 

* da Unisex – Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta – Arianna editrice

Il tempo delle Meraviglie

Che Gesù di Nazaret dovesse patire l’umiliazione di una seconda crocifissione al palo della Lap Dance di Arcore, con il capo sfregiato dalle spine della Sacra Corona Unita, è semplicemente mostruoso.

Recepisco con immenso entusiasmo l’affido gestionale del dipartimento afferente ai rapporti del Partito e del Movimento Giovanile con le realtà cattoliche e religiose……..ho da sempre sperimentato una certa simpatia per i fondamenti culturali sottesi agli orientamenti di Forza Italia, la cui visione liberalconservatrice risulta essere sicuramente l’orientamento teorico e pratico più affine ai valori etici e culturali cristiani…..”

Sic, senza imbarazzi e senza vergogna, tal Zullo, neo responsabile del Dipartimento Rapporti con il Mondo Cattolico e Religioso di FI, onorato di far parte di cotanta squadra.

Perché meravigliarsi?! Nulla è ormai impossibile nel Paese in mano al governo delle meraviglie

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Un Paese il cui capo di governo, quando parla, stenta molto a guardare dritto negli occhi chi gli sta davanti …….. !

Un Paese che affida il governo delle più alte responsabilità della Sanità e dell’Istruzione a ministre senza titoli, al di là di stentati diplomi, poco al di sopra della scuola dell’obbligo, molto al di sotto della formazione universitaria.

Un Paese sfrontatamente derubato, ad opera e con l’utilizzo di imprenditori-marionetta (spesso riconoscibili dalle vistose e ben marcate pezze al culo), delle aziende strategiche, di vitale funzionalità per il decoro della nazione e la salute pubblica: Montedison, grandi banche, autostrade, Telecom, Alitalia…….

Un Paese in cui il principale partito di governo – il PD – è responsabile di fatto di tutte le privatizzazioni forzate o volontarie, con la vendita di beni comuni, talvolta per un tozzo di pane (oggi è forte il rischio, con la scusa della siccità, di assalto alle aziende dell’acqua pubblica) sempre a vantaggio dei propri amici italiani o stranieri.

Un Paese che conta meno di nulla sul piano internazionale, grottescamente offeso e umiliato dall’ultimo ma(cro)nufatto di MasSioneria imposto all’Europa, per una Europa comunitaria che esiste solo in disegni che la vorrebbero imporre fasulla e snaturata dei valori dei popoli che l’hanno storicamente costituita.

Un Paese in cui la politica si rinnova col rilancio di Mara Carfagna ad opera di una mummia riesumata dal sarcofago della più bieca e retriva storia recente, che, un giorno sì e l’altro pure, propone Draghi, Marchionni e mostri vari, tutti meticolosamente selezionati nella galleria degli orrori di un post modernismo democrofago.

Un Paese in balia di flussi migratori incontrollati dalla legge ma ben coordinati dalla delinquenza organizzata e, quel che è peggio, indotti col fine subdolo dello spappolamento del tessuto sociale, attraverso la cattiva gestione dei necessari processi di integrazione.

Noi siamo davvero tutto questo: un vero, sorprendente Paese delle Meraviglie.

E in tutto questo non ci facciamo mancare nulla: persino l’imposizione – complice l’immondo servilismo mediatico che pervade viscido il mondo dell’informazione – di processi di degenerazione sociale, spacciati per avanguardie progressiste, che fanno a pezzi principi e valori di puro buonsenso, a dispetto persino di madre natura, con la quale si vorrebbe scendere a patti in improbabili conciliaboli internazionali per la difesa di un ambiente che diventa sempre più ostile e gravido di miasmi di una civiltà umana in lenta ed inesorabile dissoluzione.

Solo in un quadro di lettura così tragico è possibile capire che cosa stia realmente accadendo al Bel Paese: siamo un popolo privato di autentica sovranità, costretto agli oli della Tunisia e al Parmesan farcito di segatura degli Stati Uniti, martoriato da tentativi reiterati di scassinamento nei suoi fondamenti costituzionali, ad opera di incompetenti burattini in malafede, occultamente pilotati a distanza.

Di che ti meravigli? Ti pare che abbia esagerato? Io non lo credo affatto!

E ricordalo bene: “il tempo delle Meraviglie è sempre” …..almeno finché non ti svegli!!!

PASSAPAROLA

Lettera di Virginia Raggi ai romani

Care cittadine e cari cittadini di Roma,

vi scrivo a un anno dall’inizio del mandato per rafforzare quel filo diretto che è la base da cui siamo partiti per cambiare in meglio la nostra città. Un anno fa abbiamo iniziato un cammino insieme che sapevamo sarebbe stato pieno di ostacoli e difficoltà ma anche ricco di opportunità di crescita e cambiamento. È una sfida complessa che vinceremo.

Ci stiamo mettendo alle spalle

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e le trappole che ha lasciato per disegnare una città moderna, soprattutto più vicina ai suoi abitanti. Siamo all’inizio di una sfida lunga cinque anni. Inutile elencare i problemi che abbiamo ereditato perché sono gli stessi che tutti i cittadini verificano con mano da anni: un sistema dei trasporti che, passo dopo passo, stiamo provando a liberare dai debiti per renderlo efficiente; una gestione dei rifiuti che, con il Piano Materiali Post Consumo, abbiamo cominciato a cambiare; il decoro cittadino. Li conoscevamo e li stiamo affrontando con un’azione di programmazione di medio e lungo periodo.

