Il Corriere Della Rete

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Distruggete i populisti e salvate la globalizzazione

“Il sistema legislativo, i tribunali, i media, l’opinione pubblica e l’attivismo – rappresentano tutti un freno all’autorità esecutiva e devono essere pienamente adoperati”. Charles A. Kupchan, uno dei principali pensatori dell’establishment americano. Docente di affari internazionali alla Georgetown University e membro del Council on Foreign Relations, dal 2014 al 2017 assistente speciale per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama.. (Marcello Foa)

 

USA-Bruxelles-Roma: colpo  su colpo, di stato

Qualcuno, edulcorando, usa l’eufemismo “post-democrazia”. Per non ammettere che è post-nazismo. Nel senso di nazismo senza camicie brune e senza sostegno di masse consenzienti, ma con sostegno di masse abuliche. E’ il dato che emerge da tre capitali che, una volta di più, unisce in unico progetto globale il pianeta Usa al satellite UE e all’asteroide Italia. Colpi di mano antidemocratici avvolti nella stagnola della menzogna e dell’inganno”. Fulvio Grimaldi

 

Mercanti di uomini – Loretta Napoleonio

È un business sofisticato quello che ogni giorno fa approdare migliaia di rifugiati sulle nostre coste. Chi lo controlla? Una nuova categoria di criminali, nata dalle disastrose risposte occidentali alla tragedia dell’11 settembre e dal collasso economico e politico di molti Stati-chiave in Africa e Medioriente. Tutto è cominciato con il traffico di cocaina, trasportata dalla Colombia in Europa lungo le rotte transahariane. Le stesse rotte sono servite per far perdere le tracce di decine di ostaggi occidentali, rapiti per finanziare gruppi terroristici e bande criminali, dopo la destabilizzazione della Siria e dell’Iraq e l’ascesa dell’Isis”. (Fonte Byoblu, Claudio Messora)

 

Partono i bastimenti per terre assai lontane….

“Nel 2015 ci sono stati 1300 articoli in prima pagina e  quasi 3500 servizi di apertura dei notiziari Tv sull’immigrazione, nell’80% dei casi allarmistici, mentre si possono contare sulle dita di due mani i pezzi di impatto equivalente riguardanti l’emigrazione: eppure in quell’anno sono arrivati circa 140 mila migranti e sono invece andati via  147 mila giovani dato per molti versi assai più allarmante anche perché il 13% di quelli che cercano lavoro altrove sono laureati. Ma naturalmente la fotografia impietosa di questa realtà di drammatico declino non piace al potere e alla sua propaganda jobattista, dunque viene nascosta o mostrata di sfuggita”. (Fonte Il Simplicissimus)

 

Occorre ripartire dallo stato sovrano nazionale

Ecco perché, segnatamente dopo il 1989, il capitalismo procede in direzione della completa desovranizzazione, in direzione della completa neutralizzazione degli stati sovrani nazionali. La logica con cui destruttura la borghesia è la medesima con cui destruttura gli stati nazionali, per imporre un capitalismo privato dell’elemento dialettico, privato cioè della borghesia come classe che può maturare la coscienza infelice anticapitalistica, privato cioè dello stato sovrano nazionale come luogo del radicamento etico dei popoli, con primato della politica sull’economia e dunque con possibilità per la comunità di governare, disciplinare e regolamentare l’economia stessa”. (Diego Fusaro)

Unisex : pubblicità (seconda parte)

Dopo i giorni dell’information balley di Renzi in California per “studiare il futuro” (e non già perché chiamato a rapporto dal Grande Fratello per ragionare sui falliti disastri riformatori del 4 dicembre, come sospettano i maligni), ecco la chiusura del week end televisivo col bugiardo di Rignano su Rai tre e, in parallelo, Angelino SuperMin (istroeo, o oli fate voi) su La 7, alle prese, rispettivamente, con Fazio e Minoli, entrambi molto attenti ad evitare di approfondire questioni di carattere familiar-istituzionali dei loro ospiti. Il tutto non senza farci mancare lo sgomento dalla Botteri, scatenata contro  le misure di Donald Trunp nei confronti dell’informazione strumentalizzata. La stessa giornalista (si fa per dire) che non si è mai accorta (chissà perché la paghiamo come inviata del servizio pubblico televisivo negli USA) delle voci autorevoli che, anche recentemente, hanno levato lo stesso tipo di denuncia.

Per fortuna il giornalismo vero non manca…..  e si fa sentire sempre di più!