Quest’anno abbiamo posto le basi per questa rivoluzione. E si vedono i primi segnali di un cambio di rotta, nonostante le resistenze di chi si oppone al cambiamento e di coloro che, dopo essere stati causa di molti dei problemi degli ultimi 20 anni, propongono di rimanere immobili. Abbiamo messo in strada quasi 200 mezzi di trasporto pubblico in più rispetto ai 950 che abbiamo trovato, arrivando a superate quota 1100. È solo l’inizio. Così come abbiamo dotato di telecamere per la sicurezza circa 500 autobus. In autunno si uniranno finalmente le linea A e C della metropolitana presso la stazione San Giovanni. Sono segnali importanti per la città.

Abbiamo dotato l’Ama di mezzi nuovi per la raccolta dei rifiuti, avviato il reperimento di personale per la manutenzione del verde pubblico, attivato nuove isole ecologiche e la raccolta porta a porta per le utenze non domestiche in alcuni municipi. Sono tante le iniziative, come il recupero delle spiagge di Ostia. Abbiamo migliorato il progetto dello stadio di Tor di Valle: meno cemento, più verde, messa in sicurezza del quartiere di Decima, potenziamento della linea ferroviaria Roma-Lido, unificazione della via del Mare con la via Ostiense fino al Gra. Un progetto che farà crescere l’occupazione e il Pil della città. Tutti devono unirsi lungo questo percorso di rilancio della città, mettendo da parte barriere ideologiche e pregiudizi. Noi lo stiamo facendo, allargando il progetto “Fabbrica Roma” a sindacati, imprenditori, mondo della ricerca, università, alle altre Istituzioni e tutta la società civile.

Ci sono risultati che passano in sordina ma costituiscono una rivoluzione rispetto al passato. Una foresta che cresce non fa rumore. Roma ha approvato per la prima volta, dopo decenni, il proprio bilancio preventivo a gennaio: prima di tutte le altre grandi città italiane e molto prima rispetto alle amministrazioni precedenti. Ne vado fiera perché, oltre a determinare un premio in termini di fondi governativi per la città, Roma torna così a programmare e fare bandi di gara. Dovrebbe essere la normalità; per la nostra città rappresenta il ripristino della legalità. Grazie alla programmazione non si danno lavori in affidamento diretto con il pretesto dell’emergenza, quelli spesso finiti nelle inchieste sulla corruzione. Non si ruba più, non era scontato. È finito il tempo delle commesse agli amici degli amici. E gli effetti positivi si vedono già. Per la manutenzione delle strade è stato necessario attendere l’esito delle gare ma finalmente i lavori sono realizzati a regola d’arte perché c’è un contratto da rispettare. Ci hanno lasciato le strade con le buche, noi le ripariamo facendo gare regolari. E c’è un piano pluriennale per la manutenzione, cosa che prima non veniva fatta.

C’è chi dice che l’onestà non basta. Invece paga, perché si traduce in risparmi per le casse del Comune e servizi migliori per tutti. L’onestà è la base dalla quale partire. Gli ostacoli e le sorprese non mancano. Cito, su tutti, i numerosi atti di vandalismo ai danni dei mezzi del Servizio Giardini proprio nel momento in cui è impegnato nella cura di parchi e verde attrezzato. Guarda caso uno dei settori su cui Mafia Capitale aveva puntato le sue mire. Stiamo cambiando una mentalità radicatasi nel tempo. È un lavoro poco appariscente ma necessario. La spesa annua per gli incarichi esterni della nostra Giunta è circa un quarto rispetto ai 12 milioni di euro del 2012 e quasi la metà rispetto ai 5,6 milioni del 2014.
Abbiamo trovato una città ferma, una macchina amministrativa stremata dalle tristi vicende giudiziarie, tanta rassegnazione. Tuttavia, allo stesso tempo, posso affermare con altrettanta certezza che questa amministrazione dà ogni giorno il massimo per portare nuove energie. E abbiamo trovato anche molte persone che aspettavano un’opportunità di riscatto, pronte ad impegnarsi. Tutti i giorni al termine del lavoro quotidiano faccio un breve bilancio. Ci domandiamo se abbiamo fatto tutto il possibile: certamente, non abbiamo lasciato nulla di intentato. Non c’è dubbio che la strada da fare sia lunga e in salita. Ci sono stati ostacoli imprevisti e ce ne saranno. Ma allo stesso tempo non c’è dubbio che abbiamo messo la parola fine ad un sistema corrotto che per anni ha “mangiato” i soldi delle nostre tasse per avvantaggiare pochi e ha fornito servizi sempre più scadenti e non all’altezza di una grande capitale. Un sistema che non vuole il cambiamento.

Le potenzialità di Roma sono sotto i nostri occhi, in particolare quando visitiamo altri Paesi: una città pulita, decorosa, che funzioni e accolga bene, moderna è possibile. È reale. E quella possibilità di riscatto dobbiamo darla a Roma perché la merita. I nostri figli la meritano. Abbiamo negli occhi un futuro che a poche migliaia di chilometri da qui è già presente. Nei nostri cuori la speranza e nelle nostre mani la possibilità di costruirlo. È un cammino che dobbiamo fare insieme. Ringrazio già da ora tutti i romani di ogni provenienza, passione politica. Io e la mia squadra, assessori e consiglieri, continueremo questo compito con il massimo impegno perché fare qualcosa per la propria città e per la propria comunità è un onore.