L’anniversario del Blooday Sundayselma-obama

Sette marzo 2015: «Selma non riguarda il passato. Selma è ora» e «Il lavoro non è concluso», ha ammonito Barack Obama dal palco per il cinquantesimo anniversario del Blooday Sunday. Era il 7 marzo del 1965 quando centinaia di pacifici manifestanti afroamericani cercarono di attraversare il ponte Edmund Pettus per chiedere il diritto di voto e furono attaccati dalla polizia. La mobilitazione finì nel sangue. Riferendosi alla piaga razziale ancora non sconfitta negli Stati Uniti (come dimostrato dai recenti fatti di Ferguson) il presidente americano ha rilanciato una sfida che sarebbe, secondo lui, la prosecuzione ideale della battaglia di Martin Luther King: la sfida dei “nuovi diritti civili”, quella dei gay che rivendicano il diritto di sposarsi e avere dei figli.

Favorevole alle coppie dello stesso sesso, Obama si è rivolto alla Corte Suprema, che il 28 aprile 2015 avrebbe dovuto prendere in esame il divieto alle nozze gay imposto in quattro Stati americani; divieto che, secondo il Presidente, sarebbe contrario alla costituzione: «Gli stati non possono proibire i matrimoni fra razze diverse, e non possono proibire neanche quelli fra persone dello stesso sesso»6. Facendo riferimento ai moti di Stonewall e a Harvey Milk, ha concluso con queste parole: «Noi siamo gli statunitensi omosessuali il cui sangue scorreva per le strade di San Francisco e di New York, come il sangue che è stato versato su questo ponte».

Per rendere poi ancora più efficace il suo messaggio, il Presidente ha focalizzato l’attenzione sul “progresso” avvenuto da quel 7 marzo 1965 a oggi. Un progresso che però non si deve fermare: «Rendiamo un cattivo servizio alla causa della giustizia insinuando che pregiudizio e discriminazione siano immutabili, o che le divisioni razziali siano connaturate in America. Se pensate che nulla sia cambiato nell’ultimo mezzo secolo, chiedete a chiunque sia vissuto a Selma, o a Chicago o a Los Angeles negli anni Cinquanta. Chiedete alle donne dirigenti di impresa, che allora sarebbero state relegate a mansioni di segretarie, se nulla è cambiato. Chiedete al vostro amico gay se è più facile vivere la propria sessualità oggi in America rispetto a trent’anni fa. Negare questo progresso, che è il nostro progresso, equivale a negare la nostra capacità di azione, la nostra responsabilità nel fare ciò che è in nostro potere di fare per migliorare l’America».

Dichiarazioni forti, che hanno proiettato sulla lotta degli afroamericani le rivendicazioni dei gay riguardo al diritto di sposarsi e avere dei figli, facendone le due facce della stessa medaglia: la battaglia per i diritti da parte delle minoranze. Ma è davvero così, ed è lecito equiparare i due fenomeni? Oppure si tratta di un espediente dialettico, teso a fermare una nuova battaglia che, all’opposto di quella degli afroamericani, sembra interessare più alcune lobby che l’uomo comune? Obama ha fatto ricorso al tema del progresso che contraddistingue, come vedremo, l’Ideologia di Genere e il Transumanesimo. Entrambe le dottrine, infatti, prevedono di abolire la Natura e di superare i confini da essa imposti per raggiungere traguardi inaspettati, al fine di migliorare la condizione umana.

Passaparola

Canto Trigoriano

Cara Virginia

con la soluzione del problema del nuovo stadio, è venuto il momento di festeggiare!

Spero che ti arrivi presto, per il tramite dei probiviri del Movimento, questo glorioso reperto, noto agli addetti ai lavori come Fibula Laurentina, emerso in scavi archeologici di recente attuazione nella periferia sud ovest della Capitale. Buon ascolto e buona visione e che il canto allieti le tue fatiche! Per aspera ad astra!!

Traiano Colafrancesco

vvv

 

Sine cura crine, in nomine Caesaris Augustae, adversarium sbrandellamibur

 

 

Canto Trigoriano

Cum incedit in arenam   (Quando scende nell’arena)

haec testugo impeversatur   (‘sto squadrone se scatena)

six aguziis fronte stantis   (co’ sei punte lì davanti)

pavor terroreque spandit   (è il terror per tutti quanti)

nulla salus orbe intero   (nun c’è scampo pe’ nessuno)

Dum contrario passo incedit   (Quando sferra il contropiede)

adversrius soprassedit   (l’avversario soprassiede)

seme ipso interrogator   (si domanda “Ma che strano!!)

“quod passavit: avium magnum???”   (Ch’è passato, n’aeroplano???)

Tanto pe’ segnà,

perché nel petto me ce naschi un fiore,

fiore di lillà

si c’hai negato un carcio de rigore,

nun ce sta a pensà

che tanto noi vinciamo con il cuore

cor core grande che s’aritrovamo

c’avanza un pezzo, si voj te lo damo.

Venghino signori, venghino che ve lo damo noi er core…ma mica solo ‘n pezzetto!….

noi ve damo tutt’ er core……minuto per minuto

O mia bela Madunina

che te guarde de lassiù,

mettece ‘na parolina

manna lo scudetto giù

Per la Coppa de’ Campioni

siamo pronti a battagliar,

lo giuriam saremo buoni

ma tu faccela acchiappa’

Quanto sei bella Roma

con quei tuoi bei fraseggi a centro campo

quando la tua difesa

s’erge forte e sicura alla tre quarti

m’hai chiesto ‘no stornello e te lo manno

“Roma cerca a segnà”, m’ariccomanno

E vai co’ sta palla,…. E dai …e si al centro…e passala……evvai….eee ….gooooollll!!!

Ci dispiace di segnare ma siam contenti

ci dispiace per l’avversario

ma siam con….tenti

Ci dispienti di segnace ma l’avversante

s’accontenti del nostro amore

co’ tutt’er coro

Ammazza che squadra…ma questa non è una normale squadra di football…..

questa è una squadriglia volante….ma chi ssso’….le frecce tricoloriiii!!!

Di questa nazione tien alto il blasone

l’Europa l’attende, sgomenta e tremante

del patrio scudetto lei si fregerà

oltr’Alpe, sicuro, si catapulterà!!

Il crucco e il Normanno lei sbaraglierà!!!

Omnia Gallia partes trentatremilia divisa fuerit!

Unisex : pubblicità (prima parte)

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«La menzogna diventa verità e passa alla Storia». George Orwell

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Hérouville Saint Clair è un paesino francese della Bassa Normandia. Il comune vanta appena ventiduemila anime. Il 6 maggio del 2013, in occasione di una delle molte manifestazioni del movimento Manifpourtous, che si batte contro l’introduzione dei “matrimoni gay” nel paese transalpino, la gendarmeria locale disperde malamente, e senza alcun motivo apparente, i manifestanti: tra loro vi sono anche dei bambini. Nelle scene riprese con il telefonino da uno dei presenti si può vedere persino una donna sulla sedia a rotelle assalita da tre poliziotti. La causa di tanta violenza? L’avere semplicemente tentato di riprendere quanto stava avvenendo.

Quasi nessuno, tantomeno i media nostrani, ne parlerà e i soprusi da parte della polizia scivoleranno velocemente nell’oblio. Nella società dello spettacolo, ciò che non viene condiviso, mediato e diffuso dai mezzi di comunicazione semplicemente non esiste.

I manifestanti sono colpevoli, davanti alla legge, di esternare il proprio dissenso nei confronti della causa gay e pertanto i soprusi nei loro confronti vengono legittimati: hanno osato contraddire il “pensiero unico” che si sta facendo strada in Occidente. La reazione delle Forze dell’ordine viene quindi giustificata. Nessuno sembra preoccuparsi per le possibili conseguenze di quest’episodio, e tuttavia le violenze di Hérouville Saint Clair non rappresentano neppure un caso isolato.

L’1 aprile dello stesso anno, nella vicina Parigi, un uomo di nome Frank Talleu viene fermato dalla polizia dopo essere stato “scoperto” a indossare una felpa con il simbolo del Manif (una famiglia stilizzata formata da un uomo, una donna e due bambini). L’accusa iniziale del fermo è una «tenuta contraria ai buoni costumi». L’imputazione viene in seguito trasformata in «manifestazione ludica non autorizzata»: l’uomo stava infatti facendo un picnic con alcuni amici. Anche in questo caso l’incriminazione riguarda un simbolo sulla t-shirt dell’uomo e che rappresenta il sostegno alla causa della “famiglia tradizionale”.

Questi sono solo due esempi dei tanti episodi di vera e propria repressione avvenuti negli ultimi anni ai danni di persone, istituzioni o gruppi distintisi per l’opposizione alla cosiddetta “ideologia gender”; sono fatti accaduti in gran parte dell’Occidente (dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Germania al Regno Unito) e vanno dalle aggressioni fisiche agli arresti, dalla proposta di “leggi speciali” ai licenziamenti di giornalisti e docenti accusati di “intolleranza” in quanto critici verso tale concezione.

Una reazione, questa, da parte del “sistema”, che non può non sconcertare per la sua determinazione e che, secondo alcuni, sembrerebbe dissimulare una vera e propria “deriva autoritaria” mascherata da “difesa dei diritti e delle minoranze” o addirittura un vero e proprio tentativo di manipolazione della natura umana e delle identità personali. Una reazione che dovrebbe preoccupare soprattutto per la sua veemenza, in un momento storico in cui i problemi contingenti che le varie nazioni dovrebbero affrontare sono ben altri. Eppure l’opinione pubblica rimane silenziosa, timidamente indecisa a prendere posizione.

 

Lenoni e leoni

 

Il singolare silenzio mediatico (al netto delle fugaci apparizioni televisive del cappottino arancione iscritto ad un circolo cul-turale, a sua insaputa) sulla porno gay news Unar – al secolo Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali del Dipartimento Pari Opportunità (o, se preferite, a questo punto giunti, delle Opportunità tra Pari) – non fa specie.

Di quante notizie veniamo privati dalla laboriosa macchina dell’insabbiamento giornalistico di sistema, non ci rendiamo neanche più conto. Basta essere professionisti di provata onestà intellettuale e, soprattutto, cittadini desiderosi di contribuire alla crescita autentica e responsabile del vivere civile, che, a cura dei lenoni della disinformazione, scatta l’oscuramento (quando non il vilipendio).

E’ il caso, per fare un esempio eclatante, di Enrica Perucchietti tanto impegnata su una materia attuale e inquietante, come quella dei cosiddetti transgender, quanto oscurata!

Cosa vi spaventa di più di questa ideologia gender?

L’evidente tentativo di mutazione antropologica e di cancellazione di ciò che è natura viene divulgato come una rivendicazione di diritti delle minoranze. Lo trovo una strumentalizzazione di battaglie lecite e nate in modo spontaneo, poi cooptate dal potere. L’intenzione evidente è di sradicare l’identità sessuale per rendere fluida la sessualità e a-morfo l’individuo. Se fosse una semplice rivendicazione per i diritti gay non staremmo qua a parlarne. Invece si sta tentando di cancellare il dimorfismo, sradicare l’identità sessuale e omologare gli individui in un clima di crescente intolleranza e violenza contro chi semplicemente biasima questo processo. Dall’altra si sta creando un clima di totalitarismo dei “buoni sentimenti” teso a uniformare le menti in un pensiero unico: chi pensa e si esprime fuori dal coro viene accusato di essere omofobo in una plateale caccia alle streghe. Si avvicina l’introduzione dello psicoreato immaginato da Orwell: non si potrà più nemmeno pensare fuori dal coro”. (tratto da un’Intervista a Enrica Perucchietti, autrice di Unisex: il genderismo come arma di manipolazione )

Tutto torna e tutto si spiega!

E’ per occultare queste cose che, senza alcun pudore, con sfrontatezza arrogante si industriano nei machiavelli più ignobili per controllare e soffocare la libertà di espressione garantita in qualche misura dalla rete. Per fortuna qualcosa si muove e non mancano altri ruggiti.

Vogliono privare i cittadini della libertà di espressione, scrive senza mezzi termini Marcello Foa nella denuncia del tentativo di stampo fascista in atto, per incaprettare ancora più di quanto non lo sia già il sistema dell’informazione. E aggiunge con tanto di foto “a destra il testo del disegno di legge presentato pochi giorni fa, a sinistra il decreto sulla stampa fascista del 1923

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E, per fortuna, non è solo!

Si, diciamolo alto e forte, è in atto un tentativo di instaurare una dittatura strisciante, fintamente umanitaria, pedagogica ma sottilmente isterica, intollerante, censoria verso la “trascurabile maggioranza dei popoli” che non appartiene alle minoranze protette e ai migranti clandestini”, gli fa eco Marcello Veneziani.. E aggiunge: “È il momento di reagire in modo deciso e composto, a partire dalla denuncia sistematica di ogni episodio”…..a partire – aggiungiamo noi, associandoci volentieri – dalle chicche, anzi, pardon, volevamo dire le checche, dell’informazione scomoda di cui parlavamo all’inizio!

Passaparola

Nasce il nuovo PDS

Nella stessa giornata in cui si consumavano le tribolazioni scissioniste del Partito Democratico all’Hotel Parco dei Principi, al Marriott Park Hotel dell’Eur di Roma, il polo antagonista di destra, approfittando dello stato confusionale  dell’avversario, incrudeliva fondando il nuovo PDS. All’assise del Marriott il

matrimonio politico tra…

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 Gianni Alemanno e Francesco Storace!

Quivi anche il messaggio del mai domito Cavaliere di Arcore, entusiasta del nascente Popolo Della Sovranità che di sicuro «saprà essere parte integrante di un centro-destra che si candida a governare il Paese»

Che dire? Nulla! Siamo finalmente al Post PD, meglio così!

Indovina chi invito a cena?

Indovina chi invito a cena?

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«Io faccio lo spettatore» dice Berlusconi. Talmente interessato da voler capire, di persona quanto sta accadendo nel Pd. Perciò la scorsa settimana ha accolto l’invito ad incontrare riservatamente Emiliano: appuntamento a cena in un’abitazione romana, quattro coperti a tavola padroni di casa compresi. Il Cavaliere desiderava sapere se il Pd si stava davvero avviando alla scissione, ed era parso sollevato dalle parole dell’interlocutore, che aveva garantito sulla tenuta del proprio partito: «E comunque io non me ne andrò mai», aveva detto lapidario Emiliano.

…..non è detto che Emiliano finisca per smentire se stesso, impegnato com’è nel cercare un compromesso.

…..in ogni caso, di quel colloquio a cena Berlusconi ricorda gli attestati di stima e simpatia del suo interlocutore, «già fatti in pubblico e in tempi non sospetti, presidente». «Lo so, non l’ho dimenticato», aveva risposto il Cavaliere ad Emiliano: «Altri invece mi hanno deluso profondamente».

Che sia Renzi (obtorto collo), che sia Emiliano (a cui accredita un futuro), che sia Gentiloni (a cui ha fatto pervenire gli auguri), Berlusconi in ogni caso è pronto a dialogare, «nell’interesse del Paese»……(ovviamente! ndr)

Omissione di servizio pubblico

Omissione di servizio pubblico

Ieri, al Tg1 delle 13.30, zero tituli e un servizietto al minuto 13 …..  provate a immaginare che sarebbe accaduto se, anziché quello dell’ex premier e segretario Pd, fosse indagato il padre di Di Maio, o della Raggi, ……….. se non avevate ancora le idee chiare sull’informazione all’italiana, ora le avete”. “Zero tituli” Marco Travagio – il Fatto Quotidiano – 18 febbraio 2017

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di Stefano Feltri, Tommaso Rodano – Il Fatto Quotidiano -19 febbraio 2017

Il silenzio di media e politica intorno all’indagine sulle presunte tangenti per il maxi-appalto Consip da 2,7 miliardi ha conseguenze molto concrete: Luigi Marroni, l’amministratore delegato scelto da Matteo Renzi, resta al suo posto e continua a gestire la più grande centrale acquisti della Pubblica amministrazione italiana, che muove 40 miliardi ogni anno e sta per assegnare proprio l’appalto al centro dell’inchiesta che vede indagato, tra gli altri, Tiziano Renzi: il Facility Management 4, valore complessivo di 2,7 miliardi suddivisi in 18 lotti. Per tre di questi (valore di 609 milioni di euro) l’impresa che ha presentato l’offerta migliore è proprio quella dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, il sospetto corruttore, secondo l’impianto accusatorio della Procura di Napoli che a inizio anno ha mandato il fascicolo a quella di Roma.

SONO PASSATI due mesi dal primo articolo di Marco Lillo sul Fatto Quotidiano che ha rivelato l’indagine sul comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette: secondo quanto ha detto l’ad Consip Marroni ai pm di Napoli, il generale avrebbe detto al presidente Consip Luigi Ferrara (lui e Marroni non sono indagati) di fare attenzione ai suoi rapporti con Romeo. Ferrara riferisce a Marroni che subito fa bonificare l’ufficio, vengono trovate le cimici messe dalla Procura di Napoli e l’inchiesta è compromessa. Marroni poi cita come fonti di informazioni sull’inchiesta anche il comandante dei carabinieri della Toscana Emanuele Saltalamacchia e il ministro Luca Lotti, ora indagati per rivelazione di segreto istruttorio. Cita anche Filippo Vannoni, manager renziano a capo della società Publiacqua, che ai magistrati dice che pure Matteo Renzi era informato dell’indagine.

Tutti negano, qualcuno sicuramente sta mentendo. In due mesi da quelle prime informazioni si è saputo molto, un appunto raccolto dalla spazzatura dagli investigatori, combinato con le intercettazioni ambientali, ha portato i pm di Napoli Henry John Woodcock, Celeste Cattano ed Enrica Parascandolo a concludere che il “T.” a cui Romeo voleva far avere 30 mila euro al mese tramite un imprenditore amico della famiglia Renzi, Carlo Russo, fosse proprio Tiziano Renzi: i soldi non sono poi arrivati al padre dell’ex premier che è comunque indagato per traffico di influenze illecite. L’unica conseguenza concreta di tutte queste rivelazioni, però, è stata finora lo spostamento di Marco Gasparri, il dirigente Consip accusato di corruzione negli appalti per Romeo: da Direttore Sourcing Servizi e Utility è stato spostato a direttore responsabile progetti speciali. Tutto qui. Per il resto, si procede con la normale amministrazione: l’azionista della Consip, il ministero del Tesoro guidato da Pier Carlo Padoan, non ha emesso un fiato. Nessuna richiesta di chiarimenti a Marroni e al presidente Ferrara, nessuna osservazione sulla loro gestione della vicenda, neanche un pensiero di mettere in discussione la loro poltrona: nominati nel 2015, hanno ancora davanti un anno pieno di mandato.

L’INCHIESTA ha lasciato indifferente anche la struttura di Consip: in teoria c’è un dettagliato apparato anti-corruzione e un severo codice etico ma non hanno prodotto alcuna conseguenza. Il nuovo piano triennale anti-corruzione è stato appena approvato, il 26 gennaio 2017 dal consiglio di amministrazione che è composto da tre persone soltanto: una dirigente del ministero dell’Economia, Marialaura Ferrigno, e poi dall’ad Marroni e dal presidente. Il nuovo codice specifica di voler prevenire la corruzione nel senso più ampio possibile: “Non solo l’intera gamma dei delitti contro la Pubblica amministrazione, ma anche le situazioni in cui – a prescindere dalla rilevanza penale –venga in evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione/società a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite, ovvero l’inquinamento dell’azione amministrativa ab externo, sia che tale azione abbia successo sia nel caso in cui rimanga a livello di tentativo”.

Tra i reati considerati critici vengono indicati il traffico di influenze illecito – per il quale è indagato Tiziano Renzi – e la corruzione tra privati. Ma chi deve decidere se la società sta rispettando il proprio codice anti-corruzione? C’è una responsabile anti-corruzione e trasparenza, Livia Panozzo, ma l’ultima parola spetta al Cda. Cioè a Marroni e Ferrara. Non arriverà quindi dall’interno della Consip un freno o una sospensione della gara che – a oggi – sembra destinata a consegnare quei 609 milioni al gruppo Romeo che – secondo le tesi dei pm – utilizza anche metodi non legittimi per trattare con soggetti pubblici.

TRA I CONCORRENTI della Romeo Gestioni, da Manutencoop a Cofely a Consorzio Leonardo, c’è un delicato equilibrio: i lotti sono consistenti, tutti hanno ottenuto qualcosa e nessuno ha voglia di riportare l’orologio indietro di tre anni, quando nel 2014 è iniziata la procedura per aggiudicarsi l’appalto più grande d’Europa. Nella sua relazione annuale, l’Anac (Autorità anti-corruzione) aveva denunciato che fare gare con lotti sempre più grandi rischiava di creare gli incentivi per comportamenti illeciti: in cinque anni l’aumento del valore medio di un lotto per tipologia di contratto è stato dell’85 per cento, per i servizi del 50,5 per cento. Ma l’avvertimento è caduto nel vuoto. Giovedì Tiziano Renzi sarà sentito dai pm di Roma. E chissà che le sue parole non smuovano qualcosa.

Sui tg Rai c’è spazio solo per la difesa del padre di Renzi. I tre telegiornali principali non raccontano le accuse, Rai1 si limita alle professioni di innocenza dell’indagato.

Sia detto una volta e non si ripeta più. Il padre di Matteo Renzi è indagato di nuovo. Tiziano Renzi è accusato dalla Procura di Roma di traffico di influenze illecite. L’ipotesi è che abbia assunto il ruolo di “facilitatore” (con l’amico Carlo Russo) nei confronti dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, che tentava di aggiudicarsi la gara Consip Fm 4. Parliamo di un appalto pubblico dal valore totale di 2 miliardi e 700 milioni. Questa, in estrema sintesi, la notizia.

Difficile negare che sia di interesse pubblico. Ma nei Tg della Rai il fatto viene raccontato, diciamo, con una certa leggerezza.

L’indagine su Tiziano Renzi compare in agenzia alle ore 19.53 del 16 febbraio. Sette minuti prima dell’inizio del Tg1 serale. Non c’è il tempo per realizzare un servizio: la conduttrice legge la velina dell’Ansa, pochi secondi, al quindicesimo minuto. Nemmeno il Tg2 riesce a fare di meglio, nonostante inizi mezz’ora più tardi. L’informazione è rimandata al giorno successivo.

VENERDÌ MATTINA il telegiornale di Mario Orfeo prende coraggio e infila la notizia su Tiziano Renzi addirittura tra i titoli del Tg1 delle 8. Sorpresa. A voler essere pignoli, il testo pare macchiato da un certo entusiasmo per la difesa: riporta per esteso la replica di Renzi senior (“Ammetto la mia ignoranza ma non conoscevo l’esistenza di questo reato, che comunque bla bla bla”) e cita anche il suo avvocato (per cui l’indagine è un “atto incomprensibile”). Per il resto, non si capisce bene di cosa si tratti. Sarà per questo che nelle edizioni successive la notizia scompare dai titoli di apertura. Sia alle 13.30 che alle 20. Ecco i lanci del Tg se- rale: il rischio scissione nel Pd, il caos capitolino dei 5 Stelle, il provvedimento con- tro i furbetti del quartierino, il secondo giorno di sciopero dei taxi, le ultime polemiche su Donald Trump, il processo d’appello sulla discarica di Bussi, il nuovo show di An- tonella Clerici. La notizia su Tiziano Renzi è l’undicesima in scaletta, infilata al minuto 22, nella parte finale del Tg. Il trattamento del Tg2 è molto simile a quello della rete “ammiraglia”. La prima edizione è alle 13. La notizia su Tiziano Renzi non è tra i titoli di apertura (che sono molto simili a quelli del Tg1, tranne Bussi e la Clerici). Il servizio arriva in sordina al minuto 17, su 31 totali. Comunque ben distante dalle notizie di politica che riguardano il figlio Matteo, all’inizio del notiziario.

Stessa storia nel Tg2 delle 20.30. Nessun titolo e notizia al minuto 13 (su 32): il servizio fila via liscio in 70 secondi e si chiude così: “Tiziano Renzi ha dichiarato di aver avuto una condotta assolutamente trasparente e di rispettare il lavoro dei magistrati”. Infine il Tg3 che fu di Bianca Berlinguer e ora diretto da Luca Mazzà. L’edizione di mezzogiorno sorprende: l’indagine su Renzi senior è addirittura il secondo dei titoli di apertura ed è in una parte nobile della scaletta, in mezzo ai servizi politici. Poi più nulla. Nel telegiornale delle 19 la notizia scompare, letteralmente. Fuori dai titoli e dalla scaletta. Il Tg3 parte con i furbetti del cartellino e poi mette in fila altri 14 servizi: il Pd, il pastone degli altri partiti ecc.

NON C’È SPAZIO per l’inchiesta Consip. Con un’eccezione: nella chiusura del servizio sul Movimento 5 Stelle si cita Luigi Di Maio, che “affonda contro il Pd e la vicenda che interessa il padre di Matteo Renzi”. Quale vicenda? Mistero.

Lettera aperta a Virginia Raggi

Cara Virginia,

scrivo nella duplice veste di comune cittadino e di presidente di un comitato di quartiere, da sempre fermamente convinto dell’opportunità e dell’importanza di interazione costruttiva fra società civile e istituzioni.

Consentimi, come padre di una figlia tua coetanea, il “tu”.

Lo spunto viene, ovviamente, dalle vicende di malcostume mediatico che hanno visto la tua persona oggetto di malversazioni giornalistiche tanto volgari quanto gratuite, da troppe settimane. Per giunta mostruosamente amplificate rispetto alla gravità dei fatti, diversamente da quelle gravissime che riguardano altre figure politiche che hanno avuto incarichi di grande rilievo nel nostro Paese. Ogni riferimento al padre del nostro ex premier è assolutamente voluto.

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Nel risentirmi per questo – confortato dalla manifestazione di affetto e sostegno delle ultime ore, in Campidoglio, nei tuoi confronti – sono assolutamente certo di essere in numerosissima compagnia! E – altra dovuta precisazione – sono pure convinto che il disappunto prescinda da collocazioni di pensiero di parte, secondo le categorie politiche tradizionali della destra e della sinistra, del di sopra e del di sotto!

Se come genitore sono scandalizzato per l’offesa a una persona giovane come te, alle prese con un fronte di immane difficoltà, come cittadino – al quale, per quel poco che è dato di vedere del tuo operato, appare chiara la figura di persona quanto meno in buona fede e di buona volontà (la competenza la giudicheremo sulla base del tempo e degli eventi) – sono semplicemente inorridito, per tanta scorrettezza fraudolenta e mascalzona!

Voglio però vederci, sperando concordi in questo con me, un aspetto positivo. Anzi, molto positivo. Quello che accade è il segno chiaro che, malgrado ti aspetti un futuro che è tutto da costruire, tu, veramente, hai già vinto la prima partita: hanno paura! Le cariatidi ancorate ad un sistema incancrenito intorno a logiche di bottega e, purtroppo spesso, come ci è stato dato tante volte di vedere, di malaffare, sono terrorizzate da persone, come te, che prefigurano una concreta ipotesi di cambiamento.

Questo ci tenevo a dirti e non mi dilungo oltre se non per augurarmi di averti un giorno ospite nelle iniziative che col terzo municipio speriamo di portare avanti nei prossimi mesi.

Nel presentarti con un breve video la realtà del nostro comitato, impegnato, tra altre iniziative, in un ambizioso progetto di rilancio di un parco pubblico, battezzato dai bambini di una scuola elementare col nome L’isola che c’è, in quanto di proprietà e per questo realizzato in prossimità di un’isola ecologica dell’AMA, ti saluto con stima, simpatia e, se mi consenti, paterno affetto.

Adriano Colafrancesco

 

La dottoressa Tibi e il dottor Tigi

tibi-tigi

 

 

 

 

Costretta ormai a ricorrere alle teche storiche per proporre al pubblico almeno il lontano ricordo di quando, pur nel limite del bianco e nero, aveva il decoro e la consapevolezza del proprio ruolo di servizio alla comunità – dopo l’indecoroso approdo al festival di Sanremo ridotto a scimmia (nel senso letterale e non metaforico) della gloriosa manifestazione canora rivierasca – eccola di nuovo superarsi in povertà creativa, intenta a speculare sulla gloria che fu, con una rappresentazione, peraltro non poco svilita, dello storico appuntamento televisivo del sabato sera: il mitico Studio Uno di Falqui e Sacerdote.

Parliamo ovviamente della Rai, dello stato comatoso in cui versa, ormai fotocopia sbiadita della concorrenza privata, dalla quale i suoi nuovi mentori suggono linfa per plasmare modelli ed esempi che mortificano pesantemente la sua miglior tradizione.

Su tutti e per tutti la dottoressa Tibi, evoluzione darwiniana all’incontrario della televisione, che ha diritto di voto all’isola dei famosi, verosimilmente presto in Rai (da cui, d’altronde, l’isola era partita per non esser da meno del Grande Fratello) a far coppia con il dottor Tigi, scimmia dell’informazione già ingaggiata da un pezzo, ridotta a cane da guardia degli utenti, impunemente portato a guinzaglio dalla politica, per tutelare i propri interessi.

Standing ovation usate e abusate nei titoli e durante i programmi. Pubblici telecomandati in studio e pubblici col telecomando a casa, tutti calamitati dal nulla e rimbalzati da un’idiozia all’altra, senza alcuna speranza di incrociare, non dico lo spettacolo, ma anche solo il semplice buon senso

E giù a riproporre la mummia di Arcore come uomo di stato e il bullo di Rignano come antidoto al  populismo, in uno scenario sempre più promiscuo di talent della canzone (spesso assai improbabile), alternati a quelli della gastronomia – altra tradizione gloriosa sacrificata dal gran gourmet Farinetti sull’ara della dea Vodafone – fino all’apice dell’orgasmo mediatico del telespettatore rapito nell’estasi di …..ballando sotto le stelle.

No, non è la BBC, intonava ironico un maestro del piccolo schermo, incredibilmente assente nel management di vertice di una televisione per cui e a cui ha regalato, per anni, motivi veri di gloria.

E infatti è proprio così: non è la BBC! E’ semmai la MDC, la Maria Di Costanzo tivvì! Questo singolare oggetto del mistero che – ben rappresentato dalla satira di talento di un’artista incredibilmente tenuta a distanza dal piccolo schermo – riassume in unica fonte tutti i requisiti necessari per l’antitesi della televisione: cacofonia, monotonia e vuoto di contenuto ben miscelati nelle derive più inquietanti dell’individualismo – il mito del successo per il successo – e della grassa ignoranza che rappresenta tristemente molta gioventù di oggi.

Patologie che ben si inquadrano nella decadenza della nostra civiltà: disoccupazione di massa, declino demografico, globalizzazione selvaggia, scomparsa del valore religioso autentico, declino della famiglia, debito pubblico, lobbismo e una cultura basata sul “panem et circenses”, solo in apparenza meno bruta di quella borbonica, fondata sulle tre effe di Festa, Farina e Forca.

Patologie alla cui genesi – mai interpretata e tanto meno rappresentata, come sarebbe dovuto, dal servizio pubblico, per definizione deputato all’informazione e alla formazione dei cittadini – non è estranea la stessa Rai.

D’altronde, l’abbiamo già detto: …non è la BBC. Questa è la Rai,…. la Rai TIBI’!